Efe Bal protesta nuda davanti al Corsera: "Voglio le tasse non le multe"

Efe Febal, la nota escort transessuale di origine turca, si è denudata stamane davanti alla sede del "Corriere della Sera" di Milano (foto sito "Dagospia.com") per protestare contro l'ingiunzione da parte di Equitalia a pagare 425mila euro per la sua attività. Anche Sara Yura, collega brasiliana della Bal, ha ricevuto un cartella Equitalia di sole (si fa per dire) 50mila euro.

La battaglia della Bal è nota da tempo: fu ospite l'anno scorso di Michele Santoro a "Servizio pubblico" dove ribadì il suo giusto concetto che vuole esercitare regolarmente la sua attività di prostituta, poter aprire una partita Iva, pagare le tasse, versare i contributi previdenziali, come qualsiasi altro lavoratore autonomo. La Bal ha parlato stamane di ''battaglia contro l'ipocrisia! Faccio il mio lavoro onestamente - ha tuonato prima di essere fermata dai Carabinieri - non ho mai fatto male a nessuno. In Italia si scrive sempre di Belen Rodriguez ma non si parla mai dei problemi veri. E io sono costretta a fare cose come questa". Le cartelle Equitalia alle due escort non sono una coincidenza. Fino a pochi mesi vi era un contrasto aperto fra prostitute e Guardia di Finanza: in caso di controlli su conti correnti e proprietà bisognava giustificare al fisco i proventi in nero derivanti dal meretricio ma se una prostituta va all'Agenzia delle Entrate ad aprire una partita Iva si sente tuttora rispondere che la sua attività non è codificata e, quindi, non soggetta a tassazione Irpef, pur essendo la prostituzione un'attività legale. Proibito ne è solo il suo sfruttamento o l'induzione. I ricorsi dinanzi alle Commissioni tributarie sono state diverse perché è vero che la Bal dice di voler pagare le tasse e non anche le multe ma è anche vero che proprio per queste ultime tutte come lei hanno fatto ricorso alla magistratura. Si è, quindi arrivati alla Cassazione che lo scorso luglio (ordinanza 18030) ha disposto che per il Fisco è legittimo qualificare l’attività di prostituzione come fonte di reddito da cui si deduce una adeguata capacità contributiva da ritenere legale. Gli Ermellini ritengono così legittimi gli accertamenti, in materia di Irpef. “Il reddito derivante dall’esercizio della prostituzione – si legge nell’ordinanza in oggetto – in base al generale principio della tassabilità dei redditi per il fatto stesso della loro sussistenza, è soggetto a imposizione diretta”, quindi chi si prostituisce deve pagare Irpef, Iva e Inps. In Germania, dove la prostituzione è normata, il volume d’affari del settore è di 14 miliardi di euro, in Italia è di almeno 10, con un gettito fiscale potenziale per l’erario di tre-quattro miliardi. Di disegni di legge presentati in Parlamento ve ne sono diversi: il migliore e più recente (si fa per dire) è quello del senatore pdl abruzzese Antonio Razzi che, dopo aver fatto vari giri durante la scorsa legislatura, giace nei cassetti del suo gruppo Pdl. Razzi lo presentò quando era ancora nell’Idv ed espressione degli italiani d’Europa per via della sua residenza di allora in Svizzera, dove l'attività è legale e normata. Ma il senatore vittima delle parodie di Maurizio Crozza ha preferito passare alla storia per altro tipo di iniziative parlamentari, spiegando che in Italia fino a quando ci sarà la Chiesa a mettersi di traverso questa regolamentazione non passerà. Il nostro Paese vive, dunque, l’ipocrisia di un’attività legale praticata da un esercito di evasori fiscali forzati, anche se oggi i guadagni in nero di lucciole, escort e gigolò mal si conciliano con le misure di contrasto all’evasione: basta avere soldi in banca, acquistare una casa o auto di lusso che subito si viene indagati dalla Finanza. I ricorsi dei legali delle escort si basavano sul fatto che non essendo codificata ai fini Iva non era imponibile nemmeno ai fini Irpef perché (pensate un po') "contraria al buon costume". Gli accertamenti in sede contenziosa vedono quasi sempre perdenti Finanza e Agenzia Entrate. Ora con la sentenza della Cassazione tutto dovrebbe cambiare ma in Parlamento si pensa ad altro per tassare gli italiani (come le recente ritenuta sui bonifici esteri) piuttosto che far pagare miliardi di euro di tasse a chi li guadagna col mestiere più antico del mondo e mai in crisi. Senza contare l’attività a vuoto delle forze di polizia per reprimere il racket della prostituzione in strada, che è internazionale e ama l’Italia per la sua ambiguità. Retate coi cellulari che finiscono con poche denunce a piede libero, perché quasi nessuno fa i nomi dei propri sfruttatori (se ci sono). Alcuni sindaci, disperati per lo spettacolo a cui ogni giorno i cittadini devono assistere, hanno emesso ordinanze di "divieto contrattazione prestazioni sessuali", per nulla rispettate da lucciole e clienti: le prime che se ne fregano delle multe perché non hanno nulla da perdere; ai secondi ha già dato ragione la Cassazione che ha recepito la prevedibile incostituzionalità della Corte. Matteo Renzi da sindaco l'ordinanza anti-lucciole non l'ha fatta. Speriamo si attivi come premier per fare una legge che porta l'Italia in Europa anche in questo settore.

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