Legge cittadinanza a figli immigrati. Nissoli: "Pensiamo pure a emigrati"

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E' iniziata oggi alla Camera dei deputati la discussione sulla nuova legge sulla cittadinanza che per ora contempla solo i figli degli immigrati e non anche gli emigrati che l'hanno persa quando non era possibile avere due cittadinanze. La norma, presentata dal Pd, ha subito in itinere alcune modifiche per venire incontro alle richieste dell'Ncd. Per quano riguarda lo "Ius soli temperato", dalla cittadinanza a chi è “nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia residente legalmente in Italia, senza interruzioni, da almeno cinque anni, antecedenti alla nascita”, si è passati al fatto che non basterà la residenza legale: i genitori del bambino che chiede la cittadinanza devono avere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato o almeno averne fatto richiesta prima della nascita del figlio. Il permesso di soggiorno a tempo indeterminato può essere richiesto solo da chi possiede un permesso di soggiorno da almeno cinque anni. Inoltre, la famiglia deve dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Si può ottenere anche per "Ius culturae":  I minori, figli di genitori stranieri, che sono entrati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età potranno ottenere la cittadinanza italiana se avranno frequentato in maniera regolare “per almeno cinque anni gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale”. Gli emendamenti hanno introdotto l'obbligo che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo. Se un ragazzo viene bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza. la discussione in aula dovrà definire la retroattività della legge. Le modifiche al testo hanno suscitato le critiche delle associazioni che si occupano del tema da tempo. Giulia Perin, avvocata dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), intervistata da "Redattore sociale" ha commentato: “L’introduzione del permesso europeo per lungo soggiornanti di fatto distingue i bambini in grado di ottenere la cittadinanza in base alla capacità economica delle loro famiglie. Secondo noi si tratta di un principio sbagliato, inopportuno e discriminante, perché introduce un criterio censitario come metro per valutare il grado d'integrazione di una famiglia. Vengono tagliate fuori quelle persone regolari che però in questo momento stanno attraversando delle difficoltà economiche. Riteniamo pericoloso introdurre una definizione di cittadino legata al reddito”.

Per quanto riguarda il riottenimento della cittadinanza da parte degli emigrati, al momento non inserto nel testo che pertanto parte in maniera fortemente discriminatoria verso la categoria dei nati in Italia e diventati cittadini per motivi di lavoro nei paesi dove sono emigrati. Sul tema è intervenuta la deputata italo-americana  Fucsia Nissoli (eletta nel collegio estero Nord e Centro America, ora nel gruppo "Per l'Italia") trattandosi di un aspetto a lei molto a cuore. "Quella che stiamo esaminando - ha detto la Nissoli (nella foto a destra- è una riforma doverosa per quei minori stranieri che hanno provato il senso di appartenenza a questa comunità ma allo stesso tempo è una sconfitta per altri che non sono stati presi in considerazione e cioè quegli italiani che recatisi all’estero hanno perso la cittadinanza ma che conservano nel cuore e nel modo di essere l’italianità. La loro è un'identità italiana piena, viva che chiede di essere riconosciuta anche sul piano giuridico”. Poi, la deputata ha richiamato il fatto che “l’Italia è un Paese che ha vissuto nella sua storia forti fenomeni emigratori fino agli anni 90, quando abbiamo tutti registrato il fatto che il nostro Paese da Paese di emigrazione era diventato un Paese di immigrazione, tanto che oggi possiamo contare un pari numero di cittadini italiani emigrati e immigrati. Abbiamo fatto un primo passo nell’affrontare le novità demografiche presenti nel nostro Paese ma non possiamo parlare di una riforma completa" fino a quando non s'inseriranno "anche gli italiani all’estero. In questo modo avremo la possibilità di legare insieme due realtà che possono fare grande l’Italia: quella dei nuovi italiani e quella degli italiani all’estero". Quindi la Nissoli ha invitato i colleghi (di cui ben 317 hanno firmato il suo disegno di legge) “con uno spirito lungimirante” a non dimenticare “quei tanti italiani all’estero che l’Italia l’hanno sempre amata veramente. Vi chiedo di tener conto di un’altra Italia che è fuori dall’Italia, delle attese di chi ha perduto la cittadinanza e che guarda con speranza a questo Governo e a questo Paese che vuol essere innovativo ed aperto al contributo degli italiani all’estero come risorsa preziosa per il nostro Sistema Paese. Non si tratta di uno sguardo al passato ma di una proiezione verso il futuro". E ancora: "La globalizzazione, come processo è una realtà e contribuirà ad aumentare le richieste di cittadinanze plurime. E’ il caso degli italiani che oggi si recano all’estero e di quelli che erano partiti dai luoghi natii anni orsono e che hanno perso la cittadinanza italiana senza comunque affievolire l’amore per la madrepatria. Il mio Disegno di Legge intendeva dare una risposta a queste persone, non è stato possibile inserirlo in questo testo coordinato ma credo che si debba prendere, in questa sede, un impegno serio teso a permettere il riacquisto della cittadinanza a chi l’ha perduta recandosi all’estero”.

 

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