Onu, 48% di anziani nel mondo non ha pensione e Italia perseguita emigrati

Oggi, 1° ottobre, si celebra in tutto il mondo la “Giornata mondiale delle persone anziane”. L'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo, organismo dell’Onu) ha diffuso un nuovo rapporto nel quale si evince che quasi la metà degli anziani, il 48%, non riceve una pensione. Per molti tra quelli che la ricevono non è sufficiente a sopravvivere. Il rapporto analizza i sistemi pensionistici di 178 paesi. Più di 45 paesi hanno una copertura del 90% e oltre 20 nazioni in via di sviluppo hanno raggiunto o quasi una copertura universale. "Molti paesi in via di sviluppo - ha detto la spagnola Isabel Allende Ortiz (foto in fondo), direttore del dipartimento Ilo per la protezione sociale - stanno espandendo la copertura dei loro sistemi pensionistici, si tratta di una tendenza molto positiva". In un solo decennio, paesi come Cina, Lesotho, Thailandia, Timor Est e Tunisia hanno registrato miglioramenti straordinari nella copertura pensionistica, passando dal 25 al 70% della popolazione. L'Europa, invece, torna indietro secondo l'Ilo: "Le politiche di consolidamento fiscale adottate dal 2010 in poi hanno portato a una riduzione della protezione sociale per le persone anziane. Le misure di aggiustamento comprendono tagli alla sanità e ad altri servizi sociali, riforme dei sistemi pensionistici che innalzano l'età pensionabile, la riduzione delle prestazioni e l'aumento dei contributi. Questi provvedimenti stanno compromettendo i sistemi pensionistici e sociali nonché la loro funzione di prevenire la povertà in età avanzata. Le debolezze di lungo termine delle politiche di austerità si stanno manifestando. I bassi livelli di reddito delle famiglie hanno portato a una riduzione dei consumi domestici e rallentano la ripresa economica. È preoccupante pensare che i futuri pensionati riceveranno entro il 2050 pensioni più basse in almeno 14 paesi europei". La Ortiz spiega che "l'impatto positivo della protezione sociale sullo sviluppo socio-economico, per esempio rafforzando la capacità di spesa dei consumatori e promuovendo una crescita economica più inclusiva, ha posto la protezione sociale in cima all'agenda per lo sviluppo”. Il Rapporto Ilo rivela che "alcuni paesi, tra cui Argentina, Bolivia, Cile, Ungheria, Kazakhstan e Polonia stanno riconvertendo le precedenti privatizzazioni dei loro sistemi pensionistici avvenuti negli anni 80 e 90 in quanto troppo costosi e non consentono l'estensione della copertura della pensione".

