Senatori in Argentina, Brasile e Venezuela: "Noi italiani dimenticati"

S'è conclusa la missione in Argentina, Brasile e Venezuela dei senatori del Comitato parlamentare per gli italiani all'estero presiduto dal Claudio Micheloni (Pd, eletto all'estero, in Europa, nella foto) e completato dai colleghi Giuseppe Pagano (Ncd); Michela Montevecchi (M5s) e l'italo-argentino Claudio Zin (Maie, eletto in America latina). Anche questa volta, così com'è accaduto per le missioni del sottosegretario Mario Giro, la stampa italiana non ha riferito nulla della missione, a parte un paio di testate all'estero come il quotidiano di Caracas "La Voce d'Italia". Eppure la visita in Venezuela, in un momento così drammatico, era degna della massima attenzione mediatica, anche per i problemi politici ed economici che soffrono gli italiani del paese sudamericano, in aggiunta a quelli cronici dell'intero continente. Noi abbiamo saputo della missione "durante", grazie a una telefonata di verifica giunta da Caracas. Non è questo il modo di comunicare, d'informare, di coinvolgere l'opinione pubblica su temi così delicati, in un Paese dove nostri connazionali, che tanto hanno dato all'Italia, soffrono. E' giusto che tutte le testate giornalistiche, in Italia e all'estero, che si occupano e preoccupano degli italiani nel mondo, siano messe nelle condizioni d'informare. Poi, se a qualcuno non interessa fatti suoi ma chi si è interessato è giusta che sia messo nelle condizioni di sapere, d'informare. Ci sono parlamentari eletti all'estero e nominati in Italia che ci scrivono pure quando vanno al bagno. Altri, invece, fanno comunicazione parziale e questi sono i risultati. Sul sito dell'Ansa si parla del lifting di Diego Maradona apparso in tv a Caracas ma nulla di Micheloni e colleghi. Noi, come spesso facciamo, c'andiamo a leggere "La Voce d'Italia" per sapere cosa accade in quel Paese martoriato. La colpa è anche della stampa italiana che ha sempre snobbato gli italiani all'estero. Al massimo fa notizia l'arresto del sindaco di Caracas Antonio Ledesma. Comunque, scopo del giro è stato quello di conoscere la situazione dei patronati e degli istituti culturali italiani nel continente nel continente più popolato da emigrati e discendenti ma anche quello che soffre di più.

Il quotidiano diretto da Mauro Bafile (nella foto a destra è con la sorella Mariza, giornalista ed ex deputata eletta in Sudamerica), racconta dell'incontro con la comunità italiana, presente l'ambasciatore Paolo Serpi, al Centro italo-venezuelano di Caracas. "S'è parlato molto del problema delle pensioni - scrive Gennaro Buonocore - Non è possibile che un pensionato percepisca solo due euro di pensione al mese". Sono state ascoltate "con molta attenzione le problematiche dei pensionati italiani in Venezuela. É una questione molto delicata, che va affrontata con la massima urgenza perché non possiamo lasciare i nostri connazionali in stato di povertà dopo tanti anni di lavoro e sacrificio". I presenti all’incontro nel Centro "hanno avuto la possibiltà di esporre pubblicamente le loro idee e i loro quesiti ai senatori raccontando una realtà complicata, rischiosa e angosciante. In sala si sono vissuti anche attimi di forte commozione perchè è chiaro: la comunità italiana in questo momento è angosciata, spaventata dalla situazione attuale del Paese, dove la vita non ha prezzo e si guarda al futuro semplicemente pensando al giorno dopo. Non oltre, non è possibile farlo".
