Usa, ciclista mostra il dito medio a Trump: licenziata dalla Akima

La settimana scorsa aveva fatto parlare di sé in tutto il mondo per aver fatto il dito medio al convoglio di auto del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva incontrato mentre stava spostandosi in bicicletta. Adesso, Juli Briskman, 50 anni, è senza un lavoro, visto che la sua azienda ha deciso di licenziarla. La donna lavorava nel settore marketing per Akima, un'agenzia che fornisce servizi al governo. Il giorno di Halloween, la Briskman è stata chiamata dai vertici della sua agenzia, licenziata e accompagnata alla porta con un cartone in cui teneva tutte le sue cose. "Non mi trovavo al lavoro quando ho fatto il gesto - ha detto la donna al quotidiano Usa "The Washington Post" - ma mi hanno detto che la mia azione violava il codice di condotta".
Prima di cacciarla il suo capo le ha mostrato un passaggio delle politiche dell'agenzia, in cui si sostiene che anche l'uso dei social media per diffondere contenuti discriminatori, osceni o falsi "non sarà tollerato e sarà sottoposto ad azioni disciplinari che includono anche la fine del rapporto lavorativo". Tuttavia la Briskman sostiene che non indossasse nulla che potesse ricollegarla al suo posto di lavoro e che neppure suoi social media (dove ha diffuso la foto) si potesse capire in che luogo lavorasse. Ma, continua il giornale americano, c'è un altro episodio. Questa estate la donna ha notato il commento su Facebook di un executive del gruppo, in cui attaccava il movimento antirazzista "Black lives matter", con parolacce e insulti. La Briskman ha fatto notare ai suoi superiori l'episodio che tuttavia non hanno applicato lo stesso procedimento che hanno riservato a lei.
Adesso la donna ha contattato la no-profit American civil liberties union, con l'intento di far valere il suo diritto di espressione, garantito dal primo emendamento alla Costituzione Usa.
Si pente per quello che ha fatto? "No, lo rifarei ancora", ha detto.

Non osiamo immaginare come sarebbe la situazione occupazionale in Italia se le aziende licenziassero tutti coloro che insultano i presidenti della Repubblica o del Governo per strada o sui social network.

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