L'editoria americana chiede fine dell'embargo su Cuba, intanto culturale

Anche il mondo dell'editoria americana chiede la revoca dell'embargo americano su Cuba. Alcuni grandi gruppi infatti hanno firmato una petizione per chiedere alla Casa Bianca e al Congresso di alleggerirne le condizioni, almeno per quanto riguarda i libri. Tra i firmatari ci sono l'Authors Guild (l'associazione che riunisce e tutela gli scrittori statunitensi), l'American booksellers association (l'organizzazione che riunisce i librai), e alcune tra le più grandi case editrici del Paese, come Simon&Schuster, il gruppo Hachette, e la Penguin Random house (che è nata dalla fusione tra l'inglese Penguin e l'americana Random House e ora è la casa editrice più grande del mondo).
La petizione, che arriva qualche giorno prima della visita di Barack Obama a Cuba prevista per il 20 marzo (il primo viaggio ufficiale di un presidente Usa sull'isola dai tempi di Calvin Coolidge negli anni 20), afferma che l'embargo "va contro il principio americano della libera espressione". Obama ha dato il via a un alleggerimento del blocco sui viaggi e i commerci nel 2014, e alla vigilia della visita è previsto l'annuncio di nuovi allentamenti. L'obiettivo del 44mo presidente sarebbe quello di cancellare del tutto l'embargo prima della fine del suo secondo mandato, anche se il piano in questo momento vede non poche opposizioni da parte dei repubblicani che controllano il Congresso e che sono contrari anche alla stessa visita di Obama a L'Avana perché secondo loro legittima il regime ora guidato da Raul Castro. Difficile, quindi, che la riforma vada in porto prima delle elezioni presidenziali. Più facile che il Congresso si esprima sulla fine dell'embargo - ormai sconfitto dalla storia - col nuovo inquilino della Casa Bianca se sarà democratico. Se dovessero vincere i repubblicani le relazioni fra Usa e Cuba potrebbero pure tornare indietro.

Alla petizione sarà dedicata la copertina del prossimo numero di "Publishers weekly", che uscirà il 14 marzo e al suo interno riporterà i nomi di tutti i firmatari. Copie del giornale saranno poi inviate alla Casa Bianca e al Congresso. Se l'iniziativa avesse successo, i libri americani inizieranno a essere venduti a Cuba. E soprattutto, gli scrittori cubani saranno finalmente pubblicati negli Usa. In entrambi i casi si tratterebbe di una novità enorme e, per il mondo dei libri, di un assoluto miracolo. "Publishers weekly" ha pubblicato un articolo in cui racconta della presenza Usa alla recente Fiera del Libro di L'Avana e dove annuncia la petizione, già firmata da molti esponenti del mondo editoriale e cuturale.

Nella foto, un giovane cubano-americano in Florida alza un cartello con una famosa frase del libertador di Cuba, José Martì. "Ser culto para ser libre" (essere colto per essere libero).

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