Editoria, Fnsi e Cnog su nuovi annunci tagli: M5S contro pluralismo

"Il trionfalismo con cui il vicepremier Luigi Di Maio e il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi (nella foto sotto a destra, ndr), annunciano il taglio del fondo per l'editoria sono l'ennesima conferma della volontà del Movimento Cinque Stelle di colpire l'informazione. Di Maio e Crimi hanno gettato la maschera: vogliono ridurre le voci, indebolire il pluralismo, nell'illusione di cancellare le voci critiche e manipolare il consenso dei cittadini". Lo affermano, in una nota congiunta, Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) e l'Ordine dei giornalisti (nella foto d'apertura, il segretario Fnsi Raffaele Lorusso e il presidente dell'Odg Carlo Verna). 

"L'unico risultato di questa operazione - prosegue la nota - sarà la chiusura di alcuni giornali e la perdita di numerosi posti di lavoro. In questo scenario diventa sempre più chiara la portata strumentale e propagandistica del tentativo del vicepremier Di Maio di discutere di lavoro precario con Fnsi e Ordine. Non si può discutere di lotta al precariato con chi, con i suoi provvedimenti, creerà altri precari. Una ragione in più per rispondere alla convocazione del ministro con un'assemblea davanti alla sede del Mise, lunedì prossimo, 10 dicembre, a partire dalle 11".

I giornalisti hanno commentato l'annuncio del ministro del Lavoro Di Maio che ha detto al termine del vertice sulla manovra: "Faremo un taglio graduale ai fondi per l'editoria, era una nostra grande battaglia dal 25 aprile del 2008. Si farà un primo taglio del 25% nel 2019 per i fondi all'editoria, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021 fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi per l'editoria in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato e non godere più di concorrenza sleale da alcuni giornali che prendono soldi pubblici".

Non si sono fatte attendere le critiche anche dalle opposizioni: "Leggiamo che il governo intende insistere con i tagli all'editoria nella manovra di bilancio. Sinceramente non si comprendono le ragioni di una tale scelta: solo la volontà di mettere il bavaglio a tante voci che compongono il panorama di una informazione libera e plurale può giustificare la scelta di togliere risorse, che spariranno completamente nel 2022, a tanti periodici cattolici o a testate come 'Avvenire', 'Libero' o 'Il Foglio'. Dietro questa scelta, che consideriamo inaccettabile e pericolosa, c'è evidentemente una idea malsana e miope di democrazia. Anzi, forse c'è proprio l'ignoranza di quale sia il valore del pluralismo e di una vera democrazia dell'informazione". Lo afferma Vanna Iori, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura al Senato. Il senatore (e giornalista) Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha invece affermato che "il governo sopprime i fondi per l'editoria, uccide la libertà di stampa, produce licenziamenti in massa nei giornali. Una scelta da dittatura. Una vergogna in violazione di norme costituzionali. A quando un rogo nazista di libri e giornali?Fermiamoli".

 

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