No Ius soli anche per italiani emigrati. Nissoli lascia maggioranza per Fi

La legge sulla cittadinanza italiana da concedere ai figli degli immigrati - lo "ius soli temperato" (nati da genitori con carta di soggiorno illimitata) o "ius culturae" (minorenni che hanno finito un primo ciclo scolastico) - è stata approvata alla Camera due anni fa ed è ora in discussione al Senato. Un principio giusto, realtà in altri paesi europei come Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia, ma che cade in un momento delicato per via del terrorismo islamico che colpisce l'Europa soprattutto per mano di musulmani che erano cittadini belgi, francesi o britannici. Uno era anche italiano, come nel caso dell'italo-marocchino Youssef Zaghba, morto a Londra per uno degli ultimi attentati nella Capitale del Regno Unito. Zaghba era italiano perché la madre è italiana e, quindi, cittadino del nostro Paese in base all'attuale legge. Gli altri terroristi erano cittadini europei, figli di cittadini europei emigrati principalmente dai paesi del Nord Africa di lingua francese perché ex colonie. L'ex presidente della Francia Francoise Hollande tentò l'anno scorso di revocare la cittadinanza francese a chi si macchiava di terrorismo, ma si ritrovò in minoranza all'interno della sua maggioranza: quell'idea provocò persino le dimissioni di un suo ministro Christiane Taubira

La legge in discussione al Senato - fortemente voluta all'epoca dall'ex ministra pd per l'Integrazione Cecile Kyenge (nella foto a destra con la Nissoli) - ci si augura possa essere migliorata ma certamente contiene una grave lacuna: quella di non prevedere, così come uscita dalla Camera, il ripristino della cittadinanza italiana a chi, invece, italiano lo è stato di passaporto e lo è di sangue fino a quando campa: gli oriundi italiani emigrati e i loro discendenti che, costretti a optare per la cittadinanza del paese di emigrazione, si trovano oggi a essere stranieri nella loro prima patria, l'Italia. Esistono sì disegni di legge a parte ma questo messaggio forte andava dato ora a una categoria di italiani che si è dimostrata legata alle proprie origini più di tanti connazionali che vivono nello Stivale. Peraltro i cittadini italiani residenti all'estero, quelli che votano, finora hanno sempre sostenuto il centro-sinistra tantevvero che una certa destra vorrebbe abolirlo il voto oltreconfine. I parlamentari eletti all'estero sono stati finora deboli su questa battaglia per ridare l'italianità completa a persone che oggi sono anziane, in difficoltà economiche e quindi impossibilitate a venire e stare almeno un anno in Italia come prevede l'attuale legge. Una che, invece, sullo Ius soli "temperato" pure verso gli oriundi (quelli che in Italia ci sono nati e sono dovuti andare via per sopravvivere) ha fatto una grande battaglia, è stata la deputata italo-americana Fucsia Fitzgerald Nissoli, che eletta con Scelta Civica di Mario Monti (allora in maggioranza), è poi passata al Maie (in opposizione) per poi tornare in maggioranza a Scelta Civica e poi ancora Centro Democratico. Appena capito che la legge al Senato non sarebbe stata modificata per gli emigrati, La Nissoli (nella foto d'apertura col premier Paolo Gentiloni) ha preso armi e bagagli e se n'è tornata all'opposizione, questa volta a Forza Italia, forse anche in vista di un sicuro posto per le imminenti elezioni politiche.

