Crif, organo che non tiene conto nemmeno di Arbitrato bancario

(segue) La sentenza del Tribunale di Brindisi che dà ragione al cliente di banca illegittimamente segnalato alla Centrale rischi Crif, segna una svolta importante nelle relazioni fra utenti e istituti bancari e finanziari. Questi ultimi possono decidere arbitrariamente se un cliente è "cattivo pagatore" anche semplicemente se ha pagato in ritardo qualche rata di un prestito o mutuo. Gli istituti seri preavvisano ai clienti morosi la possibilità di essere segnalati al Crif se non si pagano le rate scadute ma finanziarie senza scrupoli - come è capitato a chi scrive - hanno la possibilità di segnalare alla Centrale rischi anche il mancato pagamento di un presunto insoluto in realtà non dovuto e contestato a ragione all'Arbitrato bancario. Il paradosso è che quest'ultimo organismo - a cui bisogna rivolgersi per derimere contenziosi di questo tipo - ha dato ragione a chi scrive e torto a chi si rifiutava di voler chiudere un estratto conto di una carta di credito non rinnovata che presentava un saldo passivo di poco più di 100 euro. Debito scaturito esclusivamente da spese per invio estratti conto di una posizione che, appunto non esisteva più da anni. Estratti conto che peraltro potevano, come fanno le finanziarie e le banche serie, essere inviati via email o scaricabili dal web. Servizi di cui la finanziaria in questione non voleva dotarsi (stiamo parlando di pochi anni fa, non del secolo scorso) perché lucrava proprio sull'invio cartaceo dei documenti contabili: lettere inviate mensilmente a 30 centesimi di euro - come certificato dal corriere da loro scelto per gli invii - nei cui estratti conto c'era ogni mese l'immancabile addebito di oltre un euro di "spese invio estratto conto". Aivoglia a contestare l'invio stesso di un documento facente riferimento a un rapporto non più esistente: come se non bastava la finanziaria in questione passava persino la pratica a varie ditte esterne di recupero crediti, puntualmente pure avvisate dell'illegabilità praticata dalla società che vantava crediti inesistenti. Una volta il "caro" l'estratto conto arrivò più tardi del previsto e chi scrive dovette pure assistere alla farsa della telefonata di sollecito "esterna" giungere prima dell'arrivo dell'estratto conto a cui si riferiva. Trattandosi di posta non raccomandata non ci fu modo di provare questo clamoroso passaggio.

L'Arbitrato bancario finanziario della Banca d'Italia, a cui chi scrive s'è rivolto gli ha dato ragione, limitatamente nella parte che non si può chiedere al cliente la spesa postale di un euro se questa costa 30 centesimi. Da qui il calcolo fatto alla finanziaria: 70 centesimi al mese di differenza per 10 anni di invii non prescritti di estratti conto che conteggiavano, non il debito del capitale ma esclusivamente le spese postali che si rivalutavano con gli interessi e le "spese per insoluti". Quindi, sei tu che devi ridare i soldi a me non io a te. Non voglio niente, solo che annulli questo debito inesistente e non inviarmi più estratti conto. Documenti che, guarda caso, dopo la sentenza dell'Arbitrato non sono più arrivati. Ma l'indebita segnalazione al Crif a insaputa di chi scrive, quella sì che è stata fatta e chi scrive se n'è accorto solo grazie alla propria banca, al momento di dover rinnovare il proprio fido bancario, che è stato rinnovato lo stesso nonostante quella segnalazione al Crif per poco più di 100 euro non dovute.

La sentenza dell'Arbitrato è stata subito inviata al Crif con richiesta di cancellazione della segnalazione non dovuta. Ma il Crif ha fatto sapere allo scrivente che quella segnalazione non era stata tolta perché solo chi l'ha fatta la può togliere. Contrariamente all'imprenditore brindisino, chi scrive non ha fatto e non ha intenzione di fare causa per 100 euro e nemmeno per un risarcimento danni da calcolare non si sa come. Ma quella segnalazione sta ancora là, rimarrà là e peserà qualora un domani si voglia accedere di nuovo a un credito. Ma una cosa è certa: il Crif è un istituto che va riformato perché dovrebbe essere organo terzo e non di parte.

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