Venezuela, arrestati 'sei terroristi' per attentato a Maduro

Sei "terroristi e killer a pagamento" sono stati arrestati in Venezuela per aver cercato di assassinare sabato scorso a Caracas il presidente Nicolas Maduro in un presunto attacco con un drone esplosivo, da cui è uscito illeso (nella foto d'apertura, gli agenti della sicurezza lo proteggono con degli scudi antiproiettili. Il ministro della Giustizia e degli Interni Nestor Reverol (uno dei principali sanzionati all'estero del regime chavista) ha annunciato gli arresti parlando alla tv di Stato aggiungendo che altro potrebbe accadere "nelle prossime ore". Tre soldati sono in condizioni critiche e altri quattro sono rimasti feriti per proteggere Maduro dall'esplosione che ha coinvolto due droni comandati a distanza, ha spiegato Reverol in quello che ha descritto come "un crimine di terrorismo". Il Guardasigilli ha anche annunciato che gli "autori materiale e intellettuali dentro e fuori al Paese" sono stati identificati. Uno dei due droni che volava sulla tribuna dove stava parlando Maduro è stato "disorientato da un segnale di inibizione" e quindi "azionato all'interno del perimetro pianficato dagli assassini". Il secondo ha perso il controllo e si è schiantato.
Nelle immagini televisive (video a destra di Euronews completo delle dichiarazioni di Maduro) si vede Maduro che guarda in aria dopo aver sentito un'esplosione, le guardie del corpo che fanno da scudo umano e lo proteggono con un pannello balistico flessibile, ma non si distingue nessun drone. La diretta è stata poi subito interrotta. Ieri un gruppo ribelle civile e militare che si è autodefinito "Movimento nazionale dei soldati in t-shirt" ha rivendicato la responsabilità per l'esplosione. "E' contrario all'onore militare esser fedeli al governo di coloro che non solo hanno dimenticato la Costituzione, me hanno anche fatto della funzione pubblico un modo osceno per diventari ricchi", ha detto in un comunicato passato alla giornalista d'opposizione Patricia Poleo, che vive negli Stati Uniti, e che l'ha letto su YouTube.

Gli Stati uniti, accusati con la Colombia di essere dietro l'attentato, hanno negato, per bocca del consigliere di sicurezza nazionale John Bolton, di avere nulla a che vedere con quanto accaduto a Caracas. "Posso dire categoricamente che non c'è stata assolutamente alcuna partecipazione del governo americano", ha dichiarato Bolton alla Fox così come ha smentito il presidente uscente della Colombia Juan Manuel Santos, principale accusato da Maduro, che pochi giorni fa aveva dichiarato di "vedere vicina la caduta del regime di Maduro".
"Se il governo venezuelano dispone di solide informazioni che vuole sottoporci e che mostrino un possibile attentato al diritto penale americano, noi le osserveremo seriamente.
Nell'attesa dovremmo però seriamente concentrarci sulla corruzione e sull'oppressione del regime venezuelano", ha risposto Bolton. Il consigliere alla sicurezza nazionale, comunque, non ha escluso che l'attacco possa essere stato autoprodotto come "un pretesto montato dal regime stesso o qualcos'altro".

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