Francesco Castiglione ha detto: "Abbiamo paura, io non so se mio figlio quando esce da casa torna vivo. La situazione qui è drammatica, ci sentiamo soli. Non abbiamo niente. Ci sentiamo orfani, abbandonati dalle istituzioni italiane che non fanno nulla per proteggerci. Dopo tutto il contributo economico che abbiamo dato all’Italia, inviando rimesse e investendovi i nostri soldi, non abbiamo avuto nulla". Ambrosino Russo ha raccontato: "Sono 51 anni che vivo in Venezuela. I miei figli sono scappati dal Venezuela. Qui non c’è futuro. Hanno avuto paura di viverci. Per fortuna hanno studiato e si sono laureati. Adesso uno vive in Messico e un’altra in Spagna. Volevano vivere in Italia, in quanto cittadini italiani, ma i titoli di studio ottenuti in Venezuela non sono stati certificati in Italia, cosa che invece hanno fatto in Spagna". Un problema che colpisce tantissimi giovani diplomati e laureati discendenti, che optano per la Spagna perché riconosce, appunto, i titoli più facilmente visto che parla la stessa lingua ma anche perché ha fondato gran parte delle università delle sue ex colonie. Ma se poi il titolo omologato in Spagna vale in tutta l'Unione europea perché non riconoscerlo direttamente in Italia? "l dolore della comunità italiana si percepisce, in maniera commovente, attraverso le parole della signora Marisa Vannini - prosegue il giornale - : 'Siamo tutti cittadini italiani - dice la signora - I nostri figli, i nostri nipoti hanno sangue italiano. Quindi, meritano di avere la cittadinanza italiana. Non è giusto che, a causa di una legge assurda, io abbia una figlia cittadina italiana e l’altra no. Come si può fare una distinzione all’interno della stessa famiglia? Io ho il diritto di sentirmi italiana!'". I problemi sono tanti, e non riguardano solo l’insicurezza, la certificazione degli studi e la cittadinanza. La rabbia è tanta ed esplode a ogni intervento; sempre in maniera composta ed educata. Le denunce sono tante.Piovono lamentele sulla Rai: 'C’è un assoluto disinteresse della Rai sul Venezuela – racconta Giuliano Giulianelli – Non è possibile che si continuino a dare notizie solo sul Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile. Se voglio informarmi su quel che accade in Venezuela devo seguire la televisione spagnola o quella tedesca. Io che sono qui non riesco a informarmi attraverso la Rai sul mio Paese. Come possono gli italiani sapere cosa sta accadendo in Venezuela?", a conferma di quanto sopra da noi scritto: La Rai non informa bilateralmente, si limita a ritrasmettere all'estero ciò che pubblica in Italia, senza fare un'informazione specifica verso gli italiani all'estero che hanno esigenze diverse rispetto agli italiani dello Stivale. Dopo la Rai si è passato ad un'altra nota dolente: l’Alitalia: "'La nostra compagnia di bandiera ci ha totalmente abbandonati. Gli uffici in Venezuela non funzionano - si lamenta in coro dalla sala - Sono stati abbandonati al loro destino. C’è un solo volo a settimana e in più i prezzi sono altissimi (ora non si paga più in bolivares come prima ma in euro o dollari, ndr). Non si può speculare sulla vita di noi italiani. Non si viaggia solo per piacere, ma anche per necessità. A volte ci sono problemi gravi da risolvere; perdite affettive in Italia che comportano il dover affrontare obbligatoriamente un viaggio, che allo stato attuale delle cose, in molti non si possono permettere. Ci sono persone con gravi problemi di salute o economici che non possono più viaggiare. Se gli aerei partono quasi vuoti perchè non creare uno sportello di beneficienza per queste persone?". Le denunce colpiscono anche il Consolato: "La comunità si lamenta di servizi a volte inefficienti e di mancanza di aiuto da parte del personale del Consolato - ma qui interivene l’ambasciatore Serpi, che difende a spada tratta l'ufficio con parole che ricordano il consueto e irritante 'volemoce bene' - prosegue - In fondo, non ha tutti torti quando parla di 'personale numericamente insufficiente', anche se a volte basta un sorriso, una parola