L'Expo punta sugli emigrati: pacchetti low-cost per favorire la loro presenza

“La promozione di Expo 2015 di Milano all’estero non può prescindere dalla forza e dal radicamento degli italiani nel mondo”. Parole sante quelle di Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e coordinatrice nazionale delle consulte regionali che si sono riunite a Bologna lo scorso week-end.

Della stessa opinione sono i vertici dell’Expo, che hanno voluto partecipare alla riunione: Piero Galli, direttore generale della divisione gestione evento della Società Expo, e Roberto Arditti, direttore affari Istituzionali di Expo, ma anche lo spagnolo Joseph Ejarque, direttore di Explora, e Alessandra Zita di Enit (bracci operativi dell’Expo), che hanno presentato alle consulte regionali dell’emigrazione una proposta di promozione dell’Esposizione di Milano che vede al centro la rete dell’associazionismo nel mondo. Il progetto al quale si sta lavorando prevede un’accoglienza speciale per gli italiani provenienti dall’estero, che potranno usufruire di pacchetti e iniziative promozionali a loro dedicate, con vantaggi e sconti concreti, in cui l’abbinamento Expo e regioni d’origine saranno i pacchetti minimi, anche per pochi giorni di permanenza in Italia. Il coinvolgimento degli italiani nel mondo è una delle 59 iniziative previste da Agenda Italia 2015, il programma di attività del Governo a sostegno dell'Expo, che non ha luogo in Italia dal 1906. Galli e Arditti hanno sottolineato l’importanza dell’evento, il primo in assoluto nella storia dell’Expo che si occupa del tema della nutrizione e della filiera alimentare. L’obiettivo di Expo 2015 è il raggiungimento di 20 milioni di visitatori, di cui 11-12 italiani e otto-nove milioni provenienti dall’estero. Ecco perché le associazioni di italiani nel mondo possono costituire l’elemento trainante della promozione dell’evento. L'appuntamento milanese sarà, di fatto, anche l’anno del “Turismo di ritorno” che spesso si annuncia e mai si realizza. Speriamo che si riesca a fare il miracolo di sostenere particolarmente anche i tanti italiani emigrati che non sono mai riusciti a tornare nel proprio Paese ma anche di cogliere l’occasione per iniziative mirate e far venire in Italia anche i tanti giovani discendenti che fanno grande la nostra Italia nel mondo ma che non hanno quello speciale legame che unisce i propri genitori o nonni alle radici. Tutte le consulte presenti si sono dimostrate interessate a collaborare per la riuscita del progetto. E’ prematuro parlare di chi e come sarà possibile sostenere economicamente i pacchetti promozionali: di certo non saranno i settori Emigrazione delle Regioni, alle prese con bilanci ogni anno sempre più esigui, anche negli enti che storicamente credono e investono di più verso i propri corregionali all’estero. All’ordine del giorno del Coordinamento anche la banca dati delle associazioni, la cui compilazione è stata affidata alla Regione Molise, rappresentata a Bologna da Maria Pia Tirabassi. La ricerca ha portato all’individuazione di circa tremila associazioni di italiani nel mondo che, contando anche i raggruppamenti di associazioni nelle federazioni, potrebbero raggiungere la cifra di 3500. “Una rete di relazioni - ha sottolineato la Bartolini - che fa capo alle Regioni”. L’economista Maurizio Grassi, che sta seguendo per conto delle Consulte e della Fondazione Migrantes la ricerca sulle politiche rivolte agli italiani all’estero realizzate dalle Regioni, ha presentato un’anteprima del saggio che sarà pubblicato nel Rapporto Migrantes 2014, cui seguirà la pubblicazione della ricerca completa. “Il nostro studio è orientato sia alla quantità ma anche alla qualità della spesa delle varie Regioni nel settore emigrazione", spiega Grassi, ex docente all'Università di Perugia e ora imprenditore nel settore informatico in India - che prende subito ad esempio la sua regione, l’Abruzzo “che stanzia pochissimi fondi e li spende tutti in riunioni (che sarebbero quelle del Cram, ndr). La Puglia è alla avanguardia nel mix di politiche diverse perché il settore Pugliesi nel mondo riesce a essere sinergico con gli altri assessorati”. La Giunta Vendola, investe direttamente pochissimo, solo 50mila euro, ma ha piazzato l’ufficio Pugliesi nel mondo - che compete all’Assessorato al Welfare - dentro quello per l’Internazionalizzazione dell’Assessorato allo Sviluppo economico. “Abbiamo attivato un network fra assessorati, aziende e i Gal che sono partiti con i laboratori”, fanno sapere da Bari. Bene pure l’Emilla Romagna della coordinatrice Bartolini, che riesce pure a lavorare in sinergia con gli altri settori, pur avendo in bilancio circa 550mila euro, non pochi di questi tempi. La Toscana ne investe 500mila mentre regioni virtuose sono il Friuli Venezia Giulia con poco più di un milione di euro, la stessa cifra della piccola Basilicata, povera e del Sud ma ricca nel bilancio per i propri corregionali all’estero. "Il Friuli – spiega Bruna Zuccolin - punta sui giovani e la loro formazione in regione, come nella scuola di management Mib o la possibilità per gli studenti che vivono all’estero di poter venire un anno a studiare nelle scuole superiori di Udine. Quest’anno il Congresso dei giovani friulani nel mondo, si terrà in Sudafrica". Sceso molto il budget di una regione nel passato molto forte come il Veneto, che oggi stanzia solo 300mila euro, di cui poco più della metà spesi in comunicazione, formazione, cultura ed eventi. La Basilicata è, dunque, in assoluto la regione alla’avanguardia: del milione di euro a bilancio “250mila vanno al Fondo per i lucani indigenti in America latina che da 10 anni si alimenta con le royalties del nostro petrolio - spiega Rocco Romaniello, presente a Bologna per la Regione - Abbiamo sottoscritto a suo tempo un protocollo col Ministero degli Esteri per appoggiarci per l’assistenza e il filtro alla nostra rete di consolati. Ci siamo poi dotati di una legge specifica, la 43 del ’98, che prevede fondi (quest’anno 100mila euro) a sostegno dell’assistenza sanitaria dei nostri corregionali all’estero che animano le nostre 150 associazioni che pure godono di 300mila euro per le loro attività culturali e ricreative. Alla riunione annuale della Consulta vanno 200mila euro. Sosteniamo pure formazione e scuole di lingua nostre, già attive in Perù, a Lima, e in Parguay, ad Asuncion, che sono anche certificate dai governi locali”. Ma se la Basilicata sorride per essere modello dal Sud per l'Italia intera, tutti le altre anche al Nord piangono: “Mi meraviglio che, nel nostro settore, i bilanci ci siano ancora – prosegue la Bartolini – ma investire nel rapporto con i concittadini all’estero rimane strategico per l’Italia e non mi riferisco alle iniziative per mantenere i legami e la memoria, pure doverosi, perché se si studiasse il nostro fenomeno emigrazione si eviterebbero pure tante stupidaggini nelle politiche sull’immigrazione. I Comites devono esistere ed essere più attivi perché i parlamentari eletti all’estero sono pochi”.