Proprio oggi un giornale in Abruzzo dà la notizia del pm di Lanciano (Chieti) che ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa di cinque anziani (quattro donne e un uomo, fra i 78 e gli 84 anni) emigrati in Argentina che, secondo l’accusa, avrebbero fittiziamente ottenuto la residenza nei loro paesi d’origine (non all’Aire, come si legge sul giornale, sennò sarebbero residenti all’estero e, quindi, non pensionabili), tutti nel Chietino, per ottenere dall’Inps la pensione sociale di 447,61 euro al mese più tredicesima. Di notizie come questa l’Italia è piena: gli emigrati nei Paesi sudamericani che non hanno fatto fortuna, oggi tutti in età avanza, forti della doppia cittadinanza, rientrano in Italia, prendono residenza, magari nelle proprie case lasciate nel dopoguerra, e fanno domanda all’Inps per la pensione sociale, che non è quella da lavoro, ma quella che tocca a tutti i residenti nel Paese – anche extracomunitari se con carta (e non permesso) di soggiorno – che non hanno reddito o quasi. Questo perché, nonostante gli sforzi politici di alcuni Paesi, come il citato Argentina del Rapporto Ilo, in Sudamerica le pensioni (per chi ce l’ha) variano da 100 a 200 dollari Usa, una miseria in paesi dove il costo della vita è sì inferiore a quello europeo ma pur sempre proibitivo per redditi così bassi. Con la pensione sociale italiana, invece, dall'altra parte dell'oceano si vive bene: ecco perché tanti emigrati (quelli che si possono permettere un biglietto aereo) tornano, fanno la pratica all’Inps o patronato, e poi vivono un po’ qua (meno) e un po’ là (molto di più). Per il regolamento Inps (non la legge) non va bene: se hai le pensione sociale sei costretto ad avere la “dimora abituale” (testuale di legge) in Italia almeno 11 mesi l’anno e dal 2009 devi averci “soggiornato” (testuale di legge) da almeno 10 anni. Secondo il dizionario Treccani, il verbo “dimorare” significa “abitare, più o meno stabilmente, in un luogo” mentre “soggiornare”, indicato anche come sinonimo di "dimorare", è “fare soggiorno, trattenersi per un tempo più o meno lungo in uno stesso luogo”. Nel caso dell’inchiesta lancianese, pare che i cinque emigrati siano “irrintracciabili all’estero”. Capita l’aria che tira e il rischio di dover restituire soldi incassati per sopravvivere (una media di oltre 20mila euro a testa) gli anziani italo-argentini se ne son tornati in Sudamerica. Se rinviati a giudizio si spera che i loro avvocati d’ufficio sappiano far valere i loro diritti d'italiani emigrati (che tanto hanno dato all’Italia dal dopoguerra in poi, più di quello che hanno ricevuto), di residenti fino a prova contraria, magari proprietari di quella casa dove pagano anche Irpef, Imu e la nuova  Tasi, oltre che l’Iva sulle bollette delle utenze. “Dimora” e “soggiorno” sono parole che potrebbero far interpretare le norme in un senso o nell’altro, come bravi siamo noi italiani quando le leggi le scriviamo e le applichiamo. Chi scrive si occupò per il settimanale “Pescara Pescara” di un caso analogo anche a marzo 2012, sempre per altri vecchietti abruzzesi in Argentina, bollati dalle cronache anche allora come “truffatori”. Un articolo in cui si sottolineò anche il fatto che pure al Sistema sanitario nazionale converrebbe che i pensionati sociali vivessero lontano dall’Unione europea: a quell’età rischiano di costare più di ospedali, medici, infermieri e medicine che di pensione sociale. Intervistammo anche la giornalista Mariza Bafile, ex deputata italo-venezuelana che aveva fatto una proposta di legge per le pensione agli emigrati, caduta poi nel vuoto insieme al governo Prodi. “L’illegalità non va mai giustificata – ci disse la Bafile – ma il disagio di molti nostri emigranti soprattutto in America Latina è un fatto innegabile. Sono anziani, spesso malati e fanno fatica a mettere insieme due pasti al giorno. Medicine e cure mediche sono poi un vero lusso che pochi possono permettersi e lo dimostra il costante aumento di richieste di aiuto presso i Consolati. Purtroppo la caduta del governo Prodi ha interrotto un iter che sembrava destinato a buon fine e, nonostante sia stata riproposta questa iniziativa nel corso dell’attuale legislatura (quella del governo Berlusconi, ndr), il silenzio di chi decide nelle stanze del potere è stato assordante. Alla luce della situazione drammatica di una generazione destinata piano piano a estinguersi, sarebbe il caso di rivedere la legge dell’assegno sociale rendendolo più flessibile e quindi aiutando non soltanto chi vive all’estero in condizioni disagiate ma anche quegli italiani che potrebbero vivere più degnamente con l’importo di quella pensione se potessero spostare il loro domicilio in paesi in cui la vita è più economica. L’Italia paese ormai d’immigrazione è incapace di guardare al suo passato anche solo per costruire una politica d’immigrazione credibile e giusta. Grandi titoli nei giornali ci vengono dedicati solo quando tra i milioni di emigrati ne scovano qualcuno che prende un assegno sociale di cui hanno diritto solo gli italiani di serie A cioè quelli che vivono in Italia. Le rimesse vecchie e nuove? L’indotto per il made in Italy? – concludeva la Bafile – Frasi che fanno solo storcere il naso. Eppure dietro a quelle frasi ci sono cifre vere. Cifre che sopperirebbero di gran lunga a un piccolo aiuto dell’Italia verso quelli che all’estero vivono in situazioni di estrema povertà”. Pensiero (purtroppo) ancora attuale, che giriamo non solo ai parlamentari eletti all'estero.

Nella foto in apertura Mariza Bafile durante il suo intervento nel 2008 alla Consulta degli abruzzesi nel mondo (Cram). Alla sua destra i colleghi deputati eletti all'estero di allora, Antonio Razzi (Svizzera, ora senatore) e Giuseppe Angeli (Argentina). Con loro l'allora vicepresidente Cram Ana Maria Michelangelo (Venezuela). Nella foto al centro, la platea del Cram 2008: in primo piano, a sinistra il compianto consigliere Nicola Di Teodoro. Alla sua sinistra il collega Nicola Ciammaricone e (dietro Di Teodoro) Amedeo Di Lodovico, rispettivamente segretario e presidente della Fondazione "Abruzzo solidale" che si occupa di anziani malati e indigenti in Venezuela grazie a un fondo voluto dall'assessore al ramo Donato Di Matteo. Alla sinistra di Di Lodovico, Antonio De Fabritiis, presidente degli abruzzesi a Cuba, corrispondente consolare a Santiago ed ex presidente dell'Inps di Pescara. Come si noterà in questa foto di sei anni fa, la gran parte dei rappresentanti degli emigrati all'estero erano già allora persone in età pensionabile, tutti ancora oggi in buona salute. Sono certamente oltre 80 milioni gli italiani nel mondo, di cui quattro con cittadinanza italiana. il governatore d'Abruzzo Luciano D'Alfonso ha parlato pochi giorni fa addirittura di 200 milioni di "italici".

 

 

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