Foodora, per Damiano riders dipendenti e non cococo. Tridico: salario minimo

Non si placano le reazioni di sdegno alla sentenza del Giudice del lavoro di Torino che ha dato torto ad alcuni ex fattorini (riders) di Foodora, i quali, licenziati a seguito di mobilitazioni per rivendicare contratti più stabili. I ragazzi hanno quindi fatto vertenza alla multinazionale tedesca presente anche in Italia. Essendo, di fatto, subordinati a tutti gli effetti, gli ex riders rivendicavano il riconoscimento dell'assunzione come dipendenti e non dei contratti di collaborazione (cococo) con i quali sono stati ingaggiati. Sorte che tocca tuttora ai colleghi impegnati nella consegna in bicicletta di alimenti e bevande dai ristoranti nelle case di chi ordina il pranzo o la cena preferiti senza dover andare nel locale.

Oltre ai commenti di diversi sindacalisti anche quelli di un ministro del lavoro passato e di un possibile ministro del futuro: "La sentenza di Torino sui lavoratori Foodora richiama il tema, affrontato nel 2006, dei lavoratori dei call center che erano tutti assunti con il lavoro a progetto - ha detto l'ex ministro del Partito Democratico Cesare Damiano (nella foto a destra) - Con la circolare numero 17, stabilii che tutti i lavoratori in outbound (quelli che ricevono le telefonate), erano da considerarsi dipendenti, a termine o a tempo indeterminato, e non autonomi, in quanto vincolati da ritmi e da regole predeterminate dall'organizzazione del lavoro aziendale. Quella scelta portò a circa 30mila stabilizzazioni e alla regolazione del settore dei call center, in precedenza definito un 'far-west'. Il caso Foodora richiama le stesse problematiche: questi lavoratori-fattorini, che per i giudici non esistono, sono costantemente controllati attraverso un algoritmo aziendale che priva la loro attività di quei margini di autodeterminazione che sono propri del lavoro autonomo. Essere governati dal ritmo tradizionale della vecchia catena di montaggio o dal nuovo algoritmo delle piattaforme digitali, è la stessa cosa. Intanto, il primo provvedimento legislativo da adottare per proteggere chi ha un lavoro occasionale e non ha un contratto di lavoro di riferimento, com'è in questo caso, è quello di fissare un salario minimo per legge al fine di evitare anche il più bieco sfruttamento salariale".

Pasquale Tridico, docente di Economia del lavoro all'Università Roma Tre, indicato dal leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio (i due nella foto a sinistra), quale nuovo ministro del lavoro di un governo tutto a 5 stelle, ha invece detto che la sentenza Foodora rappresenta "un caso che fa parte del declino del mercato del lavoro, specialmente per queste categorie su piattaforme caratterizzare da una flessibilità estrema. Soprattutto per questi lavoratori ci vorrebbe un salario minimo. E' una questione di dignità. Sono lavoratori non coperti dalla contrattazione minima e sono soggetti a contratti pirata".

Gli avvocati degli ex Foodora hanno annunciato ricorso in appello e la sentenza di primo grado potrebbe essere facilmente ribaltata. Il cococo - contratto peraltro riformato dal "Jobs act" che ne prevede al suo termine la riconduzione verso l'assunzione a tempo indeterminato (mentre il cocopro a progetto è stato abolito) - è una forma legale di regolamentazione delle collaborazioni parasubordinate. Quello del fattorino in bici che lavora solo per una ditta ed esegue ordini di consegna appare un lavoro subordinato a tutti gli effetti, se svolto a tempo pieno e quotidianamente, proprio per i principi introdotti dalla riforma Damiano.

 

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