Mattarella in visita in Argentina, il Paese più italiano nel mondo

"La cultura unisce, non ha confini ed è uno strumento della pace e della collaborazione internazionale. Argentina e Italia sono legati da vincoli storici inseparabili tra loro e trovano nella scuola, nella cultura il capo più alto della loro collaborazione, della loro amicizia". Sono le parole che il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, in visita in Argentina accompagnato da 50 imprenditori e il ministro degli Esteri Angelino Alfano, ha detto agli studenti di una scuola italiana a Buenos Aires. "Siamo due Paesi non soltanto amici ma legati da vincoli d'identità umana, che sono alla base della nostra collaborazione. Siete gli interpreti di questa comunanza di cultura e di concezione che c'è tra Argentina e Italia". Mattarella è in missione nel paese più italiano del mondo, dove quasi metà della sua popolazione (47% di 43.4 milioni) ha origini italiane. Persino l'attuale presidente dell'Argentina, Mauricio Macri (nella foto d'apertura è a destra col suo omologo italiano), è di origini italiane e ha la doppia cittadinanza. Macri, è stato eletto capo di Stato in un'elezione presidenziale in cui tutti e tre i competitor sono di origini italiane. L'Argentina esprime l'attuale Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, anche lui figlio di emigrati nel Paese sudamericano. E Mattarella ha avuto parole di elogio per il Papa, che da vescovo di Buenos Aires è diventato vescovo di Roma: "Sono entusiasta di Francesco", ha detto, perché rappresenta "un altro elemento che unisce italiani e argentini", in risposta a una domanda di uno studente.

"Immaginare una distinzione netta, una diversità tra argentini e italiani - ha aggiunto Mattarella - è molto difficile, è impensabile. Tanti argentini hanno origini italiane, la storia di Argentina e Italia è intrecciata, caratterizzata da una vicinanza che è unica al mondo. Siamo due paesi non soltanto amici ma legati da vincoli d'identità umana, che sono alla base della nostra collaborazione. Siete gli interpreti di questa comunanza di cultura e di concezione che c'è tra Argentina e Italia". Due paesi che nei prossimi 12 mesi "svolgeranno in parallelo un ruolo importante" a livello internazionale essendo l'una presidente di turno del G7 quest'anno e l'altra presidente del G20 nel 2018, ha ricordato il capo del Quirinale, al termine dell'incontro con Macrì. Incontro in cui s'è parlato dell'importanza dell'accordo Ue-Mercosur, il mercato comune dell'America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela (anche se quest'ultimo è sospeso per la crisi democratica ed economica in corso). "Abbiamo parlato dell'importanza della prospettiva di collaborazione tra Mercosur e Ue che proprio qui a Buenos Aires ha impostato in maniera positiva e quasi risolutiva il riprendere dei colloqui - ha detto Mattarella alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale - Si tratterebbe di un mercato di quasi 700 milioni di persone. E' una prospettiva importante per noi e per gli equilibri della comunità internazionale".

Il liberale Macri - nell'ascoltare Mattarella senza interprete - ha sottolineato il fatto che un presidente della Repubblica italiana è tornato in Argentina dopo 16 anni, come se l'assenza fosse dovuta soprattutto ai 13 anni di presidenza peronista di Nelson Kirchner prima e sua moglie Cristina Fernandez poi, con la quale ha notoriamente pessimi rapporti. La Kirchner fu invece ricevuta a Roma da Mattarella due anni fa (nella foto a sinistra). 

Dopo il colloquio, i due presidenti hanno assistito alla firma di accordi tra i due paesi e successivamente hanno pranzato al Museo del Bicentenario.

La visita di Mattarella è cominciata simbolicamente con l'incontro con le Madri di Plaza de Mayo, le donne, ormai tutte anziane, che hanno perso i figli "desaparecidos" durante la dittatura militare in Argentina. Con loro il presidente italiano ha buttato fiori bianchi nel fiume Rio de la Plata (foto sopra a destra), dove solitamente si gettavano gli oppositori al regime. Un omaggio alle famiglie delle migliaia e migliaia di vittime della brutalità del regime al potere dal 1976 al 1983. Un forte gesto simbolico che, passando anche nella successiva tappa in Uruguay, compirà una sorta di viaggio indietro nel tempo nel mondo dell'emigrazione italiana in Sudamerica. Anche nel piccolo Paese sudamericano, gli italiani d'origine sono tanti, circa 1,5 milioni di italo-uruguaiani, pari al 44% della popolazione.

"Dovete avere fiducia perché la forza della verità non si ferma mai", ha detto alle Madri, tutte sempre col simbolico fazzoletto bianco in testa. La donne hanno chiesto a Mattarella di fare pressione su Macri perché il governo blocchi la decisione della Corte suprema che rischia di anticipare la fine della detenzione degli aguzzini dei loro figli. Il rapporto fra Macri e le Madri non è mai stato buono. Le Madri hanno perso la speranza anche di ritrovare i cadaveri; meno sfortunate sono, invece le Nonne di Plaza de Mayo, guidate da Estela de Carlotto (anche lei come la madre leader Hebe de Bonafini, di origini italiane, insieme nella foto a destra), che nel 2014 ha ritrovato suo nipote Guido, figlio di Laura Carlotto, desaparecida (scomparsa). I figli neonati delle oppositrici arrestate, venivano fatte partorire per poi togliere i bambini per darli in adozione illegale alle coppie del regime sterili. Ma essendo, appunto, bambini rimasti vivi, in molti casi è stato possibile rintracciarli e raccontare loro la crudele verità passate ai loro genitori biologici.

L'Italia ha perseguito alcuni responsabili della atrocità, non solo argentine, proprio grazie al fatto che molte vittime erano di origine italiana. Ma tanti aguzzini l'hanno fatta franca, anche per via delle morti e le età avanzate dei più.

 

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=