Hausmann: "Crisi Venezuela senza precedenti. Peggio di Argentina e Cuba"

Quello del Venezuela è un collasso economico senza precedenti mondiali, peggio delle crisi dell'Argentina del 2002, del Messico nel 1982 e persino di quela che ha colpito Cuba fra il 1989 e il 1993. A sostenerlo è Ricardo Hausmann (nella foto d'apertura), economista venezuelano in esilio negli Stati Uniti perché accusato di "tradimento alla patria" dal presidente Nicolas Maduro di essere il principale operatore dell’embargo e la persecuzione finanziaria contro il Venezuela. “Inseguirlo e processarlo”, ha detto un anno fa il leader chavista. Hausmann è stato capo della Banca interamericana di Sviluppo, presidente del Comitato di sviluppo del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale ed è professore all’Università di Harvard (Boston). E' stato anche ministro (1992-1993) del suo Paese prima dell'avvento del chavismo.

Un collasso economico con effetti, sociali ed economici sotto gli occhi di tutti. L'esodo verso la vicina Colombia o per chi può permettersi un aereo, verso Usa, Spagna o Italia, è massivo: oltre due milioni di persone sono scappate dal Paese più ricco di petrolio delle Americhe. Anziani e bambini muoiono letteralmente di fame: la mortalità infantile è passata dallo 0,2 al 30,1%, secondo le cifre ufficiali del Ministero per la Salute, costate il posto all'ex ministra italo-venezuela Antonieta Caporale (nella foto a destra) e l’inflazione è oltre il 700% con la moneta, il bolivares, ormai quasi cartastraccia: ufficialmente un dollaro vale 10 bolivares ma al cambio parallelo ce ne vogliono oggi 18470 (e domani sarà di più).

Hausmann punta il dito contro le politiche economiche del regime chavista. Inoltre, negli ultimi anni la produzione petrolifera si è ridotta del 18%. Secondo lui, non esiste una “guerra economica” contro il Venezuela, come sostiene il governo, e la colpa non è nemmeno del sistema socialista. Lui stesso è stato assessore di altri governi socialisti che funzionano a livello economico, tra cui il Cile.

Nel suo documento “Il collasso del Venezuela non ha precedenti” l’economista spiega tecnicamente la crisi attuale e propone alcune vie di uscite. Negli ultimi quattro anni di potere di Maduro, che ha sostituito il defunto Hugo Chavez, il Pil è caduto più del 40% e il potere di acquisto dei venezuelani è crollato più dell’88%, con problemi di alimentazione e assistenza sanitaria. Il 74% dei venezuelani ha perso in media 8,6% del peso in maniera involontaria per l’impossibilità di trovare alimenti”, scrive Hausmann secondo cui il Venezuela deve recuperare il livello d’importazioni di circa 35 milioni di dollari. 

Hausmann ha calcolato che con lo stipendio minimo un venezuelano poteva acquistare cibo per 53mila calorie. Oggi invece può comprarne soltanto settemila. Non c’è modo di alimentarsi con uno stipendio in Venezuela. Il docente universitario ha stimato che sarebbero necessari circa 100 miliardi di dollari per fare ripartire il Venezuela. Ha un piano, molto tecnico, per ristrutturare il debito pubblico e il debito estero e fare quadrare i conti dello Stato.

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