Delitto Neri a Pescara, comunità italo-venezuelana è spaventata

La comunità italo-venezuelana è particolarmente scossa e preoccupata per il brutale omicidio a Pescara di Alessandro Neri, il 29enne rampollo di una delle famiglie abruzzesi più ricche e famose in Venezuela, ucciso una settimana fa. Alessandro è figlio di Paolo Neri e Laura Lamaletto, secondogenita di Gaetano Lamaletto, emigrato nel dopoguerra nel Paese sudamericano come tanti dalla sua Giuliano Teatino (Chieti), dove è tornato a vivere da pensionato, amico e vicino di casa del "paesano" Antonio Razzi. Gaetano ha fondato fra l'altro la Balgres, l'industria di ceramiche e laterizi più importante di tutta l'America latina, diventando uno degli uomini più ricchi del Venezuela, terra oggi in crisi spaventosa ma che in passato ha rappresentato l'"eldorado" per molti italiani, oggi costretti a rientrare forzatamente in Italia per motivi di sicurezza. Perché la crisi ha costretto molte fabbriche a sospendere l'attività, anche le multinazionali, per mancanza di dollari con cui importare le materie prima, ma anche costretto i benestanti ad andare via da un posto dove si viene uccisi per un paio di scarpe. Ultimamente si rischia grosso anche per proteggere la borsa della spesa faticosamente conquistata nei supermercati, semivuoti e con file chilometriche. Ecco perché gli italo-venezuelani rientrati anche in Abruzzo sono particolarmente scossi: l'uccisione di Alessandro, ricco e bello, conosciuto da tutti, ha fatto piombare chi è scappato dal Venezuela nella paura di poter essere uccisi anche nella "tranquilla" Pescara.

Le piste su cui indagano i Carabinieri di Spoltore e Pescara (anche la scientifica Ris dell'Arma da Roma) sono diverse: Alessandro è stato ucciso con un colpo di pistola al torace e forse conosceva il suo assassino con cui si era allontanato verso il torrente Vallelunga, vicino il cimitero di San Silvestro, dal centro città dove aveva lasciato la sua 500 rossa. Alessandro è definito da tutti un bravo ragazzo, non si drogava e frequentava persone perbene. Ma allora, nella tranquilla Pescara dove gli omicidi sono rari (alcuni pure irrisolti) e coinvolgono solo persone già note alla giustizia, chi è perché ha ucciso un bravo ragazzo come Alessandro? E qui entrano in gioco altre questioni e altri misteri che hanno richiamato l'attenzione della stampa nazionale, presente a Pescara con inviati di quotidiani e telegiornali. La mamma di Alessandro, Laura non si sottrae alle interviste e lancia appelli sui social agli amici sparsi per il mondo, in italiano e spagnolo, di aiutarla a trovare l'assassino di suo figlio che, giura, prima o poi troverà. "Non siate tristi, non piangete la morte di mio figlio! Aiutatemi a trovare il suo assassino!" ha scritto su Facebook e ancora: "Maledetto killer, guardati le spalle...comincia la caccia...non c'è posto dove puoi nasconderti", scritto in entrambe le lingue, sospettando che possa essere un assassino venuto da lontano, magari proprio dal loro Venezuela. L'Italia intera si è riempita, appunto, di venezuelani scappati dal Paese latinoamericano, dove il "sequestro express" è all'ordine del giorno da anni: ti rapiscono per poche ore, ti rubano quello che hai (soldi, orologi, scarpe, auto), ti accompagnano persino al bancomat a prelevare, e poi ti lasciano andare. Ma se reagisci vieni ucciso da gente che non ha nulla da perdere in un Paese dove la maggior parte dei delitti rimane impunito. Trasferirsi in Italia dal Venezuela non significa automaticamente soluzione dei problemi economici e lavorativi: integrarsi non è facile per chi non si sente italiano, manco se ha il passaporto tricolore e un titolo di studio non riconosciuto e non riconoscibile. Un problema serio per via della burocrazia paralizzata di in Paese dove il nostro Consolato continua a trattare gli italo-venezuelani alla stregua di qualsiasi altra comunità mista del mondo. Facile per un disperato senza scrupoli fare in Italia la stessa cosa che farebbe in Venezuela per sopravvivere: chiedere soldi a chi ne ha tanti.

