Disoccupati Naspi esclusi da Assegno ricollocazione oltre che da Reddito cittadinanza

Dimenticati dall'adeguamento previsto dal Decreto sul Reddito e Pensione di cittadinanza e ora anche esclusi dall'Assegno di ricollocazione (Adr) che fino all'anno scorso era a loro riservato esclusivamente. Chi aveva perso il lavoro da almeno quattro mesi fino al 2018 poteva usufruire dell'Adr previsto dal "Jobs act" (articolo 23 del Dlgs 150/2015) per finanziarsi la formazione professionale utile a rientrare nel mondo del lavoro. Il Decreto 4/2019 - in corso di conversione in legge in parlamento e già modificfato al Senato in alcuni punti - prevede all'articolo 9 la sospensione fino al 31 dicembre 2021 per i disoccupati Naspi dell'Adr, che sarà erogabile solo ai percettori del Rdc. Insomma, i disoccupati che non posso richiedere il Rdc per motivi di Isee superiore a 9360 euro (reddito che avevano nel 2017 quando lavoravano e che ora non hanno più) sono penalizzati sia sotto il profilo economico (la Naspi, a differenza delle pensioni, non sarà adeguata ai 780 euro mensili) sia sotto il profilo delle politiche attive per il lavoro da parte dei Centri per l'impiego (Cpi) e Anpal, che daranno priorità a coloro che percepiranno il Rdc. Ricordiamo che la Naspi viene erogata, grazie al "Jobs act" (prima era di massimo otto mesi) la metà del periodo lavorato fino a un massimo di due anni. L'assegno mensile è pari al 75% della retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni, che si riduce del 3% mensilmente dopo i primi quattro mesi. Quindi, la Naspi sotto i 780 euro è molto diffusa considerando i tanti part-time ma soprattutto la gran parte degli stipendi fra gli 800 e i mille euro al mese.

Una grave discriminazione verso coloro che il lavoro lo hanno perso (Rdc spetta, invece, pure a chi non ha mai lavorato) che speriamo sia oggetto di emendamento alla Camera (anche se poi dovrà tornare nuovamente al Senato).

L’Adr consiste in una somma (che non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale), graduata in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i Cpi o i servizi accreditati. L’assegno è spendibile nei Cpi o soggetti privati accreditati (scelti dal disoccupato titolare dell'Adr) per ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. Il servizio ha una durata di sei mesi (prorogabile per altri sei nel caso non sia stato consumato l'intero suo ammontare) e deve essere richiesto dal disoccupato.

Col Dl 4/2019, l’assegno diviene parte integrante della funzione attribuita al Rdc, il cui beneficiario è tenuto a stipulare il "Patto per il lavoro" col Cpi, decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione della prestazione riceve dall’Anpal l’Adr che ammonta tra 250 e cinquemila euro a seconda del profilo di occupabilità del lavoratore.

La nuova norma non precisa, tuttavia, se la sospensione si applichi anche ai soggetti per i quali sia già in corso di godimento l'assegno medesimo o abbia efficacia sospensiva esclusivamente riguardo alle domande presentate dal 29 gennaio 2019 in poi, data di entrata in vigore del Dl 4/2019.

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