Serafini: "Cram Abruzzo inadeguato. Governatore? Ora tocca a un pescarese"

Dom Serafini, giornalista ed editore italo-americano, originario di Giulianova (Teramo) e residente a New York, dove pubblica la rivista "Video Age International", ha ha affidato all'agenzia Aise una sua riflessione su quanto accaduto lo scorso gennaio alla Regione Abruzzo. Serafini alle ultime elezioni politiche è stato candidato non eletto nella Circoscrizione estero Nord-America per il PdL.

"Vorrei dare una prospettiva alle dichiarazioni del governatore Gianni Chiodi - scrive Serafini - sull'operato del Cram, l'organizzazione della Regione per gli abruzzesi all'estero. Dichiarazioni ampiamente riportate dalla stampa italiana e internazionale. Come, per esempio: 'Una Figura da Chiodi' è il titolo del reportage sul quotidiano 'AmericaOggi'. Gli abruzzesi all'estero che conosco sono d'accordo nell'affermare che sia nostro dovere aiutare l'Abruzzo e non viceversa. Dopo aver frequentato alcuni membri e partecipato a un suo convegno, posso dire che il Cram è un'organizzazione che serve poco all'Abruzzo poiché non adempie ai bisogni della Regione, che sono: esportazione, turismo e investimenti. Per crescere e creare occupazione - prosegue l'imprenditore emigrato negli States (nella foto è con Pier Silvio Berlusconi) - l'Abruzzo non può contare sul mercato regionale e nazionale, visto che questi sono in recessione, pertanto deve guardare all'estero. Purtroppo il Cram non può adempiere a queste funzioni, quindi bisogna trovare il modo di far leva sugli oltre 1,2 milioni di abruzzesi all'estero affinché questi possano essere in grado di aiutare la Regione. Le sedi di rappresentanza dell'Abruzzo all'estero sono necessarie in Paesi strategici, ma se autogestite. Quando visitai la Casa abruzzese a San Paolo in Brasile (citata nelle dichiarazioni di Chiodi come organismo non trasparente), per un articolo su 'Il Messaggero-Abruzzo', i dirigenti interpellati mi videro con sospetto e non risposero alle mie domande. In vista di tutti gli scandali in cui è stato coinvolto, se Chiodi si dimettesse ne beneficerebbe il suo schieramento politico, specialmente se estraneo alle accuse. Naturalmente ciò aprirebbe un vaso di Pandora, da contenere con risolutezza, ma sempre meglio del fattore 'Sansone'. Negli ultimi 14 anni, la presidenza della Regione è passata da un'amministrazione chietina (Giovanni Pace) ad una aquilana (Ottaviano Del Turco) ad una teramana (Chiodi). Ora è il turno di una pescarese. Il doppio mandato non si è ancora verificato. Una campagna elettorale vincente dovrebbe far perno sui progetti per il futuro e non sui risultati passati, molti dei quali, seppur abbiano favorito la Regione in generale, non sono percepibili a livello locale".

Concordiamo con Serafini che il Cram, così com'è, serve a poco, soprattutto se non finanziato, come ha fatto per tutti e cinque gli anni la Giunta Chiodi. E' anche vero che la precedente Giunta (che sul Cram investiva 1,5 milioni di euro l'anno) aveva iniziato a dare alle associazioni degli abruzzesi all'estero rappresentate nel Cram il compito di promuovere l'Abruzzo (enogastronomia, turismo e cultura) attraverso il "ByAbruzzo", il cui progetto-pilota è proprio quello di San Paolo del Brasile visitato da Serafini. La sede di San Paolo è stata inaugurata nel giugno 2008, un mese prima dell'arresto di Del Turco che ha portato poco dopo a nuove elezioni e nuovo governo. Uno dei primi annunci pubblici dell'attuale assessore-presidente Cram Mauro Febbo fu proprio quello di voler chiudere la sede del "ByAbruzzo" paulista, anche se qualcuno del suo partito più informato già da allora ricordava a Febbo e Chiodi nelle orecchie che quella sede non era della Regione ma della Feabra, la federazione dei club abruzzesi in Brasile. Ovviamente con i bei fondi regionali a disposizione, la Feabra doveva onorare l'impegno di primo progetto da estendere anche alle altre nazioni, innanzitutto portando a casa gli obiettivi prefissi e poi aiutare le altre federazioni, a cominciare da quella canadese, deliberata come secondo. Invece i dirigenti abruzzo-paulisti se ne fregarono e approfittarono del periodo di transizione politica da sinistra a destra. Febbo poteva anche cambiargli nome, chiamarlo "AbruzzobyFebbo" o come preferiva ma ha sbagliato a stroncare quel progetto sul nascere solo perché l'avevano fatto i suoi predecessori. E' un modo miope e controproducente di concepire la politica e la cosa pubblica: quei fondi pubblici andavano onorati e controllati giorno dopo giorno, per rispetto degli abruzzesi residenti dentro e fuori la regione.

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