Un'altra pista su cui gli inquirenti si stanno orientando è anche quella della lite familiare: la stessa madre di Alessandro ha ammesso agli inquirenti recenti litigi del figlio con parenti. Il giovane ucciso lavorava con la madre nell'azienda vitivinicola Il Feuduccio di Orsogna (Chieti) aperta dal nonno (nell'immagine qui a fianco di alcuni anni fa, da destra, Gaetano senior, Maria, laura, Paolo Neri con i tre figli, Alessandro è il secondo da sinistra). "Tornare qui, nella sua terra d’origine, era il sogno che accompagnava Gaetano Lamaletto e sua moglie Maria - si legge sul sito aziendale - mentre lasciavano l’Abruzzo per cercare fortuna in Venezuela. E così, 40 anni dopo, Gaetano realizza Il Feuduccio: un incontro tra generazioni, oggi portato orgogliosamente avanti dal figlio Camillo e dal nipote Gaetano". Camillo (nella foto sotto a destraè il primogenito e Gaetano junior suo figlio. Con loro Alessandro e Laura hanno litigato tanto da essere estromessi dall'azienda. Ma i dissapori dei Lamaletto - in una famiglia tipica patriarcale, dove il primogenito che prende le redini dell'impresa familiare comanda perché così ha voluto il fondatore - non sono solo per il vino bensì per la fortuna "sospesa", diciamo pure persa, lasciata in Venezuela.

Paese governato e distrutto da un regime corrotto, accusato dalla stessa opposizione di essere in pieno dentro il narcotraffico internazionale, apre altri interrogativi, su cui la stampa e gli inquirenti italiani non hanno mai indagato a dovere. Il Venezuela è un Paese dove gli italiani hanno gestito ingenti patrimoni e dato lavoro a tanta gente, per poi oggi essere costretti a chiudere per crisi o, peggio, a cedere le proprie attività a un governo che espropria e nazionalizza con estrema facilità. In nome di un "socialismo del XXI secolo" antistorico e controcorrente anche rispetto a regimi comunisti come Cuba e soprattutto Cina - grandi alleati del Venezuela di Nicolas Maduro oggi e Hugo Chavez ieri - che invece si sono da tempo aperti al capitalismo e alle privatizzazioni. Le stesse cronache venezuelane raccontano di rapporti diretti storici dei Lamaletto sia nel passato con presidenti come Jaime Lusinchi Carlos Andres Perez, sia oggi col potere chavista: anzi, pare che anche questo sia alla base dei dissapori fra fratelli. Chi è andato via dal Venezuela per motivi politici e di sicurezza (e questo vale per tante famiglie italo-venezuelane in Italia sconosciute ma là famose e ricche, tipo Agnelli, Barilla o De Cecco) non condivide il compromesso familiare a cui è costretto chi rimane per continuare a lavorare. Il chavismo e totalitario e totalizzante: o stai con me e fai quello che dico io (affari sporchi compresi, se sei uno che ha aerei, elicotteri e camion) o ti esproprio. E Camillo in una lista di imprenditori compromessi col regime ci sta da tempo. Una lista che è sotto la lente d'ingrandimento anche degli Stati Uniti. Non dimentichiamo che il vicepresidente del Venezuela Tareck Al Aissami è accusato dagli Stati Uniti di traffico internazionale di droga e che i nipoti di Maduro sono già stati condannati per lo stesso motivo, ospiti delle patrie galere a stelle e strisce. E' noto alle cronache che in Venezuela, Paese vicino della Colombia e collegato fortemente a Panama e Stati Uniti (dove vivono o fanno la spola tanti italo-venezuelani), la 'Ndrangheta sia di casa vista la facilità che ha di poter lì operare senza rischi giudiziari, visto che il socio in affari pare sia il governo e la magistratura è diventata tutta chavista, Tribunale supremo di Giustizia in testa.

Magari un giorno prossimo scopriremo che il delitto Neri sia stata una questione tutta pescarese, una questione di droga o magari un litigio fra ragazzi per una donna. E avremo la conferma che la famiglia Lamaletto/Neri è composta da persone perbene, così come ci risulta anche personalmente Ma è bene che le indagini vadano in tutte le direzioni possibili, anche quelle internazionali. Anzi, l'auspicio, per il bene dello stesso Venezuela martoriato e dei tanti italiani che ancora ci vivono, che l'Italia cominci a essere più presente, in tutti i sensi, in un Paese che è diventato grande anche e soprattutto grazie agli italiani emigrati che oggi sono costretti a sopportare una situazione assurda, di cui poco o niente si parla.

 

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