Venezuela, Regione Abruzzo apre "Sos Cram". Il caso cittadinanza Lucente

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L'assessore abruzzese all'Emigrazione, Donato Di Matteo, alla luce degli omicidi in Venezuela di cui sono stati vittime tre cittadini di origine abruzzese nel giro di pochi giorni, attraverso le associazioni di corregionali che vivono nel paese sudamericano, ha indirizzato un messaggio di solidarietà. "Carissimi amici abruzzesi, apprendo della situazione in Venezuela diventata ormai insostenibile a causa di disordini e soprattutto violenze subite anche dai nostri connazionali. La notizia della morte di tre abruzzesi mi ha molto rattristato e lasciandomi senza parole. Davanti a questa situazione drammatica mi sento profondamente colpito e addolorato tanto da creare in poco tempo la e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . per fornire informazioni agli abruzzesi che hanno deciso di rientrare nel loro Paese e hanno bisogno di sapere notizie sulla cittadinanza italiana, sugli uffici di collocamento regionali, su bandi e progetti della Regione per favorire la nascita di nuove imprese. Inoltre, abbiamo svolto delle ricerche con il supporto di alcuni membri dell'Osservatorio Cram (Maria Claudia Lopez ed Edoardo Leombruni e con l'impegno parallelo di Amedeo Di Lodovico e Franco De Antoniis della Fondazione Abruzzo Solidale di Caracas, foto a destra, ndr) per inviarvi link utili su associazioni e organizzazioni che fronteggiano l'emergenza Venezuela per la raccolta di medicinali e derrate alimentari. Stiamo organizzando un regolamento, che verrà approvato tra pochi giorni dalla Giunta regionale per sostenervi in maniera più incisiva. Vi ringrazio perché quotidianamente e con orgoglio lavorate in Venezuela portando alto il nome dell'Abruzzo. Vi chiedo di tenere duro e di non scoraggiarvi e di restare uniti nella consapevolezza che vi siamo vicini e vi sosteniamo. Il mio appoggio, unitamente a quello dell'istituzione regionale e del Cram è totale, mi appello alla sensibilità del Governo per una più urgente e incisiva azione nei confronti delle Istituzioni venezuelane, a tutela dei cittadini abruzzesi e italiani, dei loro beni e delle loro imprese. Il gruppo Consigliare del Cram si unisce a me per esprimervi la più sincera solidarietà e la più sentita vicinanza. Vi giunga il mio abbraccio fraterno e unitamente quello di tutti gli abruzzesi".

Un primo caso, che riguarda molti emigrati e discendenti è già giunto all'attenzione della Regione, quello di Rosina Lucente, giovane dentista di Caracas che nel 2008 fu anche delegata per il Venezuela al Congresso dei giovani abruzzesi che Di Matteo organizzò a Montreal (Canada). La Lucente vorrebbe riottenere la cittadinanza italiana come figlia di italiano emigrato che, però, come molti, l'ha persa per la naturalizzazione venezuelana imposta in quegli anni a tutti gli emigrati per poter lavorare. Oggi è possibile avere la doppia cittadinanza ma allora no, bisognava optare per quella del paese di emigrazione. Governo e Parlamento italiani stanno discutendo per risolvere anche questo problema anche se (chissà perché) separatamente da quello della cittadinanza italiana che si vorrebbe dare ai figli degli immigrati. 

"Mio padre Pietro Lucente è nato a Pratola Peligna (L'Aquila) il 4 marzo 1932 - scrive Rosita (nelle foto che ci ha inviato è col Papà, la Mamma e un nipotino) - Ha avuto lasciare la sua famiglia e seguire il padre in Venezuela nel '50 a lavorare senza sosta per 17 anni. Fin da giovane si è dedicato al commercio a Pampan, nello stato di Trujillo, sino a oggi che ha 84 anni. Papà è stato pure presidente dell'Associazione abruzzese di Valera per sette anni e partecipato attivamente anche alla Federazione. Mio padre non ha ripreso per ignoranza la nazionalità quando il Governo italiano lo permetteva e ormai è anziano, malato è impossibilitato a viaggiare in Italia", per seguire l'iter che la legge attuale consente e cioè di tornare in Italia, risiedervi a fare istanza alla Prefettura di riacquisto della cittadinanza.

Una legge sbagliata perché dovrebbe permettere agli emigfrati, oggi se ancora vivi tutti anziani, di poter fare domanda ai consolati: molti sono anche malati oppure non hanno soldi per poter viaggiare. Il fratello che ha lo stesso obiettivo di Rosina si chiama Alberto: "Insieme abbiamo lottato con fervore per ottenere la cittadinanza ma è risultato impossibile - spiega la giovane italo-venezuelana che col fratello è nata dopo la nazionalizzazione del padre - Gli altri nostri cinque fratelli maggiori sono nati prima che mio padre è stata nazionalizzato e avrebbero diritto a chiedere la cittadinanza italiana, ma ha anche loro trovato difficoltà. Mi sembra ingiusto che una famiglia italiana non possa riottenere la cittadinanza italiana solo perché un papà a malincuore ha dovuto rinunciarvi. Nelle nostre vene scorre sangue italiano e venezuelano e abbiamo imparato da nostro padre a conservare le radici e le tradizioni della nostra amata, ma per ora lontana, l'Italia".

Rosina ha ragione da vendere: la legge sulla cittadinanza italiana ai figli degli immigrati è sospesa alla Camera e deputati eletti all'estero come Fucsia Nissoli (nella foto a sinistra) si stanno battendo perché sia accorparla con il disegno di legge sul riacquisto della cittadinanza per gli emigrati. Se così non sarà saremo di fronte all'ennesimo schiaffo patito dai nostri italiani nel mondo che tanto hanno fatto e dato all'Italia, ricevendo in cambio sempre meno.

 

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