“L'attenzione del Governo verso gli italiani residenti all'estero va sempre più scemando e ne è prova l'oblio completo delle loro attese nella legge sulla cittadinanza - fa sapere la Nissoli - Gli italiani all'estero sono relegati all'ultimo posto nella programmazione delle attività del Governo, nei provvedimenti da prendere, spesso proprio dimenticati! Con conseguente confusione sulle normative da applicare. Il problema è se gli italiani all'estero facciano realmente parte del nostro 'Sistema-Paese' oppure se su di essi la politica offra solo dichiarazioni di circostanza. Se essi realmente facessero parte del nostro 'Sistema-Paese' dovrebbero entrare effettivamente in tutte le politiche del Governo e non essere relegati a riserva indiana, essere ghettizzati, tanto che le politiche in materia appaiono qualcosa di diverso, che non fa parte dell'interesse nazionale. E' ora di cambiare pagina, di dare una svolta a questo modo di trattare l'emigrazione. In questi anni ho lottato duramente per far capire al Governo l'importanza, in termini di rete, della nostra comunità nel mondo, ma non ci sono parole adatte per chi non vuole ascoltare! Dunque, ho cercato solidarietà in altri ambienti politici fuori dalla maggioranza di Governo e in questa ricerca ho trovato la piena apertura del Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi (quello, appunto, che il voto all'estero lo abolirebbe e che diede del "c...ne" a Mirko Tremaglia, ndr)". 
La Nissoli, invece, "percepisce" che 
Forza Italia alla Camera ("il capogruppo Renato Brunetta"), "la loro piena sensibilità sul tema".

I casi di italiani che sono impossibilitati a tornare in Italia per la cittadinanza sono tantissimi: noi ci occupammo di un caso che ci fu segnalato, quello di Pietro e sua figlia Rosina Lucente in Venezuela (nella foto qui sopra a sinistra). Sullo "ius soli" in discussione i parlamentari del Pd eletti all'estero hanno inviato una nota congiunta a difesa dell'impianto della legge con un cenno agli italiani oriundi residenti all'estero: "Esprimiamo ai nostri colleghi, investiti dentro e fuori dal Parlamento da una contestazione di inaudita rozzezza e violenza, la nostra piena solidarietà non solo sul piano politico, ma anche su quello civile ed etico- scrivono Gianni FarinaMarco FediLaura GaraviniFrancesca La MarcaFabio Porta e Alessio Tacconi (nella foto col capogruppo Ettore Rosato, terzo da sinistra) - Si tratta dell’applicazione di un principio di 'jus soli' moderato, combinato con un innovativo principio di 'jus culturae', in linea o addirittura in versione più circoscritta con le normative di tutti i Paesi più civili del mondo". E ancora: "Sono poco meno di un milione i ragazzi che nelle scuole crescono e si formano insieme ai nostri figli e ai nostri nipoti, parlano la loro lingua, hanno i loro stessi interessi e le loro speranze. Tenerli fuori dal nostro sistema di relazioni pubbliche e farli sentire diversi significa farli sentire separati e far loro covare il rancore del rifiuto: sarebbe non solo un atto ingiusto ma anche irragionevole e cieco, alla lunga controproducente, soprattutto in questi tempi in cui una vera integrazione è diventato il miglior viatico di quella sicurezza che consideriamo ormai una delle priorità della nostra vita sociale".

Riguardo agli oriundi, i democratici eletti all'estero spiegano la posizione distinta fra i due tipi di cittadinanza: "Già alla Camera, quando fu avviata la discussione su questo tema, si pose la questione del recupero della cittadinanza italiana per gli italiani all’estero nati in Italia e per le donne e loro discendenti che l’hanno perduta per matrimonio con stranieri. In quella occasione, abbiamo accettato tutti, anche quelli che oggi fanno finta di esserne dimenticati, l’impostazione della doppia corsia per i due tipi di cittadinanza. Tenerle insieme – ci fu detto – significherebbe rischiare di non arrivare a nessuna conclusione, né per l’una né per l’altra. Alla luce di questa scelta, al Senato si è avviato un proficuo lavoro sulla cittadinanza per gli italiani all’estero, che chiediamo faccia al più presto passi conclusivi. Chiedere di rimescolare le carte nel vivo di uno scontro così duro e drammatico e aggiungendo un ulteriore motivo di confusione alla possibilità di raggiungere un risultato di straordinario valore, significa giocare cinicamente con la demagogia e ingannare le persone in buona fede, sapendo di ingannarle. Non è stato mai questo il nostro stile e non lo diventerà ora. Siamo stati i primi a depositare le nostre leggi per la cittadinanza degli italiani all’estero e i primi a chiedere che sia fatta giustizia nei loro confronti su questo delicatissimo tema. Continueremo con maggiore energia in questo impegno, nella convinzione che non c’è nulla che nei confronti degli elettori possa farci deflettere dal nostro patto di lealtà e di chiarezza".

 

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