Jobs act, al via anche Assegno di ricollocazione, dopo Naspi lunga e Rei

Via libera, finalmente, dal prossimo 3 aprile all'Assegno di ricollocazione, uno degli strumenti delle politiche attive per il lavoro previsto dal "Jobs act", destinato a beneficiari di Naspi (indennità di disoccupazione) da almeno quattro mesi, del Reddito di Inclusione (Rei) e ai lavoratori a rischio di esuberi. A regime questa nuova misura dovrebbe consentire di ricollocare al lavoro circa 70mila persone l'anno. Le risorse già stanziate per il prossimo triennio sono pari a 346 milioni di euro. Il cronoprogramma prevede entro fine mese la pubblicazione dell'avviso pubblico per la selezione dei soggetti erogatori privati, il 15 marzo la pubblicazione della convenzione con i patronati e subito dopo Pasqua la partenza del sistema. Entro la fine di settembre è prevista la definizione di un sistema di rating dei soggetti erogatori.

Nelle legge di bilancio 2018 è stato stanziato un importo un importo pari a cinque milioni di euro per l’anno 2018 e a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020.

Come funziona l’Assegno di ricollocazione? "E' uno strumento che aiuta la persona disoccupata a migliorare le possibilità di trovare la propria ricollocazione nel mondo del lavoro", spiega l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro (Anpal), che coordina l'attività. Non si tratta dunque di un bonus, né di un surrogato del Rei. Non consiste nemeno in una somma di denaro che un disoccupato può spendere per le proprie esigenze "ma uno strumento che aiuta la persona disoccupata a migliorare le possibilità di trovare la propria ricollocazione nel mondo del lavoro - prosegue l'Anpal, che coordina l'azione - È destinato a chi percepisce l'indennità di disoccupazione Naspi da almeno quattro mesi e consiste in un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza alla ricerca di lavoro (centri pubblici per l'impiego o altri soggetti accreditati). Serve a potenziare le loro attività di supporto e fornire un servizio personalizzato agli utenti. L'importo dell'assegno viene riconosciuto non alla persona disoccupata, ma al soggetto che ha fornito il servizio di assistenza alla ricollocazione e solo se la persona titolare dell'assegno trova lavoro. L'importo varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di cinquemila euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare la persona disoccupata (profilo di occupabilità). Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l'esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l'apprendistato e il tempo determinato, maggiore o uguale a sei mesi".

Critica su questa misura la Cgil: la segretaria confederale Tania Scacchetti (nella foto a fianco è a sinistra con la leader Susanna Camusso) spiega che "non esiste ancora un sistema nazionale di governo, ma un insieme di sistemi regionali, nonostante i ripetuti sforzi di conciliazione tra Ministero e Regioni. Inoltre non sono stati fatti i necessari investimenti strutturali o destinate risorse ai centri per l'impiego e, come ammesso dalla stessa Anpal, la fase sperimentale di avvio dell'assegno di ricollocazione è stata un totale fallimento. A Pasqua andrà finalmente a regime" ma "non si dice che, considerati i dati di previsione di Anpal, questa misura sarà rivolta a una platea potenziale di circa 950mila disoccupati in Naspi da quattro mesi, e quella reale sarà di 60-70mila persone, per la quale sarà previsto un semplice riavvio ad un lavoro precario. Si annuncia poi un piano di rafforzamento dei centri per l`impiego con 1600 operatori, ma non viene detto che questi verranno assunti con contratto a tempo determinato e di collaborazione, quindi anche loro precari".

La Cgil è da sempre critica con le politiche attive per il lavoro dei governi Renzi e (un po' meno) Gentiloni. Ma, d'altronde, il "Jobs act" stesso è stato il principale motivo di spaccatura della sinistra (Pd-Leu) e dei sindacati, con Cgil e Uil contro e Cisl a favore. L'occupazione è cresciuta, e l'Assegno di ricollocazione è solo l'ultima a delle tante misure di nuove prestazioni a sostegno di disoccupati e precari: La riforma del lavoro ha allungato la Naspi fino a due anni, ha introdotto l'Asdi (prosecuzione dell'assegno di disoccupazione per chi ha figli minori) e la Sia, assorbiti da gennaio 2018 dal Rei. Importanti sostegni, insieme ai tanti fondi per il sociale mai visti prima. La vera colpa del governo Renzi è di aver fatto queste riforme senza concertarle con i sindacati, come avveniva prima. Da qui le continue critiche. Per alcuni si stava meglio quando si stava peggio.

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