A Casoli nasce il Centro internamento fascista dove ci furono gli internati

A Casoli (Chieti) partiranno i lavori per la realizzazione del Centro abruzzese di documentazione sull’internamento civile fascista  (Cedif) nella sede dell'ex municipio, il Campo "numero 1" di concentramento attivo nel comune teatino durante il secondo conflitto mondiale. Da poco più di anno l'edificio è già “Luogo della memoria”. Il progetto è stato ideato e presentato in occasione di una riunione nella sala del “Cenacolo abruzzese” del Castello ducale di Casoli il 6 aprile 2017. All'incontro parteciparono oltre alla Giunta comunale del sindaco Massimo Tiberini (terzo da destra nella foto d'apertura) anche la presidente dell’Anpi di Casoli, Piera Della Morgia (terza da sinistra nella stessa foto), l’imprenditrice Antonella Allegrino (seconda da destra), proprietaria di Palazzo Tilli, il professor Vito Francesco Gironda (secondo da sinistra) dell’Università di Bielefeld (Germania) e Giuseppe Lorentini, ideatore e curatore del progetto di ricerca e documentazione online Campocasoli.org, che in occasione del 25 Aprile, ha organizzato la visita a Casoli (con Palazzo Tilli) del presidente della repubblica Sergio Mattarella(nel video sotto a sinistra).

Dall’incontro di un anno fa si sono concepite le basi per la concretizzazione di un Centro di documentazione sull’internamento fascista e di un museo da realizzare nei locali dell’ex municipio sede del campo fascista di Casoli tra gli anni 1940 e 1944.Così, Tiberini, nel ringraziare quanti hanno partecipato, ha sottolineato che “si tratta di uno splendido risultato che si è raggiunto mettendo in campo la sinergia tra Università, Comune, associazionismo, partecipazione e territorio. Un’idea che è partita dallo straordinario lavoro di ricerca e di passione civile di Lorentini che con il suo idealismo pragmatico è riuscito a vedere la potenzialità dei luoghi e dei documenti, riuscendo a concretizzarli grazie alla sua visione di sognatore scientifico” e aggiunge “il futuro Centro sarà un progetto comune fra le varie entità coinvolte per far diventare Casoli anche volano di attività varie (convegni, seminari, turismo della memoria)”.

Il progetto definitivo è stato presentato dal Comune di Casoli e da0ll’Associazione di promozione sociale per lo sviluppo locale, rurale e montano “Selva Madre”, sotto la consulenza di Lorentini e dell’architetto Maria Carmela Ricci per la partecipazione al programma della Regione Abruzzo per lo Sviluppo rurale 2014-2020. Il CeDif è nato per raccogliere, valorizzare e divulgare le fonti documentali legate alla storia dei campi di concentramento e delle località di internamento libero, istituiti dal regime fascista e attivi durante il periodo bellico, in modo particolare nella provincia di Chieti: sei campi di concentramento: Casoli, Chieti, Lama Dei Peligni, Lanciano, Tollo e Vasto, e oltre 20 località d'internamento libero abruzzesi (Archi, Atessa, Bomba, Bucchianico, Carunchio, Casalbordino, Castelfrentano, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Cupello, Fara Filiorum Petri, Fresagrandinaria, Gissi, Guardiagrele, Montazzoli, Orsogna, Ortona, Paglieta, Palena, Quadri, Rapino, Ripa Teatina, Roccaspinalveti, San Buono, San Vito Chietino, Scerni, Torricella Peligna, Villa Magna e Villa Santa Maria.

Le attività del Centro si basano sul convincimento che gli studi storici rivestano un ruolo importante e insostituibile ai fini della conoscenza e della valorizzazione delle politiche della memoria sul tema riguardante il fenomeno del sistema concentrazionario fascista. La ricerca, l’elaborazione e la divulgazione, unite all’attività editoriale e alle iniziative culturali e formative del Centro, intendono dare continuità al progetto Campocasoli.org di ricerca e documentazione online sulla storia del campo di concentramento di Casoli. Il sito curato da Lorentini (nella foto qui a destra, con Mattarella a Palazzo Tilli) s'è prefisso di mettere a punto strumenti idonei all’identificazione e alla consultazione delle fonti - scritte, cartografiche, iconografiche e fotografiche - indispensabili per migliorare la comprensione dello studio scientifico del campo di concentramento casolano e, dall’altra parte, di poter mettere a disposizione il materiale sia agli studiosi che ai diretti discendenti degli internati. Molte fonti archivistiche relative al fenomeno dell’internamento civile durante il fascismo sono andate disperse, distrutte, decentralizzate, oppure risultano inaccessibili. Per questa ragione, il patrimonio archivistico conservato nell’archivio storico del Comune di Casoli rappresenta una fonte importante per poter ricostruire il modello di amministrazione di un campo di concentramento fascista per internati civili stranieri nel corso della seconda guerra mondiale. Infatti, sono pochi i comuni italiani che durante il ventennio furono sede di campi di concentramento o d'internamento civile ad aver conservato i fascicoli personali degli internati.

Molti di questi sono andati distrutti o persi, come nel caso del campo di Campagna (Salerno); in altri casi, come quello relativo alla Questura di Chieti, responsabile per i fascicoli personali di oltre 20 località d'internamento libero e sei campi di concentramento, i fascicoli sono stati "mandati al macero per supero dei prescritti limiti di conservazione". Tale complessa attività ha prodotto Campocasoli.org che funziona come “medium” almeno in tre direzioni. In primo luogo, esso è uno strumento di studio utile alla ricerca scientifica delle fonti e al dibattito storiografico sull’internamento civile (nella foto a sinistra, gli "ospiti" di casoli) durante il fascismo. In secondo luogo, la divulgazione delle informazioni in esso contenute e condivise attraverso i social network, per un uso pubblico dello strumento, contribuisce a diffondere una storia ancora poco nota intorno alla realtà dei campi fascisti. Infine, riproduce un “museo” telematico per la conservazione, la promozione e l’interazione della cultura della memoria. Il CeDif opererà per la promozione e diffusione della cultura storica anche attraverso convegni, seminari, mostre, documentari, presentazioni di libri inerenti al tema di ricerca. L’attività divulgativa si avvale delle collaborazioni con il mondo della scuola, dell’associazionismo culturale, delle fondazioni e dell’Università. Il Centro promuove, in cooperazione con i docenti e gli studenti delle scuole del territorio progetti di formazione per dare vita a laboratori storico-didattici, il cui fine è quello di avvicinare concretamente i partecipanti alla cultura storica intesa come strumento essenziale per la comprensione della realtà per una costruzione critica della Memoria. Alcuni dei risultati delle ricerche svolte dagli allievi saranno messi a disposizione delle istituzioni e delle associazioni culturali, le quali a seguito ne cureranno la divulgazione.

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