Pensioni sociali ed escort, collaborazione fra Polizia e Inps contro il crimine

La Polizia di Pescara ha preso “due piccioni con una fava” e ha dato un bell’esempio di sinergia istituzionale con l’Inps nella speranza che diventi strutturale per stroncare un fenomeno di cui troppo spesso si occupano le cronache nazionali. Una donna ucraina (che evidentemente non legge i giornali né guarda la tv) risultante disoccupata affittava a Pescara e Montesilvano tre suoi appartamenti a diverse prostitute di lusso (escort). Con gli ingenti proventi dell’attività illecita si è comprata negli anni gli immobili e pure un’Audi da 50mila euro di valore per un totale di 400mila euro di patrimonio di cui ora dovrà rendere conto pure al fisco. Tanto denaro non le bastava e l’ingordigia, si sa, strozza: ha pensato bene pure di far prendere fittiziamente la residenza in Italia ai propri genitori che, con la carta di soggiorno ottenuta (chissà come) hanno pure ottenuto dall’Inps nel 2008 gli assegni sociali da circa 450 euro a testa in quanto poveri genitori di una finta povera. La bella e bionda ucraina delle sue bravure si vantava per telefono non immaginando né di essere intercettata e soprattutto che la Polizia aveva da un paio di mesi messo delle telecamere nascoste nelle stanze del sesso senza sosta, che hanno filmato un giro di clientela nota e meno nota alle forze dell’ordine. Roba da poterci montare un film porno amatoriale. Stamane in Questura c’è stata la conferenza stampa tenuta dal questore Paolo Passamonti, dal suo vive Pierfranceso Muriana e da Valentino D’Aloisio, direttore dell’Inps di Pescara. Presente anche Giovanni Di Persio, l’ispettore che ha curato l’indagine e che, con questa operazione, andrà in pensione, passando, appunto, alle dipendenze dell’Inps. Di Persio se vorrà potrà andare a vivere all’estero anche 12 mesi l’anno perché ha lavorato, pagato tasse e contributi; chi, invece, percepisce la pensione sociale, proprio perché non è da lavoro ma per aiutare chi è indigente, deve per legge avere la “dimora abituale” (non la semplice residenza) in Italia e può andare all’estero in vacanza per massimo un mese l’anno. Se rimane fuori di più deve comunicarlo all’Inps che sospende l’assegno. Ci siamo occupati del fenomeno più volte, soprattutto per gli italiani emigrati che, una volta ottenuto l’assegno sociale, stanno un po’ qua e molto di là, perché con 450 euro al mese in Italia si fa la fame ma in Sudamerica si vive bene. Per quanto riguarda gli italiani abbiamo un’idea diversa sul fatto che sia conveniente e giusto che stiano per forza tutto l’anno in Italia; sugli stranieri, invece, la norma è sacrosanta: vuoi l’assegno italiano? Devi vivere in Italia. Il problema emerso durante la conferenza è che i controlli dell’Inps sono difficili se non c’è stretta collaborazione con la Polizia di frontiera, che non deve segnalare le anomalie solo se ci sono indagini di diverso tipo in corso ma collegare le reciproche banche dati per far sì che sia le telematica ad avvisare in automatico l’Inps se un pensionato sociale sta fuori Italia più di un mese. E questo con i passaporti elettronici sarebbe già possibile. Lo Stato italiano risparmierebbe milioni e milioni di euro in assegno non dovuti. Perché poi, in caso di revoca degli stessi, è difficile farsi restituire gli importi (quello dei due ucraini ammonta a 68mila euro) da chi vive all’estero e non ha niente in Italia. Staremo a vedere se in questo caso sarà possibile ottenere indietro i soldi con le proprietà confiscate alla figliola che, appunto, sono della figliola. Muriana ha raccontato delle risate dell’ucraina che si vantava di truffare l'inps e non pagare le tasse in uno Stato dove pensava si potesse fare ciò che si vuole: teneva tranquillamente i soldi della sua attività sul conto corrente, dove sono stati sequestrati 15mila euro. Preoccupati, invece, erano i suoi genitori (più intelligenti e meno disonesti della figlia) che le ripetevano se non si rischiava veramente nulla con queste pensioni a distanza. La bella ucraina li rassicurava. Aveva pure la consulenza legale di un avvocato, non indagato. Siamo curiosi di sapere cosa consigliava alla sua cliente. D’Aloisio ha aggiunto che solo nella provincia di Pescara l’istituto eroga 6004 pensioni sociali in gran parte a italiani o comunitari e che i controlli incrociati sono, appunto, possibili solo in collaborazione con le forze dell’ordine, le banche, l’agenzia delle entrate. Certo, ci ha confessato in disparte, se uno percepisce la pensione, delega un familiare a riscuoterla in banca o alle poste su un conto cointestato o con delega semplice e a prelevare tutti i mesi è sempre il delegato e mai il titolare… un sospetto ti viene, soprattutto se il pensionato non è ultranovantenne. “Noi convochiamo, chiediamo certificati di esistenza in vita, scriviamo - e le raccomandate spesso tornano indietro -  chiediamo l’esibizione di passaporti che spesso hanno timbri indecifrabili”, ha lamentato D’Aloisio. L’Inps, però la convenzione con i comuni per le comunicazioni in tempo reale dei pensionati deceduti l’ha fatta cinque anni fa, per evitare che qualcun'altro continui a incassare l'assegno del defunto.

Per quanto riguarda la prostituzione, siamo alla solite: forze di polizia impegnate per reprimere un fenomeno non regolamentato solo in Italia. Fenomeno che ci costa migliaia di operazioni di polizia che poi si risolvono nel nulla, perché le prostitute – che non esercitano un’attività illegale ma solo “immorale” - poche volte denunciano gli sfruttatori. Dispendio, dunque, di denaro pubblico per personale che potrebbe dedicarsi a crimini più seri e pericolosi. ma anche mancati introiti di tasse non pagate sui proventi (si calcola quattro miliardi di euro l’anno l’imposta evasa) e mancato versamento di contributi Inail e Inps sull’esercizio della più antica professione del mondo. Più leader hanno ripetuto che l'Italia non sarà mai un "paese normale". Sarà, ma a noi basterebbe che diventasse un paese serio e meno bigotto.

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