A Cuba, lontano dalla droga, come Maradona. Italiano in carcere per tre spinelli

Ama Cuba e la famiglia ha assecondato con piacere il suo desiderio di trasferirsi nell'isola caraibica quattro anni fa, pensando che era l'unico Paese al mondo in grado di farlo stare lontano dalle droghe, in Italia provate tutte. Avevano letto di Diego Maradona, uscito dal tunnel della cocaina (è scampato alla morte) grazie al suo amico Fidel Castro, che lo ha fatto curare in un centro specializzato di L'Avana ma soprattutto tenuto lontano dalle tentazioni, che a Cuba non esistono.

Maradona, però, è Maradona così come Javier Sotomayol è Sotomayol, il primatista mondiale cubano di salto in alto (il suo record di 2,45 metri resiste da 21 anni). Il campione cubano-eroe nazionale fu addirittura squalificato dalla Federazione internazionale di atletica il 4 agosto 1999 che lo trovò positivo alla cocaina. Castro gridò alla congiura internazionale contro Cuba che da lì a pochi giorni doveva partecipare ai Campionati mondiali di atletica in Spagna. La pena di due anni fu poi dimezzata: i Mondiali saltarono ma Sotomayol riuscì a partecipare alle Olimpiadi australiane del 2000, dove il cubano conquisto la medaglia d'argento. La droga da un ventennio gira eccome pure a Cuba, anche se non è mai stato un drammatico fenomeno sociale come accade in gran parte del mondo. I bambini cubani sono poveri ma protetti da famiglie e istituzioni e, quindi, non si drogano nemmeno con la colla che devasta, invece, l'America latina. I controlli da parte della polizia sono intensi da quanto il problema è sorto con l’arrivo in massa dei turisti che sì la droga la portano e usano eccome. La "Maria", così i cubani chiamano la marijuana, si spaccia e si consuma con moderazione e fra mille rischi pure nell'Isola “drug-free” e l'ennesimo italiano incastrato si chiama, appunto, Giulio Brusadelli, un ragazzo di Roma in carcere a Santiago de Cuba dallo scorso aprile perché trovato per strada in possesso di tre spinelli. Il prossimo 20 luglio si concluderà il suo processo: rinviato a giudizio rischia fino a otto anni di galera perché Brusadelli, appunto, non è né Maradona né Sotomayor. Brusadelli è un comune mortale che stava nell'amata Cuba per stare lontano da ogni tipo di stupefacente e che oggi, invece, rischia di passare nelle terribili patrie galere cubane i suoi prossimi otto anni a meno che non venga assolto ed espulso o, per estradizione, gli concedano di scontare la pena in Italia. Guido ha ricevuto in carcere la visita di Antonio De Fabritiis, corrispondente consolare italiano a Santiago nonché presidente dell'Associazione abruzzesi a Cuba "Federico Falco". Il giovane romano è talmente innamorato della "Grande isla" che in un primo momento aveva pure detto che, in caso di condanna, avrebbe preferito scontarla là invece che in Italia. Naturalmente ha cambiato idea dopo pochi giorni di vitto e alloggio dietro le sbarre tropicali. I genitori sono corsi a Santiago per stare vicino a quel figliolo che li ha fatti sempre soffrire e che rischiano di non vedere più per chissà quanto tempo. Prima di partire sono stati in silenzio mediatico, non hanno fatto appelli al Governo e questa storia particolare sarebbe venuta alla luce, forse, solo dopo la condanna. Di casi analoghi ce ne sono tanti: a Cuba si va intanto in carcere pure per aver investito qualcuno senza colpa. Con la droga non si scherza ma questo caso colpisce in modo particolare perché Guido è certamente un ragazzo ‘malato’ che a Cuba stava guarendo. Il suo errore pare sia stato quello di aver firmato la confessione di essere anche spacciatore, cosa non vera, a suo dire. Quando è stato fermato, infatti, i poliziotti lo hanno poi accompagnato nella casa che aveva in affitto ed effettuata la perquisizione non hanno trovato altra droga. Il fermo di polizia è proseguito fino alla fine di aprile quando il giovane è stato poi trasferito in carcere. L'accusa formulata per il rinvio a giudizio è stata non solo di consumo, ma anche di spaccio di droga che risulta dal verbale con firma estorta poiché relegato in un piccolo spazio e senza poter ricevere alcuna visita fino a quando non avesse firmato il verbale. A Cuba la richiesta della “Fiscalia” (la procura della repubblica italiana) viene accolta nel 90% dei casi. L’unica speranza, dopo, rimarrà l'estradizione per far scontare la pena in Italia. Oppure, prima, un doveroso e in extremis tentativo da parte del nostro Governo di far capire ai cubani che Guido è semplicemente un ragazzo che cerca di uscire dal tunnel. Come è successo a Maradona.

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