Canadese condannato a morte: Ottawa invita Pechino alla 'clemenza'

Il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland ha sollecitato la Cina a mostrare "clemenza" per un canadese condannato a morte per traffico di droga all'indomani di un verdetto che ha riacceso la crisi diplomatica tra i due paesi. "Abbiamo parlato con l'ambasciatore cinese in Canada e chiesto clemenza per Robert Lloyd Schellenberg" (nella foto, alla sbarra in tribunale) ha detto ai giornalisti il ministro durante una visita a Sainte-Hyacinthe, nel Quebec canadese. Il primo ministro Justin Trudeau ha denunciato lunedì una decisione giudiziaria "arbitraria", presa di posizione commentata immediatamente come "irresponsabile" dal Ministero degli Esteri cinese. Il capo della diplomazia canadese ha ricordato martedì la lunga opposizione del Canada alla pena di morte. "Non abbiamo la pena di morte in Canada, pensiamo che sia inumano e inappropriato, e ogni volta che la pena di morte è considerata per un canadese, la contestiamo fortemente", ha aggiunto.
Le relazioni tra Pechino e Ottawa sono tese dall'arresto a inizio dicembre a Vancouver - su richiesta degli Stati Uniti - di Meng Wanzhou, direttore finanziario e figlia del fondatore del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei. La Cina a sua volta ha arrestato tre canadesi, accusati di "minacciare la sicurezza nazionale". Dopo il verdetto, Ottawa ha esortato i suoi cittadini in viaggio in Cina ad essere "molto cauti" riguardo al "rischio di applicazione arbitraria delle leggi locali". In risposta, martedì il ministero degli Esteri cinese ha avvertito i propri cittadini dei "rischi" di un soggiorno in Canada, citando la "detenzione arbitraria" della dirigente di Huawei. E tutto ciò per eseguire un arresto su mandato di cattura degli Usa, per un delitto tutto da provare sostenuto dall'amministrazione Trump. Un errore madornale per Trudeu: la Cina è la seconda potenza mondiale ma è un regime.

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