Cinquanta anni fa moriva 'Che' Guevara: il racconto di chi lo catturò in Bolivia

Il 9 ottobre di 50 anni fa moriva "giustiziato" sommariamente in Bolivia, a 39 anni, Ernesto "Che" Guevara, il medico rivoluzionario argentino che, dopo la vittoriosa "Revolucion" a Cuba a fianco di Fidel Castro decise di proseguire la sua lotta anche in altri paesi dell'America latina. Il "Che" (soprannominato così per quel suo intercalare tipicamente argentino), con la sua morte è entrato nella leggenda, come spesso capita alle glorie che riescono a evitare il naufragio della vecchiaia, per dirla con Charles De Gaulle (ex presidente francese). A mezzo secolo dall'uccisione del guerrigliero che stava cercando di rovesciare il governo del piccolo Paese sudamericano, Gary Prado, il comandante dell`unità speciale dell`esercito boliviano che lo catturò (nella foto d'apertura, oggi, con, sullo sfondo una foto del Che e nella foto a destra Prado e il mitico prigioniero quell'ottobre di 50 anni fa) ricorda bene quello che il Guevara gli confidò nelle sue ultime ore di vita, prima di essere prelevato e giustiziato nella scuola del villaggio di La Higuera, su ordine del governo di La Paz, dal sergente Mario Teran (estratto a sorte).

Secondo la ricostruzione di Prado, non era stato Guevara a decidere di andare in Bolivia ma Fidel Castro, desideroso di sbarazzarsi di un amico divenuto troppo ingombrante. Un'altra teoria rivela invece che il Che voleva andare a fare la rivoluzione a cominciare dalla sua Argentina e che Castro (nella foto sotto, consegna un passaporto faldo al Che travestito per arrivare a La Paz sotto falso nome) gli consiglio di iniziare da un paese più piccolo, come la Bolivia, in cui la povertà era estrema. Poi il "foco" rivoluzionario si sarebbe più facilmente scatenato in tutto il continente (Stati Uniti permettendo). Secondo Prado, la decisione si sarebbe rivelata catastrofica. "La Bolivia non è un`isoletta" - rivela l'ex militare boliviano - Prendere il controllo di un paese tanto grande per poi inviare guerriglieri per creare otto, 10 Vietnam in tutta l`America latina? Ma per favore! Di chi era il progetto? Chi gli ha ordinato questa missione? Era un`idea di Fidel per toglierselo dai piedi? A mio avviso, era chiara l`intenzione di sbarazzarsi di lui", sottolinea l`ex ufficiale boliviano, come se Guevara si facesse condizionare da qualcuno. 

Quando i ranger di Prado lo catturarono, il Che era ormai allo stremo. Gli erano rimasti solo 17 guerriglieri, era l`ombra di se stesso, lacero, affamato, ferito a un gamba, senza scarponi e con un`arma a malapena funzionante. Non erano più un pericolo per nessuno, ricorda Prado con voce flebile sulla sedia a rotelle alla quale è costretto da 11 anni a seguito di un incidente. Confessa di avere provato pena e tristezza davanti a quel relitto umano. Ma il suo giudizio demolisce l`immagine del comandante Guevara, uomo indubbiamente coraggioso e indomito ma leader inconsistente. Anche perché della Bolivia non sapeva niente.

"Come comandante militare si è rivelato un disastro - dichiara Prado - Come capo politico non è riuscito ad aggregare consenso. E la sua visione strategica era ancora peggio".

I 50 anni dalla morte del Che verranno ricordati anche a Roma, con un incontro organizzato per domenica 8 ottobre alle 18,30, dall'Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba, all'auditorium Parco della Musica, in cui verranno riprodotte le immagini, i filmati, le interviste e i dialoghi registrati del rivoluzionario argentino diventato un mito per la sinistra internazionale, proprio grazie alla sua morte "sul campo di battaglia". L'evento romano è realizzato col patrocinio della Regione Lazio, Repubbliche di Cuba, Venezuela, Bolivia, Angola, El Salvador e Nicaragua, Stato di Palestina. Interverranno, fra gli altri, Victor Dreke Cruz (nella foto qui a destra) come ospite d'onore (il comandante cubano che affiancò il Che in Congo), gli attori Moni Ovadia ed Elio Germano (interprete della fiction su Nino Manfredi). Saranno presenti, inoltre, come invitati d'onore gli "Eroi" della Repubblica di Cuba: Gerardo Hernandez e Ramon Labanino, due dei cinque agenti segreti che sono stati arrestati e condannati negli Stati Uniti nel 1998. Liberati nel 2014, i cinque agenti cubani si erano infiltrati nella comunità cubana in Florida per investigare e prevenire altri attentati terroristici subiti da Cuba, tesi a distruggere il fiorente turismo internazionale. Una bomba, lo ricordiamo, uccise nel 1997 anche l'italiano Fabio Di Celmo all'Hotel Copacabana.

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