Argentina, il "calabrese" Macri nuovo presidente. Ha battuto il "molisano" Scioli

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Mauricio Macri, ingegnere, 56 anni, oriundo calabrese, è il nuovo presidente dell’Argentina. Ieri l'Argentina ha vissuto una giornata storica, dato che per la prima volta nei suoi 200 anni di vita, ha eletto il suo presidente in un ballottaggio. Ed è stata storica anche per la collettività italiana in Argentina, la più importante del Paese, dato che sia il conservatore Macri sia l’altro candidato al ballottaggio, il peronista di sinistra Daniel Scioli, e persino lo sconfitto al primo turno, Sergio Massasono oriundi italiani. Macri, fino a oggi sindaco di Buenos Aires e ora presidente eletto con circa il 54% dei voti, è nato nella città bonaerense di Tandil, e ottiene la cittadinanza italiana dal padre Franco, importante imprenditore romano di origine calabrese emigrato in Argentina negli anni 50. Scioli è invece discendente di molisani. Governatori dei due distretti elettorali più importanti del Paese, entrambi sono arrivati nel mondo della politica, dopo essersi distinti in altre attività. Il neoeletto presidente iniziò la sua carriera nella Socma, la holding familiare, poi diventò presidente del famoso Boca Juniors, squadra di calcio della Capitale, del rione di La Boca (originalmente tradizionale luogo di residenza degli emigrati genovesi). Con Macri il club è arrivato in cima al mondo del calcio, tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000, conquistando tra l’altro due coppe Intercontinentali, delle quali una contro il Milan. Due anni fa Macri, s'è recato per la prima volta a Polistena (Reggio Calabria), la terra dei suoi antenati, dove il suo cognome è rimasto con l'accento sulla vocale finale (Macrì) accompagnato da un folto gruppo di esponenti della collettività calabrese in Argentina. Allora ha conosciuto la casa del nonno Giorgio Macrì (nella foto d'apertura è lì con la moglie Juliana Awada), dal quale sembra aver ereditato l’interesse nella politica (che Mauricio scoprì agli inizi del 2000), dato che nonno Giorgio, fu uno dei fondatori, nell'Italia dell’immediato dopoguerra, del Partito dell’uomo qualunqueAnche suo zio Antonio Macri s'è interessato alla politica in seno alla comunità italiana: è stato vicesegretario del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) fino alla sua morte poco più di dieci anni fa. Il neo presidente argentino lo ha ricordato nel suo discorso dopo la vittoria. Anche il figlio di "Tonino" Macri, Jorge, è entrato nella politica nel partito del nuovo titolare della Casa Rosada, ed è sindaco del vicino municipio di Vicente Lopez. 

Da parte sua Scioli, figlio di molisani, ereditò dal padre una rete di negozi di elettrodomestici, ma diventò famoso come pilota di corse di motonautica nella categoria off-shore. Grazie alle corse nautiche girò il mondo e l’Italia. Così quando a causa di un tragico incidente durante una corsa nautica perse il braccio destro, si recò a Bologna per essere assistito e dove da allora vi torna periodicamente. Nonostante le dispute degli ultimi tempi, Macri e Scioli hanno sempre avuto rapporti d'amicizia, cordiali, al punto che da giovani hanno fatto le vacanze insieme in Sardegna. Durante la campagna elettorale, i due contendenti hanno parlato della necessità di ricomporre i rapporti internazionali, dopo anni di politiche di isolazionismo del governo della presidente uscente Cristina Fernandez de Kirchner (con Scioli nella foto a destra), specialmente nelle relazioni con l’Europa. Entrambi hanno sottineato la necessità di riallacciare i rapporti col vecchio continente e in particolare col Paese dal quale sono oriundi. In una elezione nella quale due italoargentini hanno disputato il secondo turno, s'è registrata anche la novità della partecipazione politica della collettività italiana o almeno di parte di essa. Infatti, il Movimento associativo degli italiani all’estero (Maie) fondato da Ricardo Merlo, deputato italiano eletto in Sudamerica, ha ottenuto da Macri, in cambio dell’appoggio del suo movimento (reso concreto con la collaborazione di quattromila volontari del movimento per il controllo nei seggi) la promessa di ripristinare il pagamento in euro delle trentamila pensioni italiane che l'Inps paga in Argentina. Il governo della Kirchner decise tre anni fa di pagarle in pesos a un cambio arbitrario e sfavorevole. Oltre alla promessa in favore de pensionati italiani, Merlo ha ottenuto fa Macri un posto nella lista di candidati al Parlamento del Mercosur, che ha consentito l’accesso a tale organo di Daniel Ramundo, segretario politico del Maie, grazie ai risultati ottenuti nel primo turno elettorale lo scorso 25 ottobre. Macri però non sarà il primo presidente argentino di origine italiana che punterà a un rapporto speciale con l’Italia. Arturo Frondizi presidente argentino dal 1958 al 1962, era discendente di umbri di Gubbio (Perugia) e per lui furono fondamentali i rapporti con il Paese dei suoi avi. Durante la sua presidenza ci fu la prima visita in Argentina di un Presidente della Repubblica italiana: quella di Giovanni Gronchi nel 1962, successiva a quella di Frondizi in Italia l’anno prima. Di origine radicale, Frondizi in campo economico attuò una politica alla quale è stato dato il nome di “desarrollismo” (letteralmente "sviluppismo"). A Frondizi e alla sua politica mezzo secolo dopo sembra essersi ispirato Mauricio Macri. (Mario Basti)

 

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