Venezuela, Vaticano 'neutrale positivo'. Governi in Uruguay chiedono 'elezioni credibili'

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"L'atteggiamento della Santa Sede è quello di una neutralità positiva, non è l'atteggiamento di chi si mette alla finestra a guardare che cosa succede quasi indifferente. E' l'atteggiamento di chi cerca di essere sopra le parti per superare la conflittualità". Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ai microfoni del "Tg2000", il telegiornale della cattolica Tv2000, commentando la situazione politica e sociale del Venezuela. "Resta quello che ha detto Papa Francesco - ha ribadito Parolin, (nella foto sotto, a fine 2017 in Vaticano, col leader dell'opposizione venezuelana Julio Borges, all'epoca predecessore di Guaidò alla guida del parlamento di Caracas), che è stato nunzio apostolico a Caracas - durante la conferenza stampa sull'aereo di ritorno dagli Emirati Arabi. Sono le parti che a questo punto devono muoversi, come del resto è successo quando la Santa Sede accettò di diventare parte del dialogo. Ci deve essere la volontà delle parti. Il nostro impegno, come ha detto il Papa, è sempre quello di cercare soluzioni pacifiche e istituzionali della crisi in atto".

Intanto a Montevideo (Uruguay) i ministri degli esteri del Gruppo internazionale di contatto, che riunisce una decine di paesi europei e latinamericani (c'è anche il miinistro italiano Enzo Moavero Milanesi), ha chiesto oggi "elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili", come "stabilito dalla stessa Costituzione del Venezuela" per la soluzione della crisi politica e di riconoscere l'Assemblea nazionale guidata da Juan Guaidò nell'ambito del riconoscimento "della separazione dei poteri" e nel rispetto "dei diritti umani". Il Gruppo internazionale di contatto ha detto di essere impegnato a trovare una via d'uscita "pacifica, democratica" dal braccio di ferro tra il presidente Nicolas Maduro e Guaidò "senza l'uso della forza". Il comunicato del Gruppo riunito a Montevideo è stato letto dal ministro degli esteri uruguayano Rodolfo Nin Novoa (nella foto d'apertura è con la commissaria europea Federica Mogherini). La Mogherini ha dichiarato che l'Unione europea è disposta ad aprire un ufficio in Venezuela per canalizzare gli aiuti umanitari anche se Nin Novoa ha ricordato che Maduro ha bloccato il ponte al confine con la Colombia, dove di solito passavano cibo, medicine e persona che andavano e venivano dal Venezuela. La dichiarazione finale è stata firmata da Costa Rica, Ecuador, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Ue e Uruguay. L'unico paese che non ha firmato è stato la Bolivia, che ha chiesto di astenersi.

 

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