Senatori a tutela italiani in Venezuela. Casini racconta missione a Caracas

Dibattito ieri pomeriggio in Commissione Esteri al Senato sul tema del Venezuela, dove la contrapposizione tra Parlamento e Governo (organi di controllo compresi) sta subendo una brutale accelerazione. Il presidente della commissione Pier Ferdinando Casini ha riferito sulla sua ultima missione a Caracas (nella foto è a destra con Henrique Capriles, leader dell'opposizione e due volte sconfitto di misura alla presidenza del Paese sudamericano), chiedendo "misure straordinarie di tutela per i nostri connazionali presenti nel paese sudamericano". Alla richiesta dell'ex presidente della Camera dei deputati s'è associato il presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all'Estero, Claudio Micheloni (Pd). In questo senso la prossima settimana sarà presentata una mozione comune a tutti i gruppi parlamentari. Lo ha reso noto la presidenza della Commissione Esteri.

Della Commissione è segretario Antonio Razzi (Fi) italo-svizzero è abruzzese come Micheloni (anche se fra i due non scorre buon sangue da tanti anni). Razzi in Venezuela ha il fratello Marcello, emigrato come lui. 

Casini - che a Caracas ha cercato, senza successo, d'incontrare anche Antonio Ledezma, ex sindaco della Capitale agli arresti domiciliari per tantato golpe con processo che ancora inizia dopo due anni - nel suo sito ha raccontato della missione venezuelana: "Le linee telefoniche non reggono, si comunica faticosamente con WhatsApp dal Paese che fu tra i più ricchi dell’America latina e che oggi è sprofondato in una crisi politica ed economica senza fine - scrive il senatore centrista di Area popolare - La gente ha paura, si chiude in casa, non c’è nessuno in giro". Casini ha incontrato prima la comunità italiana al Centro italo-venezuelano della Capitale e pure Julio Borges, leader dell'opposizione di centro-destra al governo chavista di Nicolas Maduro, già fedelissimo di Chàvez, nonché il presidente della Conferenza episcopale venezuelana Diego Padron.

"Un’esperienza forte - prosegue Casini, "quasi violenta", come quando è stato bloccato dalla polizia davanti casa di Ledezma "mio amico, da tanti anni, figlio di un italiano, esempio di grande sacrificio". In Venezuela ci sono "file lunghissime ovunque" perché "manca tutto, i bambini sono denutriti, delle decine di morti al giorno per omicidi e rapine, dalle accuse dell’opposizione al governo di intimidazioni, dalle richieste di fissare le elezioni, dalla preghiera di invio di aiuti umanitari, che il governo rifiuta", perché stupidamente rifiuta di riconoscere lo stato di emergenza. "Ho portato al Parlamento la nostra solidarietà – racconta l’ex presidente della Camera - come l’ho portata alla comunità italiana da parte di tutte le nostre istituzioni. Questa comunità negli anni 50 era la prima per rimesse degli emigranti, oggi non possiamo lasciare soli i nostri connazionali come abbiamo fatto per l’Argentina negli anni della crisi, dobbiamo adottare provvedimenti normativi e organizzativi speciali con copertura finanziaria ad hoc", ha promesso Casini.

"Voi non potete capire come si vive con l’angoscia quando non si può uscire di sera, quando mancano le medicine, quando non hai nessuna prospettiva per i tuoi figli, quando vedi andare in fumo tutti i risparmi di una vita" hanno raccontato gli italo-venezuelani a Casini, i quali si sentono "abbandonati" dall'Italia, lamentando la disattenzione "dei media, della Rai" che li ignorano (non certamente noi de IlMondo.tv che sul Venezuela scriviamo quasi tutti i giorni con letture record da parte dei nostri utenti in tutto il mondo). Oggi in Venezuela si muore anche sei sei abbiente, come è accaduto alla madre di una dipendente dell’Ambasciata d'Italia deceduta perché "non si trovava in ospedale un anticoagulante" o perché, come è accaduto li 6 giugno scorso a un dipendente del Consolato, si viene assassinati in casa.

Vero è che il governo italiano per il Venezuela potrebbe fare di più ma il lavoro dei nostri parlamentari (nella foto, Micheloni, a sinistra, è col deputato italo-brasiliano Fabio Porta, che ben ha lavorato per la rivalutazione delle pensioni Inps in Venezuela) stanno facendo il massimo possibile, così come le diplomazie internazionali: siamo pur sempre di fronte a uno Stato sovrano.

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