E' abruzzese Diana Allup, "first lady" del Parlamento venezuelano

Diana D'Agostino, la "first lady" (o "primera dama") della Parlamento venezuelano, è di origini abruzzesi. La bellissima moglie del presidente dell'Assemblea nazionale Henry Ramos Allup (la coppia nella foto d'apertura), avvocato come il marito, è, infatti, figlia di Franco D'Agostino (nella foto a destra), fondatore della Dayco Holding, impresa di costruzioni con sedi in Venezuela e Stati Uniti.

Franco D'Agostino è originario di Pescara, città da dove è emigrato verso il Sudamerica all'inizio degli anni 50, subito dopo la maturità. "Abitava nella zona della chiesa di Sant'Antonio di Pescara. Lo accompagnai io alla stazione. Dal Venezuela si trasferì temporaneamente negli Usa per studiare Lingue all'università - rivela lo storico amico e coetaneo Giulio Mettimano, 84 anni, anche lui emigrato poi a Caracas - Diana è la secondogenita dei sei figli (tre femmine e tre maschi) avuti dal primo matrimonio di Franco, che poi ha avuto un settimo figlio dalla seconda moglie. La primogenita Adriana D'Agostino è sposata con un altro abruzzese, Valerio Di Persio, costruttore originario di Brittoli (nel Pescarese, ndr). L'amico Giulio ci tiene a rivelare che lui è cugino dell'ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica italiana Alessandro Mettimano: "Siamo come fratelli perché da piccoli le nostre famiglie vivevano insieme".

Tornando a Diana ed Henry Allup, la coppia ha tre figli, Rodrigo Emilio, Ricardo Enrique e Reinaldo (nella foto a sinistra). Anche Diana è impegnata in politica, nello stesso partito, Accion democrata, di cui è leader il marito, eletto presidente del Parlamento all'inizio dello scorso gennaio, a seguito della grande vittoria elettorale (due terzi) che i partiti dell'opposizione in Venezuela hanno ottenuto contro il Psuv chavista di Nicolas Maduro, a causa di una crisi economica e un malcontento che colpiscono il Paese sudamericano governato dal chavismo dal 1999. In Venezuela elezioni presidenziali e parlamentari sono divise e così, per la prima volta dopo 17 anni, il Paese si ritrova ad avere un'Assemblea nazionale di colore politico (la Mud, il Tavolo dell'unità democratica, che va dai socialdemocratici come Allup fino a destra) diverso dal Partito socialista unitario del Venezuela fondato dal defunto presidente Hugo Chavez. Se il consorte Henry Ramos si occupa di contrastare in parlamento la prepotenza chavista - che non ha ritegno nemmeno con Paese in ginocchio e senza nemmeno cibo e medicine da poter comprare - la bella e curata Diana (56 anni) lo scorso luglio ha sollevato un polverone mediatico-politico per aver detto che le donne chaviste sono "sporche, disordinate e senza trucco". Non si tratta di "glamour", ha detto l'abruzzese Diana, ma decoro ed educazione in un Paese che ci ha abituati a vedere le sue donne sempre belle e curate, magari molte anche siliconate.

Anche la bella Diana è accusata dai suoi avversari politici di essersi "ritoccata", ma, se lo ha fatto, lo ha fatto bene, senza esagerare (lei nega). La bellezza chavista è incarnata dalla ministra degli esteri Delcy Rodriguez, che recentemente è stata ricevuta a Roma dal suo omologo italiano Paolo Gentiloni (nella foto a destra).

"Per me la 'primera dama' deve essere la madre di tutti i figli che vivono nel Paese, dei bambini, dei giovani, degli adulti e dei malati - ha detto in un'intervista rilasciata lo scorso luglio al giornale spagnolo "Abc" - Deve essere esempio di famiglia, lavoro sociale e solidarietà". Tutte caratteristiche che la sinistra chavista venezuelana sembra aver dimenticato a detta della bella "first lady" abruzzese, che accusa i "socialisti bolivariani" oltre che dell'incredibile crisi, anche di aver fatto perdere ai venezuelani "i valori principali" a cominciare da quello della famiglia "che ora è divisa, anche perché molti sono costretti a emigrare per avere quelle opportunità che il loro governo gli nega. Io ed Henry sognamo un Venezuela che torni a essere vivibile, dove non bisogna essere di un solo colore politico per avere il necessario", anche se oggi il necessario non ce l'hanno più nemmeno gli elettori chavisti.

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