Bin Laden, per prima volta parla la madre: 'Radicalizzato a università'

Alia Ghanem è la madre 84enne di Osama Bin Laden, lo "sceicco del terrore", fondatore dell'organizzazione terroristica islamica Al Qaida, ucciso il 2 maggio del 2011 in Pakistan, ritenuto il responsabile degli attacchi aerei alle Torri gemelle di New York (Stati Uniti). La donna (di origini siriane, nella foto, con la foto del figlio terrorista a fianco) parla per la prima volta, rilasciando un'intervista, autorizzata dal suo Paese di adozione, l'Arabia Saudita, al quotidiano britannico "The Guardian".

"Osama era un bravo bambino, mi ha amato tanto, poi quelle persone, all'università, lo hanno cambiato". Così racconta la vedova (nona moglie) di Muhammad Bin Laden (il padre di Osama e altri 51 fra fratelli e fratellastri, morto nel 1967) parlando del periodo della radicalizzazione del figlio scomparso a 54 anni in uno dei suoi rifugi. La famiglia di Bin Laden è ancora una delle più facoltose del regno saudita, che con le imprese edili ha costruito la moderna Arabia Saudita. "Era un bravo ragazzo, fino a quando non ha incontrato alcune persone che gli hanno fatto il lavaggio del cervello", aggiunge la Ghanem parlando del periodo all'università saudita di Gedda. "Gli ho sempre detto di starne lontano e non mi ha mai confessato quello che faceva, perché mi amava tanto".
All'inizio degli anni 80, Osama si trasferì in Afghanistan per combattere con i mujaheddin l'occupazione dell'ex Unione Sovietica, avversata anche dagli stessi Usa. All'inizio la famiglia e anche Riad ne erano fieri, poi "non posso dire di essere stata orgogliosa di lui come uomo". L'ultima volta che la famiglia ha incontrato Osama è stato nel 1999 in Afghanistan, quando il Paese era già da 10 anni in mano al regime islamico dei talebani, dove Al Qaida è nato.

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