Fedi: In pensione anticipata con "Opzione Donna" anche chi è emigrata

"Opzione donna" - la norma che consente alle lavoratrici di poter andare in pensione prima, se al 31 dicembre 2015 avevano maturato 35 anni di contributi previdenziali e 57 anni di età anagrafica (58 per le autonome) - vale anche per le donne che sono emigrate all'estero. Lo fa sapere il deputato del Pd italo-australiano Marco Fedi: "Non sappiamo quante siano le donne italiane residenti all’estero potenzialmente interessate al pensionamento anticipato stabilito dalla norma, ma fossero anche solo 100 riteniamo utile e opportuno illustrare le ultime novità - spiega in una nota - Innanzitutto giova ricordare che attualmente le donne possono ottenere la pensione di vecchiaia italiana se fanno valere almeno 20 anni di contribuzione (anche col meccanismo della totalizzazione dei contributi accreditati in un paese col quale l’Italia ha stipulato un accordo di sicurezza sociale) e un’età anagrafica di 65 anni e sette mesi le lavoratrici dipendenti del settore privato e 66 anni e un mese le autonome. Possono inoltre ottenere la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall'età anagrafica e anche con la totalizzazione. Tuttavia le donne possono anticipare di molto il diritto a pensione quando soddisfano i requisiti stabiliti dalla norma 'Opzione donna'. Sebbene né l’Inps né i ministeri competenti hanno informato adeguatamente le nostre connazionali, il sistema di pensionamento anticipato 'Opzione donna' - rivela Fedi - si deve applicare anche alle donne residenti all’estero che facciano valere contributi in Italia. È bene subito sgombrare il campo da facili illusioni: questo pensionamento anticipato ha paletti molto rigidi e spesso non conviene, ma per alcune tipologie di emigrate può essere accessibile e conveniente".

Le donne residenti all’estero che hanno i requisiti potranno chiedere, come le donne in Italia, "il pensionamento anticipato a condizione però di optare per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo contributivo - prosegue il deputato dem (nella foto a destra) eletto all'estero, che in Australia ha lavorato anche al patronato Inca-Cgil - maggiormente penalizzanti in termini di importo ma con la tutela per le residenti all’estero dell’importo minimale introdotto dalle legge 335/95 che prevede un minimo di circa 13 euro mensili per ogni anno di contribuzione fatto valere in Italia. Consigliamo tuttavia alle nostre emigrate che possono essere interessate all’Opzione Donna di rivolgersi al patronato di riferimento visto che verifica diritto e procedure della domanda sono complicate dal fatto che ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico in questione, restano fermi la disciplina relativa agli incrementi della speranza di vita, nonché il regime delle decorrenze e il sistema di calcolo contributivo per la misura del trattamento medesimo. Anche se vale infine la pena sottolineare che l'applicazione del sistema contributivo è limitata alle sole regole di calcolo; pertanto a tali pensioni si applicano le disposizioni sul trattamento minimo e non è richiesto il requisito dell'importo minimo previsto per coloro che accedono al trattamento pensionistico in base alla disciplina del sistema contributivo".

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