Gli ambiti della ricerca di Grassi per Migrantes riguardano la comunicazione, la rappresentanza, la formazione, la promozione culturale e turistica, il recupero della memoria storica, il finanziamento delle associazioni, gli interventi di natura sociale e le relazioni con soggetti pubblici e privati. Oltre all’Emilia Romagna, Basilicata, Friuli, Molise e Puglia, alla riunione di Bologna erano presenti i rappresentanti dell'Abruzzo, con Assunta Janni (molto considerata dai colleghi, non tanto per la dote finanziaria del suo ufficio ma per la sua esperienza decennale nel settore turismo della Regione), Campania, Liguria, Lombardia, Molise, Puglia, Toscana (con Nicola Cecchi che ha presentato un’idea di app integrata ai social network), Veneto e Provincia autonoma di Trento. Le altre regioni fra assenti giustificati o non, ma si spera possano tornare quanto presto a coordinarsi comunque col gruppo perché l’Expo 2015 sarà veramente l’occasione da non mancare per ridare fiato a un settore che storicamente ha dato al nostra Italia in rimesse e pensioni estere molto ma molto di più di quanto governi nazionali e regionali abbiano investito sugli italliani nel mondo. Sono quattro milioni quelli di passaporto ma arrivano ad almeno 77 con gli oriundi, più di quelli che vivono nello Stivale.

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