Vendola: lo amo alla follia ma per lo Stato italiano Tobia non è mio figlio

"E' un anno che vivo con lui. Non è passato un giorno senza che gli dessi il biberon, che gli cambiassi il pannolino. Ci gioco come un matto, lo nutro, lo curo, lo amo alla follia. Eppure, vivo ancora in un limbo giuridico. Mentre vedo lo sguardo di mio figlio che mi cerca in ogni momento, l'idea che io per lo Stato italiano non sia nulla per lui, che non abbia alcuna parentela, è un'idea drammatica. Che può avere conseguenze catastrofiche: io sono privo di diritti nei suoi confronti e lui nei miei". Lo racconta, in una conversazione col "Corriere della Sera", Nichi Vendola , ex presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra Italiana, parlando della sua esperienza col figlio Tobia Antonio Testa nato il 27 febbraio 2016 negli Stati Uniti (California) con la pratica della maternità surrogata. Il padre biologico del bambino (che è stato pure battezzato in Italia secondo le direttive non discriminatorie di Papa Francesco) è Eddy Testa (a destra della foto della rivista "Chi" col compagno e figlio), compagno italo-canadese di Vendola (nella foto), figlio di emigrati italiani (papà laziale mamma abruzzese).

"Un anno fa - spiega Vendola - era difficile immaginare di imbarcarsi con la richiesta a un tribunale per il riconoscimento della paternità. Valuterò con i legali, ma so di essere catalizzatore di attenzione morbosa e quindi seguirò il percorso più sicuro, quello dell'unione civile e delle pratiche per l'adozione. Questa ripetizione del mantra 'utero in affitto' è irrispettosa e ideologica. Nel nome dei diritti di un bambino astratto, il bambino concreto, mio figlio, dovrebbe essere privato delle mie cure?".

In Italia le unioni civili sono realtà ma la stepchild adoption rimane proibita. In mancanza di una normativa, spesso interviene la magistratura

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