"Libero" propone abolizione voto all'estero, dove ha vinto sempre la sinistra

Brucia ancora la sconfitta del centro-destra alle elezioni politiche del 2006, quelle in cui per la prima volta votarono gli italiani residenti all'estero. Il premier uscente Silvio Berlusconi, come sempre accade a chi governa, era in netto calo di popolarità e per questo fece congegnare al suo ministro leghista per le Riforme, Roberto Calderoli, una nuova legge elettorale, il famoso "Porcellum", che introdusse l'assurdo premio di maggioranza su base regionale al solo Senato. Berlusconi, alla fine della sua seconda esperienza come primo ministro (delle tre totali), aveva capito che con la precedente legge (il "Mattarellum" di Sergio Mattarella) quando vinceva le elezioni lo faceva con maggioranze ampie; invece, quando le perdeva, era di misura. All'epoca le grandi regioni come la Lombardia, la Sicilia, il Veneto ma anche Puglia, Lazio e Campania, erano ad appannaggio delle destre; quindi, il premio maggioranza regionale al Senato scattava in maniera ampia per Berlusconi anche in caso di sconfitta, in modo da rendere ingovernabile il Paese al centro-sinistra, Ne sanno qualcosa Romano Prodi (che cadde la prima volta e basò il suo secondo governo grazie ai senatori a vita) sia gli attuali leader del Pd che si sono avvicendati in questa legislatura: Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Al governo, è bene ricordarlo, c'è un governo il Pd con Area Popolare che altro non è un gruppo di fuoriusciti dal centro-destra, senza considerare che Renzi ha governato al Senato grazie ai voti del gruppo di ex forzisti guidato da Denis Verdini.

Ma la sconfitta bruciante del 2006 è legata soprattutto al primo voto degli italiani all'estero, fortemente voluto dall'ex ministro di An Mirko Tremaglia (nella foto a fianco è a sinistra con Berlusconi). Il centro-sinistra vinse di un soffio proprio grazie al voto all'estero. La destra pensava che all'estero erano nostalgici e conservatori e, quindi, pendenti più dalla loro parte che a sinistra e invece è sempre stato il contrario. Tanto che Berlusconi andò su tutte le furie e diede (non pubblicamente) alla buonanima di Tremaglia del "co...ne". Che dire poi delle ultime politiche, dove dei 18 parlamentari, l'ex Pdl ha preso il solo deputato Guglielmo Picchi, poi passato alla Lega Nord. Anche l'unico deputato eletto all'estero dal Movimento 5 Stelle, Alessio Tacconi, ha "tradito" gli elettori grillini passando al Pd. Se non fosse per il Maie (Movimento associativo italiani all'estero, forte in Sudamerica, nell'ultima foto sotto con Papa Francesco, il senatore Claudio Zin e il deputato Riccardo Merlo, tutti e tre italo-argentini), l'opposizione targata Aire sarebbe poca cosa. Come se non bastasse gli italiani all'estero hanno fatto stravincere oltreconfine Renzi all'ultimo referendum costituzionale

Ce n'è quanto basta - in questi giorni di discussione sulla riforma delle legge elettorale, che Pd, Fi e M5S vogliono basata sul modello tedesco (proporzionale con sbarramento al 5%) - perché la destra pensi che tedesco sì ma che sia l'unica cosa "estera" di questa riforma: via il voto agli italiani oltreconfine, troppo di sinistra. Come spesso accade anche in tv, per evitare pericolose impopolari uscite-boomerang, le proposte si fanno tramite i giornalisti "amici". In questo caso a proporre l'eliminazione del voto all'estero è stato il quotidiano "Libero": i parlamentari - scrive il giornale diretto da Vittorio Feltri, sono inoltre poco produttivi. E via a fare i nomi di questo o quella deputata, cosa ha fatto o quante assenze e presenze. Qualche parlamentare è pure accusato di essere un "finto" residente all'estero, in realtà italianissimo anche in quanto a vita nello Stivale.

In questa terza legislatura i parlamentari "stranieri" hanno (a nostro giudizio) lavorato bene rispetto al passato in cui, effettivamente molti facevano le belle statuine, soprattutto quelli che parlavano anche poco e male l'italiano. Difettano ancora un po' nella comunicazione, non riescono a fare sapere all'opinione pubblica cosa fanno un po' perché i media li boicottano e un po' perché i loro addetti stampa non hanno il dono della sintesi (per usare un eufemismo). Fondamentale per destare l'interesse delle redazioni, che pochi addetti stampa conoscono per non esserci mai stati.

