Venezuela, Guaidò chiede sostegno dei militari. Arrestati giornalisti stranieri

Il sostegno dell'esercito venezuelano è "cruciale" negli sforzi per far uscire di scena il presidente Nicolas Maduro, ha scritto il capo di stato autoproclamato Juan Guaidò al quotidiano "The New York Times". Guaidò ha spiegato che si stanno svolgendo degli incontri segreti con i militari e che molti di loro sono d'accordo che lo status quo non può proseguire. "Il ritiro del sostegno dell'esercito a Maduro (nella foto d'apertura, circondato da militari, ndr) è cruciale per consentire un cambiamento nel governo e la maggioranza di coloro che sono in servizio è d'accordo che i problemi recenti del Paese non sono sostenibili. La transizione richiederà il sostegno dei contingenti militari chiave. Abbiamo avuto degli incontri segreti con le forze armate e le forze di sicurezza".

Intanto, migliaia di simpatizzanti dell'opposizione venezuelana, guidati da Guaidò, manifestano per strada a Caracas per cercare di convincere l'esercito a passare col presidente dell'Assemblea nazionale in mano all'opposizione al regime chavista.

"Non sparate su un popolo che si batte anch'esso per le proprie famiglie, questo è un ordine, soldati della patria" ha dichiarato Guaidò nel corso di un comizio tenuto nella piazza dell'università della capitale. Poco prima della manifestazione Guaidò ha avuto un colloquio telefonico col presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che lo aveva immediatamente riconosciuto come presidente ad interim - e i due si sono messi d'accordo per "restare in contatto regolare per sostenere il ritorno alla stabilità del Venezuela". Maduro - che ha più volte denunciato l'esistenza di un golpe orchestrato da Washington - ha lanciato un appello ai militari perché rimangano leali al regime, malgrado le promesse di amnistia lanciate da Guaidò.

In tutto questo scenario a farne le spese, oltre i morti, saliti a 40, sono pure i giornalisti inviati nell'infuocato e pericoloso Paese sudamericano. La Spagna del socialista Pedro Sanchez (che riconosce Guaidò) ha protestato col regime e preteso il "rilascio immediato" di quattro membri di una troupe dell'agenzia di stampa spagnola Efe, arrestati dai servizi di intelligence venezuelani mentre il regime ha lanciato un'offensiva contro i media stranieri. Tre hanno un nome: si tratta del giornalista spagnolo Gonzalo Domínguez e dei colleghi colombiani Leonardo Muñoz e Mauren Barriga Varga. "Il governo chiede ancora una volta alle autorità venezuelane il rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, di cui la libertà di stampa è un elemento centrale", ha indicato un comunicato del ministero degli Esteri di Madrid. L'Efe ha confermato che tre giornalisti e un autista dell'agenzia sono stati arrestati. Ieri sono stati arrestati anche tre giornalisti francesi, mentre due cileni sono stati espulsi dal Paese. I francesi - della trasmissione "Quotidien" di Tele-Montecarlo (Tmc) - sono stati arrestati nei pressi del palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas, perché stavano filmando l`edificio durante una manifestazione di sostegno a Maduro. Si tratta di Pierre Caillet e Baptiste Des Monstiers (nella foto qui sotto a sinistra) e Yann Barthes.

Arrestati nel pomeriggio, il principale sindacato dei giornalisti in Venezuela, Sntp, ha fatto sapere che "è stato perso il contatto con loro dal pomeriggio".

Intanto in Italia non si placano le proteste delle opposizioni rispetto alla posizione "neutra" presa dal Governo Conte.  "Il governo italiano la smetta di fare Ponzio Pilato, se non saranno subito indette elezioni libere e garantite riconosca senza indugi Guaidò", ha detto ieri in aula il senatore di Fratelli d'Italia Adolfo Urso, in replica all'informativa del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sulla situazione in Venezuela. "L'informativa di Moavero sulla situazione in Venezuela è stata confusa e approssimativa, rispecchiando le contraddizioni presenti all'interno del governo. Almeno quattro posizioni: quella del ministro Matteo Salvini, che dopo i primi imbarazzi della Lega, chiede l'uscita di scena di Maduro; quella del ministro degli Esteri ombra, Alessandro Di Battista, in polemica con gli Usa; quella del premier Giuseppe Conte, come sempre nel mezzo ed equidistante; infine quella di Moavero al seguito dell'Ue. Insomma, noi non sappiamo quale sia la posizione del governo italiano. Fdi, invece, ha le idee molto chiare. Siamo con la nostra comunità in Venezuela, per la libertà e la democrazia. Chiediamo, quindi, libere elezioni, garantite dagli organismi internazionali, per mettere fine a una dittatura militare che si regge sul terrore e sul narcotraffico".

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