Bloisi, il ciclista della memoria, è giunto in Israele. Passato per Casoli

Giovanni Bloisi, il "ciclista della memoria" partito da Varese in bici, è arrivato come promesso in Israele, a Gerusalemme  il 24 aprile, nel giorno del ricordo dell'Olocausto "Yom aShoah" (nella foto sotto a sinistra, al Museo Yad Vashem, dove sono ricordate le milioni di vittime ebree). Lo avevamo incontrato a Casoli (Chieti) il 3 aprile scorso. Partito dalla Lombardia, aveva attraversato l'Italia, da solo, in bicicletta, con la sua tenda, per visitare i "luoghi della memoria" e così era arrivato anche a Casoli (nel video sotto la Giornata) dove aveva avuto l'opportunità di vedere dove gli ebrei stranieri fino al 1942 e a seguire gli “ex jugoslavi” fino al 1944 erano stati internati: nei locali sottostanti il vecchio municipio e nella dependance di Palazzo Tilli, oggi ribattezzato "Palazzina della memoria", dalla sua proprietaria Antonella Allegrino.

A chi gli chiede perché, lui risponde sempre: per capire e per non dimenticare. Infatti, questo suo itinerario della memoria è finalizzato a non far dimenticare una pagina "felice" scritta tra tante pagine che parlano di dolore e di morte. È la storia a lieto fine dei Bambini di Selvino, quei bambini sopravvissuti all'Olocausto, soli, feriti nell'animo, senza famiglia raccolti nella Sciesopoli ebraica, colonia nata sotto il fascio e che da ultimo ha consentito a circa 800 bambini di tornare a vivere e a credere nella vita.

Bloisi (63 anni) difende il loro ricordo e difende quei luoghi, quell'edificio che li ospitò contro il degrado, l'incuria e l'abbandono. Perché i luoghi sono importanti. Il ciclista della memoria ha portato tanti messaggi raccolti nel corso del suo procedere lungo i luoghi della memoria e da Casoli, in particolare, ha portato un gagliardetto riproducente la foto dei primi 50 ebrei stranieri giunti nel luglio del 1940, 10 dei quali vittime della Shoah.

Come spiega Livio Sirovich, quella foto ha fatto un lungo percorso dal 3 novembre 1943 quando la mamma di Giacomo Nagler, ormai prigioniera della Wehrmacht (le forze armate naziste), la consegnò alla mamma della bambina Rosetta Weintraub che l'ha conservata fino a quando, dopo 60 anni, l'ha donata appunto allo scrittore Sirovich e quest'ultimo a Giuseppe Lorentini (nella foto d'apertura è a destra con Bloisi e la Allegrino), affinché potesse pubblicarlo sul sito da lui recentemente realizzato: Campocasoli.org.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=