Povertà, otto città su 12 riapriranno bandi per le social card non assegnate

Per la nuova Social card, in otto città su 12 verranno aperti nuovi bandi per assegnare le risorse non utilizzate, ma con ogni probabilità bisognerà attendere che passi l’estate: le nuove selezioni potrebbero partire insieme all'allargamento della sperimentazione in tutta Italia. A fare il quadro sulle ipotesi di lavoro sulla Social card è Raffaele Tangorra (foto), capo della Direzione inclusione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dopo che alcuni giorni fa su "Lavoce.info" aveva tracciato un bilancio sulla sperimentazione insieme all'ex viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra. La prima fase della sperimentazione, avviata nelle 12 città italiane con più di 250mila abitanti, non ha esaurito le risorse messe a disposizione (50 milioni di euro). A centrare l’obiettivo soltanto città come Palermo e Catania, dove i sei milioni per la prima e i 2,7 milioni stanziati per la seconda città verranno utilizzati interamente. A sfiorare di poco l’obiettivo Torino, dove il Ministero conta di assegnare tutte le card disponibili con il riesame di alcune delle domande rigettate. E poi Roma, dove le circa ottomila domande recapitate agli uffici del Comune e online hanno allontanato i timori di un nuovo flop e reso raggiungibile la distribuzione delle circa 3150 card disponibili, finanziate con 11,7 milioni di euro. Per Napoli, Milano, Bari, Genova, Bologna, Firenze, Venezia e Verona, invece, occorrerà riaprire i bandi. I fondi stanziati per le social card sperimentali ci sono, bisogna soltanto trovare i legittimi beneficiari di quelle non assegnate. “Ci stiamo interrogando sulle modalità con cui questa apertura dovrà avvenire – spiega Tangorra - A breve scioglieremo le riserve. Molto probabilmente si tratterà di coordinarsi con le varie estensioni della sperimentazione su cui stiamo lavorando in questo momento. Abbiamo il decreto che attribuisce nuove risorse alle otto regioni del Mezzogiorno in dirittura d’arrivo e quindi, una volta registrato dalla Corte dei conti, bisognerà stabilire la tempistica di attuazione”. Su 12 città, soltanto tre a oggi hanno raggiunto l’obiettivo di una prima fase che ancora non si conclude, a causa del bando di Roma, aperto nei primi mesi di quest’anno per evitare strumentalizzazioni elettorali durante le elezioni della nuova giunta. Tuttavia, nelle restanti 11 città sono passati quasi dieci mesi dalla chiusura dei bandi e si fatica ancora a parlare di graduatorie definitive. Riaprire un bando, però, non è cosa semplice. Ci sono delle valutazioni tecniche su cui la politica dovrà dare il proprio parere. In primo luogo, quella sul mantenimento o meno dei requisiti stabiliti inizialmente. “In ordine di importanza – prosegue Tangorra - la prima cosa da decidere è se si vogliono mantenere o meno gli stessi criteri. Stiamo lavorando a un'ipotesi di modifica. Tuttavia, se in quattro città molto diverse tra loro il budget si esaurisce, il problema è più di take-up, cioè di quanto l’informazione è stata resa disponibile ai cittadini, piuttosto che di un errore nella valutazione nei criteri”. Allo studio, infatti, più che una revisione dei requisiti, c’è la speranza che si possa andare avanti utilizzando il nuovo Isee. “Può risolvere molti problemi perché prevede l’Isee corrente con la storia del cittadino. Se la platea dei beneficiari è quella di chi mantiene un attaccamento al mondo del lavoro pur essendone stato espulso, l’Isee corrente funziona meglio” specifica il capo della direzione InclusioneSui problemi di comunicazione tra Comuni e Inps riscontrati dalle amministrazioni locali, invece, nessuna novità. “La lezione che abbiamo imparato è che magari avremmo dovuto implementare il sistema prima di far partire la selezione – spiega il dirigente - L’evidenza dei dati sui controlli, però, ci dice quanto questi siano fondamentali. In un paese come l’Italia, con il livello di economia sommersa che c’è, o siamo in grado di tarare bene queste politiche con gli strumenti che abbiamo a disposizione, oppure rischiamo il fallimento che si è già ripetuto in passato”. Adoperare il nuovo Isee nella selezione dei beneficiari significa attendere che quest’ultimo sostituisca il vecchio indicatore. Tuttavia, non è solo dell’Isee la colpa di un possibile ritardo nell'ampliamento della sperimentazione. Molto dipenderà dalle scelte politiche da prendere in merito all'estensione della social card anche al Centro-nord. “Il solo Mezzogiorno potrebbe avere tempi più rapidi di attuazione – chiarisce Tangorra - Occorre valutare, però, se avviare la sperimentazione anche al Centro-nord a cui nel prossimo biennio sono stati assegnati 80 milioni di euro (complessivamente 40 milioni annui per tre anni)”. Una cifra “non sufficiente, per cui sarà necessario un altro decreto che vada a modificare i criteri della social card tradizionale e permettere di assorbire risorse per la sperimentazione. Altrimenti non potremmo andare al Centro-nord con la nuova social card e bisognerà decidere strategie diverse per l’estensione. Sono tutti passaggi che vanno decisi prima a livello politico, che tecnico” spiega Tangorra. Si riparte, quindi, ma dopo l’estate. A oggi non c’è ancora nulla di certo e la mancata assegnazione delle deleghe ai quattro sottosegretari al Welfare a un mese e mezzo dalla loro nomina non facilita le cose. Tuttavia, se non si vuole ripetere il tonfo della prima parte della sperimentazione, che ha visto la maggior parte dei bandi aperti proprio durante le ferie estive, bisognerà intervenire o prima o dopo l’estate. A conti fatti, però, il nuovo Isee, la decisione di pescare fondi dalla carta ordinaria, i passaggi burocratici necessari e i tempi stretti fanno calare le possibilità che i nuovi bandi possano diventare realtà tra maggio e giugno. “Se avessimo concluso la prima fase a dicembre si sarebbe potuto partire in primavera con l’altra parte, ma per questa seconda fase abbiamo ancora il decreto in registrazione e bisogna capire se si vuole correre e mantenere gli stessi requisiti di prima, oppure sfruttare l’occasione dell’estensione per cominciare a ragionare su ipotesi migliorative". A pesare su un possibile slittamento di date “l’esistenza di risorse che si possono mettere a disposizione da subito e non vengono utilizzate immediatamente” conclude Tangorra. Visti i precedenti, è lecito pensare che per le prime erogazioni della seconda fase bisognerà attendere il 2015.

 

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