Alessandrini ucciso 36 anni fa. Primo ricordo solenne a Pescara col figlio sindaco

Il 29 gennaio 1979 un commando di terroristi rossi di “prima linea” uccisero a Milano il sostituto procuratore pescarese Emilio Alessandrini, uno dei magistrati più bravi e impegnati in quegl'anni di piombo, stragi e servizi deviati: Alessandrini indagava oltre che sul terrorismo rosso anche su piazza Fontana, i crack finanziari del Banco Ambrosiano e Roberto Calvi e anche le connessioni fra terrorismo e servizi segreti. Insomma, i principali misteri della “notte della prima repubblica” e degli anni di piombo. Indagini complesse su cui hanno fatto luce magistrati bravi come Alessandrini e il suo collega di allora Gerardo D’Ambrosio che crearono il primo pool, proprio come fecero poi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per le indagini sulla mafia. In modo tale che, sapendo di essere tutti nel mirino dei terroristi e dei mafiosi (e non solo), se moriva uno andavano avanti gli altri. Tre mesi prima del delitto, in un covo di “prima linea” viene rinvenuta una foto-scheda di Alessandrini, che confidò ad amici che quel documento potesse provenire dai servizi segreti deviati. A uccidere Alessandrini nella sua auto – senza scorta - fu anche il “colpo di grazia” finale sparato da Marco Donat Cattin, figlio dell’allora leader della Dc e più volte ministro Carlo. Alessandrini lasciò la moglie Paola e l’unico figlio, Marco, che allora aveva appena otto anni (foto a destra, col papà Emilio) ed era stato lasciato poco prima a scuola.

Oggi Marco Alessandrini è da pochi mesi sindaco di Pescara. Stamane ha presieduto per la prima volta da primo cittadino la commovente manifestazione di commemorazione a 36 anni dalla tragica scomparsa del suo Papà, dinanzi al monumento in piazza Unione, dedicato “A tutti i caduti per la sicurezza, la legalità e la giustizia”, sulla quale è stata deposta una corona (foto sopra). “A me è stata tolta la possibilità di crescere con mio padre - ha dichiarato più volte in passato il sindaco avvocato - Avevamo davvero un rapporto speciale, una grande complicità. Quello che mi manca di più è che lui non mi abbia potuto vedere crescere”. Questo è “la memoria individuale” di Marco Alessandrini che oggi ha 44 anni ed è diventato “più grande” del suo Papà che a quell’età non ci arrivò mai. Una “memoria individuale diventata collettiva” ha detto stamane il sindaco di Pescara, circondato dai colleghi di Giunta, dal presidente del Consiglio comunale Antonio Blasioli, il presidente della provincia Antonio Di Marco e anche da esponenti di opposizione comunale come Marcello Antonelli, Guerino Testa e l’ex sindaco Luigi Albore Mascia che l'ha abbracciato forte. Il Coro della Polizia municipale (foto) ha cantato l’Inno nazionale. Presenti le altre forze di polizia, la Prefettura e alcune scolaresche perché anche questa del 29 gennaio - come ha ricordato Blasioli, fra il 27 gennaio “Giornata della Memoria” dell’Olocausto e il 10 febbraio, “Giorno del Ricordo” dei massacri nelle Foibe  è una "giornata del ricordo di tutti gli eroi caduti nel difendere lo Stato”.

“In 36 anni sono cambiate tante cose – ha concluso Alessandrini – l’unica cosa rimasta intatta è la condanna della violenza come strumento di soluzione dei conflitti”.

(Video archivio trasmissione Rai "la storia siamo noi").

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