Venezuela, Onu chiede 'inchiesta trasparente' su morte Alban, caduto da un balcone

L'alto commissariato Onu per i Diritti umani Michelle Bachelet (nella foto qui sotto a destra) ha chiesto ieri al Venezuela "un'indagine trasparente" sulle circostanze della morte di Fernando Alban (nella foto d'apertura), l'oppositore del governo di Nicolas Maduro, detenuto per il presunto attacco con droni esplosivi contro il presidente, che si sarebbe suicidato l'altro ieri nella la sede dei servizi di intelligence venezuelani. 

 

Alban, consigliere di un distretto di Caracas, era stato arrestato venerdì scorso con l'accusa di aver partecipato al presunto attacco con droni esplosivi il 4 agosto, mentre il capo dello stato chavista stava pronunciando un discorso durante una parata militare.
"Fernando era detenuto dallo Stato. Lo Stato aveva l'obbligo di provvedere alla sua sicurezza, alla sua integrità personale. Chiediamo un'inchiesta trasparente per chiarire le circostanze della sua morte", mentre esistono "informazioni contraddittorie su ciò che è accaduto", ha dichiarato la portavoce della Bachelet (ex presidente del Cile), Ravina Shamdasani, durante un punto stampa a Ginevra (Svizzera), sede dell'Alto Commissario.

Alban, secondo il discusso procuratore Tarek William Saab (sanzionato da Unione europea e Svizzera, come compromesso nel regime chavista), dopo aver chiesto di andare in bagno, “s'e’ lanciato dalla finestra, al decimo piano” del carcere interno alla sede del Sebin. Alban era membro di Primero Justicia (“Prima la giustizia"), partito di opposizione al governo Maduro il cui leader è Henrique Capriles. I compagni di partito hanno detto di non credere alla versione del suicidio e hanno denunciato “un omicidio politico. Le autorità intendono cremare il corpo di Alban per occultare le prove del suo assassinio. E’ stata la dittatura a uccidere Alban”. I dirigenti hanno quindi fatto sapere che i familiari “in nessun caso daranno l’autorizzazione per la cremazione” delle spoglie dell’oppositore, che sono poi state restituite alla famiglia. Piu’ cauto il legale Joel Garcia, che ai cronisti ha detto che è ancora presto per escludere il suicidio. Nel Sebin, come da tempo denunciano gli oppositori, risiederebbero principalmente detenuti di coscienza, i quali subirebbero anche abusi e torture.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=