Bartolo tornato a Pescara per il Fla: 'Non se ne parla più ma sbarchi proseguono'

"Anche oggi ne sono sbarcati 40 a Lampedusa. Nessuno ne parla più ma gli sbarchi continuano, soprattutto dalla Tunisia. Quelli di oggi (ieri, per chi legge), invece sono arrivati dalla Libia". A fare questa sorprendente dichiarazione è il principale testimone degli sbarchi nella sua isola, "porta" dell'Italia per chi arriva dall'Africa: Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, tornato a Pescara per presentare al Festival di libri e altrecose (Fla, a destra nella foto d'apertura, intervistato dal giornalista del Post Luca Misculin) il suo secondo libro, "Le stelle di Lampedusa", dopo esserci stato due anni fa per ricevere il Premio Allegrino "Sì all'uomo" (nella foto qui sotto a destra, intervistato dalla nostra Antonella Allegrino).

"U Dutturi", come lo chiamano nella sua terra siciliana, ieri ha aggiornato all'auditorium "Leonardo Petruzzi" (strapieno) il conto dei migranti che lui ha visitato in 28 anni di attività come medico del poliambulatorio dell'Azienda sanitaria provinciale (Asp): "Siamo arrivati a 350mila e arrivano tutti i giorni, anche ora". Sul palco Bartolo non lo ha precisato ma alla nostra domanda prima che vi salisse ha confermato ciò che già sapevamo: dopo lo stop alle navi ong del neo ministro dell'Interno Matteo Salvini, i migranti arrivano dalla Tunisia, "con lance da 10-15 persone: Lampedusa dista 70 miglia dalla Tunisia e 120 dalla Sicilia". Bartolo sul palco ha aggiunto che "la gente deve sapere la verità che non è solo quella che si vede in tv" o quella che non si vede, si sente o si legge più. "Per questo giro tutti i week-end da tre anni, scrivo libri e faccio film". Dopo "Fuocoammare" col suo primo libro "Lacrime di sale" si sta girando un secondo film interpretato da Sergio Castellitto (con Bartolo nella foto sotto a destra).

"Non chiamamoli clandestini" è il titolo della proiezione che Bartolo ha fatto anche al Fla di foto e video (quello a destra è di una precedente proiezione) per raccontare con le immagini, che valgono più di mille parole, quello che ogni giorno fa a Lampedusa: un lavoro che va oltre quello del medico e del pubblico ufficiale che deve visitare per primo, a bordo delle navi "tutti quelli che per qualsiasi motivo attraccano al nostro porto" ha proseguito. Ma anche fare il medico legale, quello a cui toccano le ricognizioni cadaveriche "che sono per me uno strazio perché io sono ginecologo, ho fatto nascere anche tanti bambini, ma vedere quei corpi è uno strazio a cui non mi abituerò mai. Credo di avere l'infame record di medico che ha fatto più ispezioni cadaveriche al mondo, fra cui tanti bambini". E ancora, dopo una comprensibile pausa di commozione:

"In questi 28 anni sono cambiate le modalità di arrivo, sono cambiate le etnie; prima le barche erano forti perché dovevano attraversare tutto il Mediterraneo. Ma dal 2013, dopo la strage che costo la vita davanti alle nostra costa di 368 esseri umani, il governo italiano lanciò l'operazione 'Marenostrum' (poi sostituita dall'attuale europea Frontex, ndr) per salvare questi disperati che scappano dalle guerre e soprattutto da violenze fisiche, anche durante tutto il tragitto che li porta qua". Ma Bartolo ha confermato che Marenostrum si rivelò un boomerang perché "ha trasformato una cosa positiva in una negativa. I morti sono aumentati perché i trafficanti sono passati dalle navi grandi ai gommoni cinesi che costano 20 euro con a bordo gruppi di 150 persone con motori da appena 20 cavalli. Tanto ci sono le navi della Guardia costiera a intercettarli e a salvarli". Trecentocinquamila persone visitate e una rivelazione contro chi ha paura dei migranti anche per motivi igienico-sanitari: "Malattie infettive gravi a bordo? Mai riscontrate. Sono malati di ustioni, la 'malattia dei gommoni' che colpisce di più le donne, ma sono persone sane".

Il nuovo libro di Bartolo è a metà strada tra un romanzo di formazione e un documentario, il volume permette di scoprire in prima persona che cosa c’è davvero dall’altra parte dell’"allarme immigrazione". Un libro per capire l’importanza di essere testimoni, per scampare al pericolo dell’incomprensione e della stupidità. 

Bartolo è nato a Lampedusa da una famiglia di pescatori, come ha ricordato anche a Pescara: "Sono stato pure naufrago quindi conosco il problema in prima persona". A 13 anni ha lasciato l’isola per andare a studiare prima a Trapani e poi a Siracusa. Laureatosi in Medicina, nel 1988 è tornato a Lampedusa dove dal 1991 si occupa del poliambulatorio. Oggi è una vera e propria "star", invitato in tutta Europa a parlare della sua vita, anche se rimane la persona umile e disponibile che è sempre stata. In Svezia ha ritrovato e abbracciato Kebral, una ragazza eritrea che è viva, miracolata, grazie a lui: "Fra i 386 cadaveri da ispezionare quel 3 ottobre 2013 2013, c'era in un sacco anche il suo corpo - racconta Bartolo - Sul molo i pescherecci scaricavano uno dietro l'altro decine di corpi di uomini e donne morti nel terribile naufragio davanti alle coste dell'isola. Kebral era lì, allineata tra i cadaveri. Sembrava morta, ma quando l'ho toccata e le ho sentito il polso ho avvertito un flebile segno di vita. È stata una corsa contro il tempo, l'ho presa in braccio (nella foto qui a sinistra, ndr), l'abbiamo portata in ambulatorio. Era viva, l'abbiamo salvata. È stata una delle gioie più grandi della mia vita".

 

 

 

 

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