di comprensione, un po’ di pazienza per tranquilizzare l’utente". Noi aggiungiamo che il personale italiano nei consolati italiani all'estero trattano tutti i connazionali guardandoli dall'alto in basso, come fossimo sudditi e non titolari di diritti: loro stano là a nostra disposizione e percepiscono stipendi da favola (tranne il personale assunto a contratto in loco) che ancora attendiamo che vengano quantomeno uniformati agli standard europei. L'incontro ha dato spazio anche ai giovani attraverso le parole di Antonella Pinto (nella foto a sinistra): "Abbiamo scritto una lettera che vi consegniamo, ma lasciatemi esprimere le preoccupazioni di noi giovani italo-venezuelani: viviamo nell’incertezza, il mondo corre veloce, ma in Venezuela sembra che il tempo si sia fermato. Il futuro non ci è chiaro, aiutateci, fateci sentire la vostra presenza". Umberto Calabrese ha ricordato il rischio che ogni giorno corrono i giornalisti in Venezuela: "Non è possibile che in Italia nessuno si occupi di questo problema. I giornalisti qui rischiano la vita tutti i giorni semplicemente perchè fanno il proprio lavoro. Non è possibile che in Italia non se ne sappia nulla". Gli italiani, insomma "si sentono abbandonati dalla madrepatria - continua il giornale - ma il panorama della situazione era stato esposto in maniera chiara dal presidente del Centro italo-venezuelano Carlo Villino: 'Sono ormai 150 anni che gli italiani emigrano in questo Paese. Siamo cresciuti con la consapevolezza che emigrare è sempre perdere, ma non è così. In questo paese ci sono quattro milioni di italiani, il 13% della popolazione. Una fetta importante della società, che prevalentemente ne costituisce il ceto medio, quello più attaccato dall’attuale crisi economica, politica e sociale che sta distruggendo il Paese. Abbiamo oltre 30 centri sparsi nel paese Abbiamo messo valore, forza e impegno per arrivare a ottenere determinati risultati, per essere quello che siamo oggi. Ci è costato tanto sudore e sangue, qui siamo stati sempre ben accolti, ma nessuno c'ha regalato niente. Oggi tutti questi sacrifici rischiano di essere buttati al vento". Micheloni si è presentato alla comunità in maniera convincente racconta "La Voce". "Si percepisce, attraverso le sue parole, che capisce bene cosa significa essere figli di emigrati, cosa vuol dire aver lasciato la propria terra, il sacrificio infinito di questa scelta. È qualcosa che non può essere raccontato, non può essere spiegato, solo chi lo ha vissuto sulla propria pelle può capire che significa essere un espatriato. 'Sono figlio di immigrati – ha subito detto - Se siamo qui è perchè vogliamo far conoscere la realtà degli italiani all’estero anche ai senatori eletti in Italia. E così le problematiche degli immigrati possano essere analizzate con maggior consapevolezza in Parlamento. Io sono orgoglioso di essere figlio di emigrati. Capisco la vostra rabbia; una rabbia verso la patria che non è cattiva, ma semplicemente frutto delle potenzialità inespresse. E’ una rabbia che ci fa male dentro. Siamo noi gli artefici del miracolo economico italiano del dopoguerra. I nostri genitori erano quelli delle rimesse, proprio quelle rimesse che sono state utili all’Italia per risollevarsi. Vogliamo – ha proseguito Micheloni – riportare il senso che c’è un pezzo d’Italia fuori dall’Italia. Non elemosiniamo nulla. Vogliamo solo far capire che non siamo un costo, ma un investimento. Insomma, una risorsa da ‘sfruttare’. Si parla tanto di 'made in Italy', ma chi ha portato i prodotti italiani all’estero? Noi, gli immigrati! Siamo rimasti colpiti dalle difficoltà, il nostro dovere era ascoltare. Lo abbiamo fatto. Il senso di questa missione era prettamente conoscitivo. Volevamo capire cosa stava accadendo. Avevamo bisogno di parlare con i patronati e con gli enti di promozione di lingua e cultura italiana. È vero, siamo stati prima in Argentina e Brasile. E ci dispiace essere stati poco tempo in Venezuela, ma credetemi questo non significa che non diamo valore agli italo-venezuelani