Rei anche per single senza figli, in attesa del reddito di cittadinanza

Il Popolo italiano è in trepidante attesa del "Reddito di cittadinanza", fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle e confermato del "Contratto di governo" con la Lega. Una misura che si preannuncia, però, ridotta rispetto alla proposta di legge presentata dai grillini nella scorsa legislatura, ammesso che si trovi la relativa copertura finanziaria. In attesa del reddito grillino-leghista ai disoccupati o poveri italiani (che non è una misura nuova, esiste in quasi tutta Europatocca accontentarsi di quello più modesto stanziato solo a partire da quest'anno dal governo Gentiloni: il Reddito di inclusione (Rei). Nel passato periodo gennaio-maggio toccava solo alle persone con minori o disabili a carico o in gravidanza. Da giugno, grazie alla legge di bilancio 2018, i requisiti per accedere al Rei sono allargati a tutti i disoccupati e lavoratori part-time con reddito inferiore a ottomila euro l'anno, anche single.

Tutte le domande presentate nel corso del 2018 e fino al 31 maggio dello stesso anno, non accoglibili per la sola mancanza dei requisiti familiari, saranno sottoposte a riesame d'ufficio da parte dell'Inps, al quale le istanze pervengono dopo i vagli dei Comuni di residenza ai quali vanno protocollate. Un requisito che sta facendo strage è pure quello delle residenza da almeno due anni in Italia "in via continuativa", interpretato in maniera restrittiva dagli uffici delle Politiche sociali. Pensiamo ai "senza fissa dimora" (come quello nella foto a destra) che vivono in comuni dove non è stata attivata la residenza fittizia. Molte persone hanno, inoltre, scoperto di essere state dichiarate "irreperibili" anagraficamente nel biennio che precede l'istanza e si sono viste recapitare lettere di "esclusione" dal reddito di "inclusione". Un'interpretazione restrittiva della regola della residenza almeno biennale, concepita dal legislatore per evitare che orde di cittadini italiani (o immigrati) poveri residenti all'estero si trasferissero in Italia. Ma se una cittadina italiana - come nel caso che ci è stato segnalato da una nostra lettrice disoccupata che vive a Pescara - è "nata, cresciuta e pasciuta" in Italia e per un breve periodo, fra una locazione e l'altra, non ha trasferito la residenza nei tempi previsti dalla legge ed è stata dichiarata "irreperibile", non si può certo escludere dalla misura che dovrebbe, invece, includere.

Il Rei non risolve i problemi di una famiglia ma aiuta. Se fosse stato un assegno tipo quello che promette il Reddito di cittadinanza e soprattutto se fosse partito nel 2017 invece che nel 2018, il Partito Democratico non avrebbe avuto il tracollo elettorale del 4 marzo scorso. Al Sud il M5S ha stravinto proprio perché ha promesso l'assegno sociale che equivale - e in alcuni casi supera - uno stipendio medio. In alcuni Caf e patronati gli elettori si sono presentati subito dopo il voto per reclamare la misura promessa in campagna elettorale, tanto che qualche ufficio è stato costretto ad affiggere cartelli come quello nella foto a sinistra. Però il Rei è una misura che fa gioco a tutte le amministrazioni comunali, perché la gestiscono nella prima fase per i controlli di rito. Anche le amministrazioni avverse al Pd, come nel caso del Comune di Montesilvano (Pescara) che nei giorni scorsi sul nuovo Rei c'ha fatto un lungo comunicato stampa: "L’eliminazione di questi requisiti - scrive il sindaco Francesco Maragno (Forza Italia), con riferimento al Rei senza carichi familiari - è veramente un’ottima notizia per moltissime persone che fino a oggi non hanno potuto cogliere questa opportunità. Il punto di forza del Rei non si esaurisce nella sola erogazione di un contributo economico, ma soprattutto nella predisposizione di progetti personalizzati di inclusione sociale e lavorativa, predisposti ad hoc per ciascun utente dal Servizio sociale. Progetti che rappresentano uno strumento per dare un’occasione di ricominciare alle persone in difficoltà".

Il Comune sulla costa pescarese, che in Abruzzo è diventato il quarto per popolazione, superando Chieti e minacciando Teramo, fa sapere che le domande per il Rei sono circa 500. Di queste solo 120 sono state accolte e la maggior parte, finora 177, sono state respinte, nella maggior parte dei casi proprio per "mancanza di requisiti familiari". Le restanti istanze sono sospese in fase di lavorazione e verifica tramite all'Inps. Fra queste anche le istanza di chi lavora part-time e ha diritto al Rei: una categoria "sospesa" pure se ha fatto la domanda il primo giorno di dicembre 2017, come nel caso di una cittadinanza straniera di Montesilvano. "Ho fatto la domanda il primo giorno utile - ci spiega - e ho riempito e aggiornato via web, col pin Inps, il 'ReiCom' il modulo per denunciare i 'redditi presunti 2018' compatibili col Rei (sono assunta con piccoli contratti a tempo determinato che si rinnovano). Ma fino a oggi non ho ancora ricevuto nulla, nemmeno una lettera". Abbiamo chiesto noi per lei spiegazioni all'Inps direttamente a Roma visto che Pescara ci aveva rivelato di vedere il sistema ReiCom bloccato, e ci hanno risposto che i Rei di chi lavora o ha lavorato poco nel 2018 sono in fase di calcolo, perché l'assegno viene ridotto a chi ha avuto un imponibile Irpef sotto gli ottomila euro. Quindi, chi sta a reddito zero già gode dell'assegno che si eroga tramite carta ricaricabile emessa da Poste italiane. Chi, invece, lavora deve aspettare. L'Inps confida di poter cominciare a erogare i Rei ridotti da luglio, pagando ovviamente gli arretrati, da gennaio come nel caso della nostra lettrice montesilvanese. Visto che si tratta di misure a sostegno dei poveri, si potevano intanto erogare degli assegni provvisori e poi fare i conguagli. Ma chi ha la "pancia piena" (come quelli che lavorano e dirigono l'Inps) non capiscono cosa significa avere la "pancia vuota".

Nella foto qui sopra a destra, Maragno ospite in collegamento a "Uno mattina" su Ra1, testimone sul modello di accoglienza del suo Comune.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=