Venezuela, salario aumenta a 8 Usd, 4 volte meno di alleato Cuba, pure in crisi

  • Stampa

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha più che raddoppiato il salario minimo, portandolo all'equivalente di circa otto dollari statunitensi al mese, in un contesto di iperinflazione e di una forte svalutazione del bolivar, secondo un decreto presidenziale pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale. Lo stipendio base, secondo quanto si legge sulla stampa locale, è passato da 18mila bolivar (3,46 dollari al cambio parallelo) a 40mila bolivar (7,69 dollari). L'aumento, è stato precisato, si applica retroattivamente al 16 aprile. Maduro ha anche rilanciato il pagamento di un buono pasto di 25mila bolivar (4,80 dollari). Questo nuovo reddito minimo copre appena un decimo del costo del paniere alimentare di base, secondo l'ong Cenda, che misura il costo della vita. Esso permette solo di acquistare circa quattro chilogrammi di carne. Il Venezuela sta attraversando una crisi economica senza precedenti. In particolare, ci sono gravi carenze di farmaci e di beni di prima necessità. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede quest'anno un'iperinflazione pari a 10.000.000%. Questo è il secondo aumento salariale decretato quest'anno da Maduro, che nel frattempo ha già tolto due volte tre zeri alle banconote venezuelani (una volta lo fece anche il suo predecessore Hugo Chavez). Anche aumentando il salario all'equivalente di otto dollari, nel Paese sudamericano in preda a una crisi senza precedenti nella storia dell'umanità. Crisi passata nemmeno dal suo alleato Cuba durante il "periodo especial" degli anni 90 decretato dall'allora presidente Fidel Castro, a seguito della fine degli aiuti dell'ex Urss. Crisi che l'isola comunista caraibica rischia di tornare a passare proprio per colpa della sua solidarietà al fallito regime chavista, che ha fatto inasprire le sanzioni di Washington anche a L'Avana oltre che a Caracas.

I tempi di Barack Obama (predecessore di Donald Trump) e del ripristino del turismo Usa a Cuba sono ormai un ricordo lontano, eppure sono passati due anni. Dal 1995 il dollaro Usa (equivalente al peso convertibiule Cuc) a L'Avana è più o meno stabile a 25 pesos "nacional" (Cup) e i salari sono nel tempo raddoppiati sull'isola, passando agli attuali 740 pesos (quasi 30 dollari Usa). Se a Cuba è difficile trovare cibo e beni di prima necessità, in Venezuela sugli scaffali dei supermercati non c'è più nulla da tempo. Il popolo cubano è deluso dal nuovo presidente Manuel Diaz-Canel (nella foto d'apertura è a destra con Maduro) che ultimamente è stato pure contestato (fatto senza precedenti nell'isola-regime) per strada. Considerato che alla Casa Bianca c'è Trump e che Maduro fa fatica da tempo a garantire il petrolio a L'Avana (la produzione è crollata e non basta per i clienti creditori Cina e Russia e nemmeno per lo storico cliente Usa) a L'Avana conveniva "mollare" l'alleato fallito e insolvente invece che solidarizzare con un regime incapace e corrotto che non a niente a che vedere con quello cubano, né politicamente né economicamente.

Intanto il presidente ad hinterim venezuelano Juan Guaido (nella foto a destra) ha di nuovo esortato l'esercito, pilastro economico e politico del Venezuela, a smettere di sostenere Maduro, durante una manifestazione considerata un'anticipazione del 1 maggio, data-chiave per spingere il presidente verso l'uscita. Il leader dell'opposizione, riconosciuto da una cinquantina di Paesi tra cui gli Stati Uniti (che gli hanno pure affidato i beni sequestrati all'estero), ha scelto il quartiere degli 'affari' di Caracas per un giuramento simbolico di oltre centinaia di sostenitori riuniti in "comitati di mobilitazione popolare". Ma nel suo discorso s'è ancora una volta rivolto all'esercito, che controlla in particolare il settore petrolifero, polmone dell'economia del Paese. Il suo sostegno "è fondamentale. Ma il tempo passa e l'attesa non può essere eterna", ha affermato.

e-max.it: your social media marketing partner