tanto che qui a Caracas c’è stata l’unica riunione aperta al pubblico. Il resto delle riunioni sono state di carattere privato, sia in Brasile che in Argentina'". Micheloni va con competenza diritto al punto e con grande chiarezza fa capire alla comunità che certe cose si possono fare e altre no: sulla cittadinanza: “Si voteranno emendamenti a breve - contiamo di chiudere entro l’estate. L’obiettivo è quello di semplificare il procedimento di naturalizzazione. Siano chiare due cose. In Italia nessuno sta regalando la cittadanza agli emigrati. Non regaliamo caramelle ed è giusto che sappiate che non è in atto nessuna penalizzazione per i figli di italiani nati all’estero - ha detto - La seconda cosa importante da sapere è che essere figli di italiani non significa avere l’accesso automatico alla cittadinanza. Il punto massimo della discendenza è quello dei nonni. Gli altri non potranno avere la cittadinanza, semplicemente perchè è diventato uno standard europeo, l’Italia appartiene alla Comunità europa e ne dobbiamo tenere conto”. Su Rai e informazione ha aggiunto: “Capisco le lamentele e capisco anche che in voi possa sorgere il dubbio che quando c’è un taglio di spese questo ricada sempre sugli italiani all’estero. Non è così. In realtà è tutto proporzionale. Quando si tagliano milioni all’estero, in Italia si tagliano miliardi. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un Paese che viene da sette anni di recessione economica. Per quanto riguarda la Rai, vi posso garantire che abbiamo fatto tanto perchè il problema è stato denunciato da tempo. Sono stato due anni in Vigilanza e abbiamo più volte trattato l’argomento, soprattutto per quanto riguarda l’informazione di ritorno. Abbiamo fatto anche un emendamento ma è rimasto lettera morta. Purtroppo non ci sono risorse. Non c’è da aspettarsi miracoli”. Riguardo ad Alitalia "è una compagnia privata, non possiamo intervenire su scelte aziendali private”. Diritti umani: “Una questione molto delicata. Stiamo studiando il modo in cui presentare il caso in Italia aldilà dei singoli casi. È una questione che ci sta a cuore. Abbiamo premura di esporre la problematica in Parlamento”. Omologazione dei titoli di studio: “Non è un problema sconosciuto. Ci sono difficoltà all’interno della stessa Comunità europea. Si sta studiando una legge che possa omologare i vari titoli di studio all’interno dell’Ue. E’ è una legge che deve fare il Parlamento europeo”. Ma intanto la Spagna prosegue per la sua strada e l'Italia sulla sua. Su lingua e cultura Micheloni ha detto che “Già da tempo stiamo studiando un meccanismo che possa gestire a livello globale la diffusione della lingua e cultura itaiana all’estero Non è una cosa semplice e ha bisogno del suo tempo per essere realizzata. C’è l’idea di creare qualcosa di più efficiente utilizzando le risorse già presenti sui singoli territori”. Valorizzazione delle risorse italiane all'estero: “Questo è l’obiettivo di noi parlamentari eletti attraverso la circoscrizione estero. Crediamo fermamente che la comunità italiana residente all’estero sia una risorsa vitale per il nostro Paese. Sono anni che ci battiamo in Parlamento per le nostre comunità. Ed è il motivo della presenza dei miei colleghi italiani qui. Vogliamo rendere più visibile il mondo degli italiani all’estero. E’ nostra intenzione sensibilizzare sulla questione anche i nostri parlamentari che non conoscono a fondo questa immensa realtà; questo pezzo d’Italia, fuori dall’Italia”. La verità è un'altra: Micheloni difetta sulla comunicazione ma è uno dei pochi (forse l'unico) dei parlamentari eletti all'estero che conta nel suo partito, che è quello di governo, perché ha esperienza e competenza. Anche questo governo Renzi punta poco sugli italiani all'estero, così come fanno le Regioni. Aver avuto uno come Micheloni sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel mondo avrebbe significato di più per la causa. Giro è persona brava e competente ma è un italiano d'Italia.

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