Bimba restituita a mamma naturale, ex suora. Anfaa: "Sentenza sconcertante''

Una bimba contesa dalla madre naturale e dai genitori affidatari. Una guerra legale durata oltre due anni e, alla fine, la decisione di “restituire” la bimba a chi l’ha partorita. È una storia difficile e complicata quella che ha come protagonista una ex suora congolese di Pesaro che, due anni e mezzo fa, ha dato alla luce una bimba. Vittima di uno stupro, la suora aveva deciso di abbandonare la figlia per poter rimanere nella sua congregazione. Dopo poco più di due mesi di sofferenza, però, aveva capito di aver sbagliato, che la voleva riavere a tutti i costi. Intanto però la bimba era stata affidata alle cure di un’altra coppia, come prevede la legge. Da qui l’inizio della battaglia legale, conclusasi ora con la decisione del Tribunale dei minorenni di Ancona di affidare la bimba alle cure della madre biologica. La sentenza ha creato scalpore. Un comitato spontaneo - “Nati dal cuore” – per difendere i diritti della bambina e nei giorni scorsi ha manifestato davanti al tribunale di Ancona. “Ci sono bambini che nascono il giorno in cui vengono partoriti – si legge nella pagina Facebook del comitato - Ci sono bambini che invece per nascere devono aspettare che qualcuno li prenda tra le braccia e li guardi come il bene più prezioso che esista. Non è sufficiente generare e partorire per essere genitore. Non è indispensabile generare e partorire per esserlo. Quando, però, un bambino trova due genitori che lo amano e ama i suoi genitori, questo intenso legame va rispettato e protetto”. E ancora: “In alcune incredibili situazioni la legge finisce per misconoscere il profondo legame di attaccamento del bambino calpestando i suoi diritti e condizionando per sempre la sua personalità, la sua affettività, insomma la sua vita. Lotteremo per questi bambini senza voce”. Oggi a prendere posizione è l’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Anfaa), che parla di “incredulità e sgomento” per la “sconcertante sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che la minore dovesse tornare a vivere con la donna che l’ha messa al mondo, fino ad allora per lei sconosciuta. La bimba, nel frattempo, è stata amorevolmente accudita dalla coppia cui il tribunale per i minorenni di Ancona l’aveva affidata”. L’associazione denuncia la “violazione del diritto della minore alla continuità degli affetti da parte del tribunale per i minorenni” e ricorda i principi contenuti nel documento del Tavolo nazionale affido, in base al quale “vanno tutelati anche gli affetti sorti durante l’affidamento, in particolare tra il minore in affido e la famiglia affidataria”. Lo stesso documento specifica che “nell’attuare il cambiamento di situazione si presterà particolare attenzione a definire le specifiche modalità di preparazione affettiva e comunicazione al minore” e raccomanda, nella chiusura dell’affido, “gradualità del passaggio tra gli affidatari e la nuova realtà”. Per l’Anfaa “nessuno meglio di coloro che l'hanno accudita e amata come figlia in questi suoi primi due anni di vita avrebbe potuto sostenerla e accompagnarla in questa delicatissima fase, fonte inevitabile di acuta sofferenza per lei”. Il rammarico è che la bimba “inevitabilmente vivrà la brusca interruzione dei suoi legami affettivi primari come un tradimento e un abbandono da parte di chi rappresenta per lei la sua primaria figura genitoriale”.

 

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