Muslin Ban, New York perderà 300mila turisti. Per Amnesty sarà boomerang

Secondo le ultime stime nel 2017 New York dovrebbe perdere 300mila turisti internazionali, il 2,1% in meno rispetto al 2016. Questo a causa del "Muslim ban" (divieto d'ingresso turistico dei musulmani di alcuni paesi) voluto dal presidente Usa Donald Trump, che proprio ieri ha presentato un nuovo ordine esecutivo dopo che il primo è stato bloccato da un tribunale d'Appello. La più grande e importante città americana, prima meta degli Stati Uniti, sostiene che la diminuzione sia legata al timore dei turisti per le azioni dell'amministrazione repubblicana. Si tratterebbe della prima diminuzione dai tempi della grande recessione del 1929.
Il dipartimento del turismo di New York ha mostrato come negli otto giorni successivi al primo "Travel ban", quello del 27 gennaio 2017, le prenotazioni di viaggi negli Stati Uniti siano crollate del 6,5%. Per questo New York ha deciso di dare il via a una campagna pubblicitaria da tre milioni di dollari in diversi stati, tra cui il Messico, la Gran Bretagna e la Germania. L'obiettivo è quello di rassicurare i turisti su fatto che New York continua a essere una città che accoglie nonostante la retorica di Washington.

Il nuovo "Muslin ban" riduce a sei i paesi musulmani bloccati da Washington:  Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Escluso l'Iraq che ha salutato la riammissione in Usa dei propri cittadini come "passo importante" che rafforza i rapporti tra Baghdad e Washington.

Chi, invece, ha protestato è l'indiano Salil Shetty,  segretario generale di Amnesty International, che ha parlato di "ostinazione di Trump a chiudere le porte in faccia a coloro che fuggono esattamente da quel terrore che lui sostiene di combattere sarà ricordata come uno dei peggiori capitoli della storia degli Usa. L'idea che misure del genere siano prese nell'interesse della sicurezza nazionale non sta né in cielo né in terra. Questo nuovo decreto non fa altro che ristabilire molti dei più detestabili aspetti del precedente, calpesta i valori che gli Usa da tempo dichiarano di sostenere. Aver fatto chiarezza sui residenti permanenti è solo un tentativo di evitare ulteriori problemi giudiziari. L'impianto anti-musulmano che è alla base di questo nuovo decreto dovrebbe apparire evidente a chiunque abbia seguito la lunga campagna di Trump per diffondere la paura tra le persone di fede musulmana. Stiamo parlando di famiglie fuggite dalle rovine della città siriana di Aleppo, di persone scappate dalle bombe e dalla fame in Yemen: persone in fuga da una minaccia alla loro sicurezza che meritano protezione. Misure del genere non renderanno nessuno più sicuro e saranno musica per le orecchie degli estremisti e dei violenti secondo i quali gli Usa sono in guerra contro l'Islam". Infatti, la grande contestazione stampa fatta a Trump è che anche il "Muslin ban" rivisto e corretto non comprende gli stati dei terroristi dell'11 settembre, non comprende nemmeno quelli dove la Trump Organization fa affari o è in procinto di firmare accordi. Un'omissione che per la stampa americana indica chiaramente un conflitto di interessi. In Arabia saudita, Trump ha registrato quattro aziende, tutte con interessi in progetti di sviluppo a Gedda, la seconda città del Paese dopo La Mecca, città santa di tutti i musulmani del mondo. Negli Emirati, la Trump Organization ha accordi per un club di golf (nella foto a destra, Trump sul green arabo), ville di lusso e una spa in costruzione a Dubai, e un secondo club di golf disegnato dal campione statunitense Tiger Woods. In Egitto sono state registrate due aziende: Trump Marks Egypt e Trump Marks Egypt Llc. Trump ha stabilito che i cittadini islamici con passaporti anche anglosassoni (come Gran Bretagna o Australia) possono entrare in Usa, così come potrebbero entrare negli States anche i cittadini europei di origine islamica, come erano i terroristi degli attentati di Parigi (Francia).

 

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