Crisi Cina-Usa per arresto di 'Lady Huawei'. Trump torna a fare sceriffo del mondo

Sta scatenando un incidente diplomatico senza precedenti l'arresto a Vancouver (Canada) di Meng Wanzhou (nella foto d'apertura), direttrice finanziaria del gigante cinese delle telecomunicazioni Huawei, su ordine degli Statu Uniti, che accusano il colosso cinese dei telefonini di aver violato l'embargo Usa contro l'Iran. Un arresto, quello della figlia del fondatore dell'industria tecnologica, Ren Zhengfeiche avviene a poche ore dalla tregua sui dazi reciproci fra Usa e Cina. Da quando alla Casa Bianca c'è il repubblicano Donald Trump, (nella foto sotto a destra col leader cinese Xi Jinping pochi giorni fa al G20 in Argentina), gli Usa hanno ricominciato a fare gli "sceriffi" del mondo e a imporre i propri embarghi anche agli altri paesi, soprattutto se alleati. I cittadini iraniani stanno avendo problemi in Italia persino nei rapporti con alcune banche e poco importa se hanno il permesso di soggiorno. Ma Pechino non è un alleato di Washington e ha il diritto e il potere economico di vendere i propri prodotti dove crede. Iran compreso, come ha sempre fatto, del resto, anche a Cuba, paese alleato della Cina colpito da un embargo trasnazionale che dura dal 1962, allentato solo durante la precedente presidenza democratica di Barack Obama. Non si capisce perché il Canada, che non ha mai rispettato l'embargo Usa verso Cuba, ora abbia cominciato a sorpresa a osservare quello verso l'Iran.

La Cina ha chiesto al Canada e agli Stati Uniti di "chiarire" le ragioni dell'arresto della Meng e il suo immediato rilascio. "Abbiamo presentato un grave reclamo al Canada e agli Usa, chiedendo a entrambi di chiarire le ragioni dell'arresto e il rilascio immediato per proteggere i diritti legali della persona", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng ShuangLa Huawei ga scritto in un comunicato che "In occasione di in suo viaggio d'affari la Meng è stata provvisoriamente detenuta dalle autorità canadesi a nome degli Stati Uniti d'America - che ne chiedono l`estradizione - per far fronte ad accuse non specificate del distretto orientale di New York. All`azienda sono state fornite poche informazioni riguardo le accuse e non è a conoscenza di alcun illecito da parte della signora Meng. Siamo convinti e fiduciosi che le autorità canadesi e statunitensi raggiungeranno senza dubbio una conclusione corretta e imparziale. Huawei rispetta tutte le leggi e le regole dei paesi in cui opera, incluse quelle in materia di controllo delle esportazioni delle Nazioni Unite, degli Usa e dell'Unione europea".

Il nostro direttore Pierluigi Spiezia, che ha uno smartphone della casa cinese, ha lanciato su Facebook l'hashtag #fierodiavereunhuawei (#orgullosodetenerunhuawei
- #proudtohaveahuawei).

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