Venezuela, italiani passano la fame e nostro Iic organizza i "cooking show"

Il popolo venezuelano, compresi tanti cittadini italiani od oriundi italiani, stanno avendo grandi problemi per mangiare, o per mancanza di soldi e certamente per mancanza di beni di prima necessità che ormai scarseggiano nei supermercati e costringono il popolo che ha possibilità economiche a rivolgersi al mercato nero che costa fino 10 volte di più. Alle mense dei poveri come quella dei frati Scalabriniani di Caracas (foto in fondo), la fila per mangiare è incrementata anche da tanti italiani. Sono gli emigrati o figli di emigrati che non hanno fatto fortuna, caduti in disgrazia per vari motivi. L'anzianato "Villa Pompei" della Capitale, gestito dall'Associazione "Cristoforo Colombo" in collaborazione con le suore, ospita oltre cento vecchietti di origine italiana che non hanno casa e soldi per mangiare e curarsi (foto d'apertura del quotidiano "La Voce d'Italia" di Caracas). Vicepresidente dell'anzianato è Amedeo Di Lodovico, presidente della Fondazione "Abruzzo solidale" (nostra intervista in video a destra) che si occupa di assistenza sanitaria agli abruzzesi indigenti, finanziata dal Cram Regione Abruzzo già dal 2007. Per vedere queste realtà bisogna girare Caracas ed entrare anche nei "ranchitos", le "favelas" venezuelane, dove pure lì vivono tanti di origine italiana. Chi scrive, senza non pochi rischi per la propria incolumità, c'è stato in tutti questi posti, quando era inviato di un'altra testata giornalistica e per realizzare un documentario sull'emigrazione italiana in Venezuela.

Erano gli anni del chavismo del defunto presidente Hugo Chavez: la crisi ancora c'era ma già i primi segnali di indigenza erano evidenti. Allora la differenza fra il cambio dollaro-bolivares ufficiale è quello parallelo oscillava fra uno a quattro/uno a sei a seconda dei proclami di Chavez che aveva bloccato il cambio del dollaro per evitare la fuga dei capitali all'estero. Oggi con Nicolas Maduro al potere la differenza fra il cambio ufficiale e quello parallelo è di oltre 170 volte: un dollaro ufficialmente si cambia a 10 bolivares ma per strada il parallelo lo quota attualmente a 1756. Già 10 anni fa ci accorgemmo che la nostra diplomazia e i nostri funzionari commerciali e culturali non si rendeva conto (o faceva finta di non capire) che la situazione anche per i nostri connazionali si stava facendo critica. Già allora e certamente oggi sanno benissimo come far arrivare "parallelamente" (in contanti) i fondi per il funzionamento degli uffici e le proprie indennità accessorie che andrebbero abolite perché sono schiaffi alla miseria anche in Italia. Immaginate come si possano moltiplicare per 170 volte fondi, stipendi e indennità accessorie in euro che già sono altissimi.

Per questo rimaniamo quantomeno perplessi nel leggere il comunicato del Ministero degli Esteri che annuncia che da domani 9 fino al 30 novembre anche Caracas celebrerà la "Settimana della cucina italiana nel mondo", organizzata dal nostro Istituto italiano di Cultura. Per l'occasione verrà proiettati film come "La cena" di Ettore Scola"La cena per farli conoscere" di Pupi Avati e soprattutto "L'abbuffata" di Mimmo Calopresti. "Si tratta di un'iniziativa per promuovere la ristorazione e le tipicità italiane nel mondo - scrive il Maeci - organizzata per dare continuità alle tematiche sviluppate con successo da Expo Milano 2015 e sviluppate nella Carta di Milano: qualità, sostenibilità, cultura, sicurezza alimentare, diritto al cibo, educazione, identità, territorio, biodiversità". Peccato che in Venezuela il "diritto al cibo" non esiste più da mesi: ci auguriamo che per l'occasione si organizzeranno banchetti anche per gli italiani che stanno passando "el hambre" (la fame), come si dice da quelle parti.

Il programma prevede "incontri con gli chef e dibattiti sulla tradizione culinaria italiana 'cooking show', degustazioni e cene a tema, concorsi e premiazioni per la cucina italiana di qualità, mostre di design, arte e fotografia legate alla cucina, nonché attività di comunicazione su tv, stampa, social media". Speriamo non sui media venezuelani: dovessero far svenire per la fame a cui sono costretti molti nostri concittadini, soprattutto anziani dimenticati dalle nostre diplomazie, che certamente conoscono bene le strade per i campi da tennis e da golf (molto frequentati da qualche ambasciatore italiano del passato) e non sanno dove stiano le mense dei poveri o le baracche dove molti italiani sono costretti a vivere.

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