Anzaldi (Pd): 'Giornalisti Piervincenzi e Borrometi precari, è grave'

"I casi di Daniele Piervincenzi, aggredito da un membro della famiglia Spada di Ostia (Roma), e di Paolo Borrometi, minacciato da un esponente di spicco di un clan mafioso, hanno in comune un elemento che raddoppia la gravità della loro situazione di pericolo: non soltanto rischiano da precari in prima persona per il mestiere di giornalista, ma la loro precarietà nasce addirittura da aziende pubbliche. Una situazione inaccettabile". E` quanto dichiara il deputato del Partito Democratico Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, in un`intervista a "Vita.it". "Piervincenzi è stato definito per giorni - prosegue Anzaldi - un 'giornalista Rai' (nella foto qui sotto a destra, ndr), ma da un`audizione in Vigilanza è saltato fuori che non ha alcun contratto con la Rai, ma solo un rapporto di lavoro autonomo con un`azienda di produzione esterna, peraltro neanche una testata giornalistica.

 

"Lo stesso vale per Borrometi (nella foto d'apertura ricevutuo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ndr): si parla di 'giornalista Agi' (Agenzia giornalistica Italia, in realtà le minacce ce l'ha soprattutto per il suo giornale online LaSpia.it, ndr) minacciato, ma in realtà il suo rapporto con l`agenzia di stampa dell`Eni è da precario. E parliamo di un cronista costretto a vivere con la scorta per le minacce di Cosa Nostra!. Non si capisce come sia accettabile che un`azienda quasi interamente dello Stato, come la Rai, e un player internazionale a forte partecipazione pubblica, come Eni, i cui vertici sono entrambi nominati dal Governo, espongano i propri collaboratori a rischi del genere. C`è anche un danno di immagine: può una società pubblica praticare metodi lavorativi del genere? Come può lo Stato combattere il precariato se i primi ad applicarlo sono i dirigenti delle sue aziende? Su questo sarebbe opportuna una riflessione pubblica dai vertici Rai e Eni".

Anzaldi si meraviglia del precariato di giornalisti in Rai e Agi: è pratica diffusa da anni. Ricordiamo che Giancarlo Siani, ucciso dalla Camorra, e Antonio Russo, assassinato in Cecenia, erano pure giornalisti non assunti (rispettivamente dal "Mattino" di Napoli e da Radio Radicale, che prende finanziamenti pubblici) e, quindi, non coperti dalle assicurazioni vita, sanitarie, infortuni e legali previste dalla categoria per i soli colleghi contrattualizzati.

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