Cuba commemora a Roma il suo 'libertador' Martì. Dall'Italia lottò con lui Falco

Sarà celebrata anche a Roma la 165ma commemorazione della nascita di José Martì, il "libertador" di Cuba dalla colonizzazione spagnola. L'appuntamento dell'evento italiano, organizzato dall'Ambasciata di Cuba in Italia e dall'Istituto italo-latinoamericano di Roma, è domani, venerdì 26 gennaio alle 16, al monumento a Martì ubicato in viale Oceania, realizzato dallo scultore cubano Tomas Lara (nell'ultima foto in fondo a destra). Martì (nell'immagine d'apertura) - che ovviamente a Cuba è "Eroe nazionale" - è nato a L'Avana il 28 gennaio 1853 (data che quest'anno cade di domenica, quindi anticipata a venerdì) ed è morto a Rio cauto (Cuba) il 19 maggio 1895 a soli 42 anni. Ultimo di otto figli (lui e sette sorelle) di una coppia di spagnoli di cadice, Mariano Martì e Leonor Perez Cabrera, dedicò gran parte della sua vita all'indipendenza di Cuba dalla Spagna, oltre che essere scrittore, poeta, giornalista, filosofo e pittore. I motivi che fecero odiare a Martì la dominazione spagnola furono la sua contrarietà allo schiavismo e la chiusura ingiustificata della scuola che frequentava a 16 anni. Come studente ribelle fu arrestato nel 1869 per "tradimento" e condannato a sei anni di carcere. 

Nella rivoluzione d'indipendenza di Cuba dalla Spagna fu protagonista anche l'Italia, perché ufficiale medico dei "libertadores" guidati da Martì fu l'abruzzese Francesco Federico Falco (Penne 1866-Livorno 1944, nella foto a destra), "L'altro eroe dei due mondi" come è stato è stato definito nel titolo del libro scritto a quattro mani da Antonio De Fabritiis e Sandra Estevez (nella foto sotto a sinistra sono i primi due da destra, seguiti dall'allora assessore di Pescara Sandra Santavenere e Gisselle Castillo, presidente dell'Associazione cubani in Abruzzo).

"Studente di Medicina all'Università di Bologna, le passioni di Falco erano la psicologia e la filosofia - ricorda De Fabritiis, presidente dell'Associazione abruzzesi a Cuba, corrispondente consolare a Santiago de Cuba (dove vive) e componente il Cram Regione Abruzzo -Nel 1887 aderì al Partito repubblicano fondato da Giuseppe Mazzini ma il suo pensiero rivoluzionario andava più in là del militante repubblicano, si accentua un marcato carattere socialista. Innalzando i suoi criteri in difesa della nazionalità, i medesimi si riflettono nei suoi libri e articoli. Dopo la laurea pubblicò uno dei suoi discorsi più polemici: 'Donna cattolica e donna mazziniana'. Dall’altro lato dell’oceano Atlantico, a Cuba, un popolo guidato da un gruppo di insorti, riprendevano le armi contro il dominio coloniale spagnolo che per più di quattro secoli sottometteva e sfruttava la maggiore isola delle Antille.

"Il 'Grito de Baire' lanciato da Martì nel 1895 e la ripresa delle gesta libertarie, sarà il simbolo di tutti i rivoluzionari del mondo. Molti furono gli attestati di solidarietà verso i cubani, manifestati da uomini di innumerevoli nazionalità e quantunque possa sembrare incredibile, fu la terra di Giuseppe Garibaldi, l'Italia, uno dei tanti paesi dove molti dei suoi cittadini, non solo raccolsero denaro a favore della causa dei cubani ma partirono per combattere sull'isola".
Il 24 di febbraio 1895, a Baire, vicino Santiago de Cuba, si riprese la guerra contro il dominio spagnolo. "I grandi capi militari - prosegue De Fabritiis, che è stato segretario della Uil Funzione pubblica abruzzese e per due mandati presidente dell'Inps di Pescara - con Martì furono Guillermo Moncada, Bartolomé Masò, Quintin Banderas, Alfonso Goulet, Victoriano Garzon Pedro Periquito Perez. Il 25 marzo dello stesso anno, Martì, da Santo Domingo, rendeva noto il documento più importante della guerra, il 'Manifesto de Montecristi'. Il primo di aprile a Duaba di Baracoa, sbarcava Antonio Maceo con suo fratello José Maceo, Flor Crombet insieme a 19 combattenti. Il giorno 11 dello stesso mese sulla spiaggetta di Cajobabo arrivava Maximo Gomez e Martì. La conoscenza del manifesto e l’inizio delle gesta di liberazione richiamarono, in varie parti del mondo, la solidarietà a favore dei rivoluzionari cubani. Il 1° novembre 1895 Falco parlava a Roma della guerra che si combatteva a Cuba ed esortava il pubblico ad appoggiare i cubani. 

"Il 6 aprile dello stesso anno, si fonda a Roma il 'Comitato centrale italiano per la libertà di Cuba' - conclude l'autore del primo libro su Falco, patrocinato dal Cram - Aveva due sedi, una nella casa propria di Falco, in via Sicilia125; l’altra era dedicata alle riunioni ed era in via Tor de Specchi 20, nella sede dell’associazione repubblicana Garibaldi. Facevano parte dell'organizzazione, fra gli altri Giovanni Bovio (presidente), Napoleone Colajanni, Edmondo De Amicis, Menotti e Ricciotti Garibaldi (figli di Giuseppe, ndr) e Maria MontessoriPer ottenere il riconoscimento da parte del popolo italiano al diritto dei cubani alla loro libertà, il Comitato realizzò una grande campagna informativa su tutti i giornali dell’epoca. Gli anni dell’esperienza Falco furono proficui per organizzare una serie di pubblicazioni e far convergere intorno al Comitato, i migliori giornalisti e intellettuali".

Una volta indipendente, Cuba nomino Falco console a Genova e ad Amburgo (Germania) e fu delegato di L'Avana nella Commissione penitenziaria internazionale e nell'Organizzazione mondiale dell'Agricoltura. Fu anche ministro plenipotenziario in Italia.

 

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