Prostituzione legale, ddl "tripartisan" al Senato di Pd con M5S e Fi

Regolamentare il fenomeno della prostituzione, attribuendo ai sex-worker diritti e doveri, quali il pagamento delle tasse e, di conseguenza le assicurazioni previdenziali e assistenziali. E' quanto si prefigge il disegno di legge proposto dalla senatrice del Pd Maria Spilabotte (foto), vicepresidente della Commissione Lavoro e Previdenza.

Il ddl verrà presentato in una conferenza stampa al Senato (Sala Caduti di Nassiriya), martedì 4 marzo alle 13,30. All'incontro parteciperanno, tra gli altri: i senatori democratici Valeria Fedeli, Rosa Maria Di Giorgi, Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice e Pasquale Sollo e la senatrice di Fi Alessandra Mussolini, tra i firmatari della proposta insieme a "grillini" Lorenzo Battista e Alessandra Bencini. Dunque, un'iniziativa che mette insieme maggioranza e opposizioni, persino il M5S, con molte donne a sottoscriverla. La proposta della Spilabotte prevede l'iscrizione alla Camera di commercio, con certificazione sanitaria sia fisica sia psicologica e la possibilità di esercitare la prostituzione sia in casa sia in apposite aree definite. Il disegno vieta di esercitare per strada. La proposta che fece l'allora onorevole abruzzese Antonio Razzi, ex Idv ora senatore di Fi dove ha trasferito il suo ddl che dorme "nei cassetti del gruppo" per sua stessa ammissione, classifica i sex-worker più come professionisti che come commercianti. Di proposte di legge ne sono state presentate tante nella storia, a riforma dell'attuale legge Merlin che non vieta la prostituzione ma solo il suo sfruttamento e l'induzione. Eppure l'attività non è mai stata regolamentata dallo Stato che, a differenza di altre nazioni europee come Germania, Spagna, Svizzera o Austria, ha rinunciato pure a cospicui introiti fiscali. Si calcola che se, in Germania vale un giro d'affari di 14 miliardi di euro, in Italia dovrebbe essere intorno ai 10, quindi entrare per l'erario fra i tre e i quattro miliardi di euro più contributi previdenziali all'Inps. Per il Parlamento, però, legiferare sulla materia è diventato obbligatorio: la Cassazione, infatti, ha stabilito che i guadagni delle prostitute devono essere tassabili ai fini Irpef e Iva, a seguito di contenziosi fra note prostitute come Efe Bal (che ha ricevuto una multa di 425mila euro) e il Fisco dinanzi alle Commissioni tributarie. Nonostante la legalità dell'attività, infatti, le sex-worker che si sono presentate all'Agenzia delle Entrate per aprire una partita Iva ed emettere ricevute fiscali regolari hanno sempre ricevuto la risposta che l'attività non era codificata ai fini Iva e, quindi, secondo certi orientamenti giurisprudenziali, nemmeno tassabile ai fini Irpef.

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