“Ad Auschwitz c’era un’orchestra” rievocata per il Giorno della Memoria

“Ad Auschwitz c’era un’orchestra”. E' il titolo-verità del libro di Fania Fenelon, cantante francese ebrea deportata nel noto campo di concentramento nazista in Polonia, l'unico, appunto, dove suonava un'orchestra femminile, per volere dei nazisti tedeschi. La musica sarà per Fanìa e le altre musiciste il contatto salvifico con la vita, un filo sottile a cui si aggrapperanno tenacemente con il preciso intento di sopravvivere e testimoniare, perché nessuno possa mai dimenticare. Dal libro, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1977, è stato tratto il film "Playing for time" (con Vanessa Redgrave, sotto il trailer) e numerosi adattamenti teatrali. Uno di questi sarà per la prima volta protagonista in Abruzzo - in occasione del "Giorno della Memoria" in tutto il mondo (27 gennaio) per ricordare le vittime dell'olocausto - grazie all'Orchestra femminile del Mediterraneo (foto sopra) diretta da Antonella De Angelis, che sabato 24 gennaio, alle ore 21, al teatro Massimo di Pescara, porterà in scena uno spettacolo musicale insieme alle attrici Tiziana Di Tonno e Edmea Marzoli (foto sotto). L’evento - che sarà replicato martedì 27 gennaio (ore 21) al Teatro comunale di Città Sant’Angelo (Pescara) e mercoledì 28 gennaio (ore 21) al Teatro "Francesco Paolo Tosti" di Ortona (Chieti) - stato presentato ieri alla Provincia di Pescara alla presenza di Enzo Fimiani, presidente dell’Anpi Pescara, degli assessori comunali Giovanni Di Iacovo (Cultura) e Sandra Santavenere (Pari opportunità) , della presidente della Commissione Pari opportunità della Regione  Abruzzo, Gemma Andreini, di Nicoletta Di Gregorio, vicepresidente della Fondazione Pescarabruzzo, e di Alessandra Portinari, presidente della Fondazione "Dean Martin", nonché rappresentanti delle associazioni Emergency e Rishilpi international onlus, oltre alle protagoniste della serata. Lo spettacolo di Pescara è il terzo appuntamento della rassegna Musica e Società. Verranno eseguiti brani amati dai gerarchi nazisti di Ludwig Van Beethoven, Johannes Brahms, Giulio Caccini, Pietro Mascagni, Giacomo Puccini, Jean Sibelius e Richard Strauss, che si intersecheranno con la narrazione e la drammatizzazione delle protagoniste, mettendo in luce gli stati psicologici delle deportate musiciste costrette a suonare fino a 18 ore al giorno davanti a un pubblico di prigionieri e carnefici. Fra tutti gli incontri nel campo nazista della Fenelon (interpretata dalla Di Tonno) il più singolare è quello con Alma Rosé (Marzoli), eccezionale violinista ebrea, nipote del compositore austriaco ebreo Gustav Mahler e direttrice dell’orchestra. Il rapporto che nasce tra le due musiciste mette in luce il loro diverso modo di vivere il lager e la necessità di fare musica: per Fania, infatti, suonare è un mezzo per sopravvivere e sopravvivere è testimoniare. Anche in una condizione estrema Fania riesce a mantenere intatta la propria umanità: sa di suonare e cantare una musica “che è la cosa migliore ad Auschwitz-Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma è anche la peggiore perché ha un pubblico di assassini”. Per Alma, invece, la musica è un fine, il fine su cui ha costruito la propria identità di tutta una vita e nulla le importa più se non fare bene il proprio lavoro e realizzare musiche sublimi, disinteressandosi degli effetti collaterali delle proprie azioni.

Il Teatro Massimo ospiterà durante l’evento un’esposizione di copie di disegni dei bambini detenuti nel ghetto di Terezin (Repubblica Ceca), gentilmente concessa dalla Biblioteca provinciale di Pescara, di cui Fimiani è direttore. La maggior parte dei 15mila bambini detenuti morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz. L’educazione figurativa veniva organizzata da insegnanti detenuti per alleviare le condizioni di vita. Il complesso dei disegni che si è riusciti a salvare e che fanno parte delle collezioni del Museo statale ebraico di Praga (Rc), comprende circa quattromila immagini. I loro autori sono per la gran parte bambini dai 10 ai 14 anni.Durante la serata di sabato 24 gennaio verrà effettuata una raccolta fondi a favore di Emergency e di Rishilpi. L’Ofm ha iniziato una collaborazione con la onlus Rishilpi a favore del progetto “Amar sonar poribar”, (famiglia dorata) che riguarda la prevenzione dei matrimoni precoci delle bambine in Bangladesh, paese in cui sono spesso considerate un peso in famiglia perché, non potendo né studiare né lavorare, non contribuiscono al sostentamento familiare. Per questo motivo - è stato ricordato in conferenza - le bambine vengono date in sposa in età adolescenziale. I matrimoni prematuri causano forti traumi alle spose/bambine mentre le gravidanze precoci aumentano il rischio di mortalità materna e infantile. Inoltre possono causare gravi disabilità ai nascituri. L’impegno di Rishilpi è quello di lottare per aiutare le donne facendole studiare. In modo particolare aiutano le bambine ad aprire gli occhi sulla realtà dell'ingiustizia che la cultura del pregiudizio continua a difendere, complice l'ignoranza, substrato ideale per ogni forma di schiavitù.

 

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