La reazione della pattuglia di parlamentari del Pd non s'è fatta attendere, anche perché l'attacco di "Libero" può trasformarsi in un assist per la partita delle prossime elezioni all'estero, che certamente rimarranno perché il Pd non le potrà abolire di certo visti i successi e soprattutto perché blindate dalla Costituzione. In una lunga (ahinoi) nota stampa i deputati dem replicano al giornale di Feltri che sintetizziamo: "Con la puntualità della frutta di stagione, arriva un nuovo attacco al voto degli italiani all’estero... In altre parole, ai diritti di cittadinanza di cinque milioni di persone - scrivono Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta e il già citato Tacconi (nella foto d'apertura, col loro capogruppo Domenico Rosatoterzo da sinistra) - 'Libero' riserva all’argomento la copertina e due intere pagine... elegantemente intitolati 'Poco onorevoli. Togliamoci il peso degli eletti all’estero' e 'Costano e nessuno li fila: chi sono gli inutili 18'".

Il giornalista Gianluigi Paragone (nella foto sopra è a destra a fianco a Feltri), uno dei due autori del servizio, è accusato di aver scritto l'infelice opinione che "Le esigenze degli italiani all’estero sono secondarie rispetto ai problemi del Paese", dimenticando che l'Italia è quella che è anche grazie alle rimesse degli emigrati e alle pensioni estere miliardarie (in euro) accreditate a chi è rientrato. I dem all'estero parlano di "solito refrain di un giornalismo culturalmente e politicamente connotato che non perde occasione per respingere un mondo che non conosce e di cui non si fida. Nessuna sostanziale novità, dunque, se non l’abissale, spaventosa ignoranza dei termini reali della questione. I cittadini italiani all’estero sono cittadini come tutti gli altri e nessuno gli può togliere il diritto di voto, che è il primo dei diritti di cittadinanza. La circoscrizione Estero, inoltre, è stata messa in Costituzione per 'dare effettività' a questo inalienabile diritto e nessuna legge elettorale (ordinaria) la può toccare. In Costituzione è indicato anche il numero dei parlamentari (12 alla Camera e 6 al Senato) per cui la stessa abolizione della legge sul voto degli italiani all’estero non cancellerebbe la rappresentanza, semmai ne potrebbe modificare le sole modalità di elezione. 

"Quanto alla presenza e all'incidenza degli eletti all'estero - proseguono - i dati ai quali il giornale fa riferimento dimostrano precisamente il contrario. I parlamentari eletti all’estero (nelle ultime due foto le deputate Fucsia Nissoli e Renata Bueno, ndr), gli unici – si ricordi – scelti direttamente dagli elettori col voto di preferenza, nonostante l’ampiezza e la distanza dei loro collegi elettorali, sono stati più presenti e attivi della maggior parte degli eletti in Italia. La cosa che più colpisce, tuttavia, non sono le castronerie giuridiche e lo stravolgimento dei più elementari principi di democrazia, ma l’affermazione del valore residuale degli italiani all’estero rispetto ai problemi del Paese. Se l’economia italiana è restata a galla in questi anni di crisi lo si deve soprattutto alla proiezione del 'made-in-Italy' nel mercato globale e la rete di sostegno assicurata dai cittadini all’estero e dagli italodiscendenti è stata determinante per questa capillare presenza... In gioco - proseguono - dunque, non è il ruolo degli italiani all’estero ma la visione che si ha del presente e del futuro dell’Italia nel mondo. E da questo punto di vista, le posizioni delle forze politiche e culturali che si riconoscono in 'Libero' sono semplicemente desolanti.

"E preoccupanti non per noi, ma per il futuro del Paese. Veramente preoccupanti. Un altro giornale, per la verità più autorevole, parlando delle trattative sulla legge elettorale, ha accennato ad una possibilità di accordo tra Forza Italia e il Pd sulla sostituzione del voto per corrispondenza con quello nei seggi.. Abbiamo più volte detto che il voto nei seggi sarebbe una soluzione peggiore del male, un primo passo per il superamento del voto in loco... Un motivo in più perché gli italiani all’estero, nel momento in cui si dovranno pronunciare con il voto, assieme agli altri cittadini, sulle prospettive del Paese, possano riconoscere quali sono le forze di cui ci può realmente fidare per mettere in sicurezza il futuro dell’Italia nel mondo".

 

 

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