Australia, scolara di nove anni non si alza per l'inno: è razzista

E' diventata una caso nazionale in Australia la bimba di nove anni di Brisbane, nel Queensland, che si è rifiutata di alzarsi durante l'esecuzione dell'inno nazionale a scuola per protestare contro un testo a suo avviso prova di razzismo delle istituzioni. Harper Nielsen è stata punita la settimana scorsa per non essersi alzata in classe mentre veniva suonato "Advance Australia fair" (nell'audio-video sotto, completo del testo in inglese) e per questo è stata costretta a restare a scuola dopo la fine delle lezioni, misura chiamata "detenzione" ed è stata minacciata di sospensione dopo l'episodio. La vicenda è finita sulla stampa locale e di lì è rimbalzata sui principali media australiani. Intervistata dal canale tv Abc, la piccola Harper ha spiegato che per "quando è stato scritto, originariamente, 'Advance Australia fair' significava 'avanti gente bianca di Australia' e la frase 'noi siamo giovani' ignora completamente che gli indigeni australiani erano qui prima di noi". Insomma, un testo razzista. La bambina ha detto di essere arrivata da sola alla decisione di protestare in classe, ma che ne aveva discusso anche con i genitori. "Ha dato prova di incredibile coraggio nel non muoversi dalle sue convinzioni", ha affermato il padre della scolara, Mark Nielsen (nella foto, con la moglie Yvette Miller e la loro bambina).

Il direttore della Kenmore south state school, che a questo punto si ritrova al centro delle polemiche, ha incontrato Harper assieme ai genitori per cercare alternative alla sua protesta, per esempio restare fuori dalla classe mentre viene eseguito l'inno e inizialmente la scuola aveva negato che la bambina fosse stata punita. Dal fronte più conservatore della politica australiana sono arrivate critiche e proteste. Pauline Hanson (nella foto a destra), esponente nazionalista nota per il suo attivismo in polemiche di questo genere, ha definito la ragazzina "una monella" a cui è stato fatto il lavaggio del cervello. I genitori, invece di promuovere gesti "divisivi", ha scritto su Facebook, dovrebbero darle un calcio nel sedere.


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