Musica 'trap' figlia dell'era social, è pericoloso? Risponde il sociologo

La tragedia di Corinaldo (Ancona) con la morte di giovanissimi all'esterno della discoteca Lanterna Azzurra, ha portato alla ribalta il fenomeno dell'attrazione dei ragazzi per la musica "trap", sottogenere dell'hip-hop, di cui è interprete Sfera Ebbasta, (nella foto d'apertura, acclamato e circondato dai fan) che quella sera avrebbe dovuto tenere il concerto. L'agenzia Askanews ha chiesto al sociologo Francesco D'Amato (nella foto qui sotto a destra), docente di sociologia della comunicazione dei processi culturali all'Università Sapienza di Roma, di provare a spiegare questo fenomeno culturale e musicale adolescenziale.

Perché la trap piace così tanto ai giovanissimi?

"La trap non piace solo ai giovanissimi, ma l'appeal della trap su un pubblico giovanile, 14-17 anni in particolare, deriva dal fatto che i trapper offrono modelli di individualismo, superficialmente trasgressivo e disincantato, e soprattutto esibizionista, successo, soldi, moda, una messa in scena del sè, attraverso i social media. I trapper sono molto appropriati ad un certo tipo uso dei social e di comunicazione social e sono frutto di questo tipo di comunicazione. La comunicazione social è parte del progetto del trapper, conta non solo la musica ma anche la creazione di stili di vita e del personaggio attraverso i social.
Nascono sui social e la comunicazione social è una parte fondamentale del loro progetto comunicativo-espressivo, che non è legato solo alla musica".

El social di elezione è "Instagram - aggiunge D'Amato - il mezzo privilegiato, le immagini delle stories sono il veicolo di questi modelli, per questo anche in tal senso si parla di esibizionismo".

Perché seguono la musica trap 14, 15, 16enni ma anche dodicenni?

"Un certo abbassamento dell'età è, anche questo, un po' legato alla narrazione prevalente della trap, che è emersa attraverso piattaforme come Spotify, Youtube, Instagram. Per questo arriva ad un pubblico più giovane, per il suo modo di comunicare attraverso i social, ma anche per il tipo di proposta, perché offre un modello di come comunicare in modo individualista, per farsi notare, e quella è la fase dell'età in cui si lavora per costruire un'individualità autonoma, distinta e specifica. Ci si vuole far notare e quello che offre il trapper è un esempio di come farci notare nel marasma di comunicazione social. E' un modello di esibizionismo, di distinzione".

Ed è a tutto tondo, non solo musica: "Lo stile di vita - spiega il sociologo - è parte del progetto, comprende il modo di vestirsi, il linguaggio, tutti elementi adatti a un contesto in cui la fruizione della musica e delle immagini passa attraverso mezzi come i social".

Ma la trap, che dopo questa triste vicenda ha sollevato venti di censura, è realmente così "pericolosa"?

"Sono modelli superficiali, non solo per il tipo di proposta, ma anche per il fatto che pur senza generalizzare, molto spesso gli ascoltatori ne usufruiscono in maniera superficiale, non prendono sul serio testi e messaggi, è un divertissement. Un po' come vedere un film trash - però - non vanno sminuiti alcuni aspetti problematici della reiterazione di certi temi e linguaggi, per esempio misogini, perché noi pensiamo e concepiamo il mondo in cui viviamo e i rapporti attraverso il linguaggio a disposizione. Ma questo è un problema molto più complesso e ampio, e che non riguarda solo la musica trap".
Riguardo a ciò che è accaduto al dj set di Sfera Ebbasta, il professore però è netto: non c'entra il tipo di musica. Non solo "la storia del rock è piena di episodi anche tragici", ma questo - ovviamente - è avvenuto sempre "per problemi di sicurezza" e "non certo per il tipo di musica in sè".

Anche se sugli stessi social l'indignazione è forte da parte degli adulti cresciuti con la buona musica dei Beatles, degli Earth Wind & Fire o del nostrano Lucio Battisti, che non si capacitano del fatto di come si possa morire per andare a vedere un concerto di uno come Sfera Ebbasta: i testi delle sue canzoni sono un mix di stupidità e volgarità che dovrebbe mettere in guardia i genitori dei suoi fan-teenager. E invece, fra i sei morti di Corinato c'è anche una giovane madre, Eleonora Gerolimini (39 anni), che ha lasciato quattro figli, fra cui l'undicenne (11 anni, incredibile) che s'è salvata per miracolo dal crollo della balaustra del ponticello che collegava una delle uscite al piazzale esterno al locale.

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=